La questione del Cubo nero agita la politica fiorentina. Il punto centrale – dal momento che c’è un accordo generalizzato sulla inopportunità di tutta l’operazione che ormai nessuno difende più – riguarda le responsabilità. Cioè, a causa di quale decisione si è permesso la presenza di un manufatto, posto sopra l’ex teatro Comunale di Firenze, tanto impattante da arrivare persino a cambiare lo skyline della città. Chi fu a consentirlo? Per capirlo la magistratura ha aperto un’indagine. Più di dieci persone hanno ricevuto un avviso di garanzia con invito a comparire in Procura. Le indagini ipotizzano a vario titolo i reati di abuso edilizio, falso ideologico e violazione delle norme urbanistiche sul paesaggio. Ma c’è naturalmente anche un versante politico. E così la vicenda sbarca – inevitabilmente – in Consiglio comunale. A difendere l’operato dell’Amministrazione, l’assessora all’urbanistica Caterina Biti, che dopo il rituale «c’è piena fiducia nella magistratura», ricostruisce l’iter amministrativo, tentando di ridefinire le responsabilità: «resta in capo al ministero della Cultura, ha detto la Biti, attraverso le sue articolazioni periferiche rappresentate dalla Soprintendenza, l’espressione del parere obbligatorio vincolante sul merito paesaggistico.