E ora tutti gli occhi sono puntati verso il cielo. O meglio verso i tetti di Firenze, dove spesso svettano le parti più visibili di speculazioni edilizie e di manufatti permessi forse con troppa leggerezza. Strutture di dubbio gusto visibili dalle terrazze, dalle finestre dei piani alti, dalla strada, e di frequente impattanti anche sulle visuali dei monumenti storici o della collina intorno a Firenze. I cittadini guardano verso l’alto, i cittadini che hanno parola lo fanno con particolare attenzione. L’Abate di San Miniato al Monte padre Bernardo parla in maniera diretta e accorata di consumo di cielo, l’artista Giacomo Costa pubblica scatti sui suoi social che fanno discutere. Pezzi di un puzzle, qualcuno la definisce una narrazione, un’onda da cavalcare per fare opposizione a questa amministrazione comunale. A fare da innesco indubbiamente la storia dell’ormai internazionalmente famoso cubo nero. La dinamica, la filiera dei fatti, è sempre la stessa. Un ente internazionale – che sia un fondo di investimenti o una compagnia telefonica – fa degli investimenti, spende, mette insieme i permessi, realizza il manufatto nell’indifferenza generale, poi scoppia scandalo mediatico a cui infine segue un’inchiesta della magistratura.
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