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Xi decapita il Pla e si sente con Trump e Putin


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Curioso che nella stessa giornata di un periodo molto concitato Xi Jinping abbia intrattenuto conversazioni telefoniche sia con Trump che con Putin, proprio dopo aver eliminato tutti i vertici del'esercito. Chissà, forse temeva che da lì potesse venire una scalata al suo potere, un candidato non previsto da lui; certo che il repulisti tra i generali, che ha ridotto anche il potenziale contropotere del Pla al rango di fedeli allineati alla linea del partito già precostituendo le linee guida del Congresso del 2027, ridurrebbe la capacità operativa in caso di un conflitto. Fortuna vuole che allertati dalla definitiva decapitazione dei vertici dell'esercito, avessimo concordato con Lorenzo Lamperti di raccogliere la sua analisi sullo stato delle cose in relazione alla politica cinese.
L'altro possibile centro di potere – economico – era già stato normalizzato e quindi alla Borsa di Shanghai è permesso di realizzare successi, finché Xi individuerà una linea ereditaria. Intanto l'obiettivo è di espandere il consumo interno, implementare il turismo: una crescita duratura, affrontando al contempo una nuova fase di sviluppo e adattandosi all’evoluzione delle condizioni esterne. Nonostante i dazi di Donald Trump, nel 2025 le esportazioni cinesi sono cresciute del 6,1 per cento su base annua, facendo registrare il valore record di 26.980 miliardi di yuan (3870 miliardi di dollari) e consolidando la posizione della Repubblica popolare cinese di maggiore potenza commerciale del pianeta.
La situazione militare infatti fa registrare approcci alla questione taiwanese improntati alla ricerca di accordi forse meno riconducibili ai rapporti di forza. Probabilmente anche questa strategia rientra nel tentativo di assumere come espressione del soft power inclusivo dimostrato dopo l'inizio del nuovo mandato di Trump da parte del regime cinese, proprio per contrapporsi all'arroganza americana, mostrando la faccia benevola.
A proposito di soft power, o comunque di maggiore capacità di attrazione di risorse e alleanze, si sono registrati pellegrinaggi di leader a stringere accordi e la postura cinese è sicuramente più rassicurante di quella trumpiana. La reazione al testosterone di Trump in Latinamerica è stata opposta al primo mandato: la Cina per ora non ha reagito allo stesso modo. Piuttosto ha spostato l'attenzione altrove nel Sud del mondo, perseguendo alternativamente i propri affari.
Da ultimo c'è la spesa militare. E forse questo è il vero motivo della chiamata a tre nel momento in cui scade l'accordo sul controllo della proliferazione nucleare, che Trump vorrebbe estendere alla Cina.
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Oriente PressBy I Bastioni di Orione