America Week

America Week

By Agenzia di Stampa ITALPRESSNewsNews Commentary
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America Week episodes

  • America Week - Episodio 37
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - È da New York che potrebbe partire la reazione uguale e contraria al trumpismo. Nel primo dibattito per le elezioni a sindaco, Zohran Mamdani ha dominato senza strappi: tono calmo, sorriso, messaggi chiari su affitti, bus e asili gratis. L’indipendente Andrew Cuomo ha recitato il curriculum, il repubblicano Curtis Sliwa non ha chance. Politico l’ha riassunto così: ha vinto Mamdani “restando sul messaggio” e senza errori.
    L’ampia intervista al New York Times racconta un candidato che prova a trasformare l’opposizione a Trump in progetto di governo. “Il socialismo democratico è l’idea che lo Stato debba garantire a ciascuno una vita di dignità,” dice il potenziale primo sindaco musulmano della storia di NYC. La parola chiave è “dignità”: non i desideri, ma i bisogni – casa, trasporti, cura dell’infanzia – da finanziare “in modo equo”, ma con pragmatismo sui mezzi. È un linguaggio che ribalta l’ossessione di Trump per deportazioni e repressione: qui il centro della politica è invece la vita quotidiana.
    7 min
  • America Week - Episodio 36
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana, mentre i negoziatori di Israele e Hamas cercavano di trasformare in tregua stabile il cessate il fuoco mediato da Washington, Donald Trump ha moltiplicato gli sforzi per farsi riconoscere come artefice della pace nel mondo. Il Wall Street Journal e il New York Times confermano che la pressione esercitata da Trump su Benjamin Netanyahu è stata decisiva “fino a rendergli impossibile rifiutare” la proposta americana. Ma la domanda resta: perché solo ora? Quante vite si sarebbero potute salvare se quelle stesse pressioni fossero state fatte sei mesi fa? Mentre il presidente cerca il Nobel per la pace all’estero, in patria scatena la guerra. Dopo Los Angeles e Portland, questa volta è toccato a Chicago. Con la giustificazione di “proteggere” le strutture federali e le operazioni dell’ICE, Trump ha ordinato l’invio di centinaia di soldati della Guardia Nazionale del Texas in Illinois, contro la volontà del governatore democratico J.B. Pritzker. È la stessa logica usata in estate contro Gavin Newsom in California: creare il caos per poter intervenire da “salvatore”.
    xo9/fsc/gsl
    6 min
  • America Week - Episodio 35
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Lo shutdown federale ha lasciato milioni di americani nell’incertezza. Gli uffici pubblici chiusi, i parchi serrati, i tribunali rallentati, centinaia di migliaia di dipendenti senza stipendio. Non è la prima volta che accade: negli Stati Uniti lo shutdown scatta quando il Congresso non trova l’accordo per finanziare le attività federali. Ma questa volta c’è di più. La Casa Bianca non si limita a gestire l’emergenza: la usa come arma politica. Il direttore del bilancio, Russ Vought, ha chiesto ai ministeri di preparare piani di licenziamento permanente per i programmi non allineati alle priorità del presidente. Una strategia che va oltre i normali stop temporanei.
    x09/fsc/gsl
    6 min
  • America Week - Episodio 34
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump ha usato il podio più importante del mondo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per auto-incensarsi e rilanciare la sua visione di potere. Nel suo discorso all'UNGA80, ha vantato di aver "fatto finire sei guerre" - un'affermazione che nessuno ha preso sul serio - e ha
    accusato l'ONU di essere un carrozzone inutile. Parole pronunciate con la consueta enfasi muscolare, davanti a un'assemblea in un silenzio ogni tanto interrotto da qualche risata (tipo quando il gobbo ha smesso di funzionare).
    Ma dietro lo show sul podio, nelle ore successive trascorse al Palazzo di Vetro Trump ha con successo rimesso in moto la diplomazia, incontrando i leader arabi che gli hanno ricordato come ogni ipotesi di annessione della Cisgiordania da parte di Israele farebbe saltare ogni prospettiva di pace. Il ministro degli Esteri saudita lo ha detto poi ai giornalisti: il presidente "ha capito bene il messaggio". Oggi, venerdì, Netanyahu parla all'ONU, e da lì si capirà se la trattativa spinta da Trump - cessate il fuoco e rilascio ostaggi - avrà davvero uno sbocco.
    xo9/gtr/fsc
    6 min
  • America Week - Episodio 33
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana l’America ha vissuto un momento che resterà nella storia come un segnale d’allarme per la democrazia. Il caso Kimmel non è solo una lite televisiva: è il simbolo di un attacco diretto al Primo Emendamento della Costituzione, e dunque alla libertà su cui si regge il sistema americano.
    Tutto è partito da un monologo in cui il comico Jimmy Kimmel accusava la “MAGA gang” di manipolare la tragedia dell’assassinio di Charlie Kirk per guadagni politici. Poi ha mostrato un video in cui un giornalista chiedeva a Trump come stesse dopo la perdita del suo “amico”: invece di una risposta di dolore, il presidente parlava dei lavori per una nuova ballroom alla Casa Bianca. Kimmel ha commentato che Trump era “alla quarta fase del lutto: la costruzione”, paragonandolo a un bambino di quattro anni che piange un pesciolino rosso. Una battuta tagliente, che ridicolizzava Trump proprio sul terreno dell’emotività. Ed è questa parte del monologo che, più ancora della critica politica, lo ha probabilmente fatto infuriare.
    Il giorno dopo, il presidente della FCC, nominato da Trump, ha minacciato Disney e ABC: se non prendevano provvedimenti, le licenze erano a rischio. Le affiliate hanno ceduto, e infine anche la rete: Kimmel è stato sospeso a tempo indefinito.
    La verità è chiara: un network può scegliere chi mandare in onda, ma non può farlo sotto ricatto del governo. In quel momento non è più una decisione editoriale: è censura politica.
    E come se non bastasse, Trump stesso ha rincarato la dose. Durante il volo di ritorno da Londra, a bordo dell’Air Force One, ha detto ai giornalisti che le reti televisive che parlano male di lui “potrebbero perdere la licenza”. Ha aggiunto che la decisione spetterebbe al presidente della FCC, Brendan Carr. Non più quindi solo pressioni velate, ma la minaccia esplicita del presidente degli Stati Uniti di chiudere i microfoni a chi osa criticarlo.

    xo9/gsl/sat
    7 min
  • America Week - Episodio 32
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - La settimana che si chiude è stata segnata da un omicidio che scuote le fondamenta della politica americana: l’assassinio di Charlie Kirk, 31 anni, fondatore di Turning Point USA e astro della destra giovanile Maga. Mercoledì, un colpo di fucile da lunga distanza lo ha raggiunto mentre parlava all’aperto alla Utah Valley University. L’assassino è ancora in fuga, ma le autorità hanno diffuso immagini di un giovane con cappellino e occhiali scuri. Il fucile Mauser usato per il delitto è stato ritrovato in un bosco vicino. L’FBI ha promesso una ricompensa da 100.000 dollari e il direttore Kash Patel è volato in Utah per seguire di persona le indagini, dopo aver commesso una gaffe annunciando troppo presto che il killer fosse stato catturato. Intanto tre alti dirigenti hanno denunciato Patel, accusandolo di epurazioni politiche. Il delitto ha avuto un impatto immediato e devastante. Al Congresso è scoppiata una rissa verbale, con repubblicani che accusavano i democratici e i media di incitare la violenza, e democratici che rinfacciavano il mancato controllo delle armi. Kirk, amatissimo da Trump e molto legato al vice presidente Vance, aveva costruito un impero politico e mediatico capace di mobilitare migliaia di giovani. La sua formula era chiara: dibattito acceso, anche aspro, ma con diritto di parola a tutti in ogni campus universitario. Non mancavano le sue posizioni estreme: dal culto delle armi al concetto che il sacrificio individuale fosse “necessario” per far rispettare il secondo emendamento. Parole che oggi sembrano essersi rivoltate contro di lui.
    xo9/fsc/
    6 min
  • America Week - Episodio 31
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Anche questa settimana americana mostra come Donald Trump spinge ogni giorno i confini del potere, convinto che alla fine sarà la Corte Suprema - la "sua" Corte Suprema - a legittimare ogni mossa. Partiamo da Chicago. Trump ha ribadito che è pronto a inviare la Guardia Nazionale nella metropoli "in mano al crimine". Ma un giudice federale in California ha appena stabilito che lo schieramento dei soldati a Los Angeles, quest'estate, era illegale. Nella sua sentenza, il giudice Charles Breyer ha scritto: "L'amministrazione Trump ha violato volontariamente il Posse Comitatus Act, che limita severamente l'uso dei militari per l'applicazione della legge interna". Una decisione che segna il confine tra ordine pubblico e autoritarismo. Ma Trump non si ferma
    e confida nel verdetto finale dei giudici supremi. È la sua strategia: forzare, forzare, e aspettare che lassù qualcuno gli
    dia ragione.
    xo9/fsc/azn
    7 min
  • America Week - Episodio 30
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Riprendiamo America Week dopo un mese che ha visto Donald Trump spingere la presidenza americana sempre più al limite, con mosse che scuotono istituzioni, credibilità economica e salute pubblica. Una presidenza che usa in modo “assertivo” – fino ai confini estremi – i poteri dell’esecutivo.
    Uno dei casi più gravi riguarda la Federal Reserve. Trump ha annunciato il licenziamento della governatrice Lisa Cook, accusandola di irregolarità minori in dichiarazioni immobiliari. Una giustificazione pretestuosa: la realtà è che vuole una Fed più docile, pronta a tagliare i tassi per sostenere la sua politica economica e i mercati.
    Il rischio è enorme. L’indipendenza della banca centrale è stata per decenni il pilastro della fiducia globale negli Stati Uniti. Se la Fed appare politicizzata, la stabilità del dollaro e la fiducia internazionale potrebbero sgretolarsi.
    Ancora più inquietante quanto accaduto al CDC (i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie). La direttrice Susan Monarez, confermata appena un mese fa dal Senato, è stata licenziata dopo essersi opposta alla linea “scettica” sui vaccini promossa da Robert F. Kennedy Jr., oggi figura chiave nell’amministrazione. La rimozione ha innescato le dimissioni in massa di alti dirigenti, un colpo durissimo alla credibilità dell’agenzia che ha guidato gli USA nelle pandemie. In caso di nuova emergenza sanitaria, chi potrà garantire indicazioni scientifiche e non politiche?
    xo9/mgg/mrv
    6 min
  • America Week - Episodio 29
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Donald Trump non riesce più a scappare dallo scandalo Epstein.
    Secondo un nuovo scoop del Wall Street Journal, il ministro della Giustizia Pam Bondi e il suo vice Todd Blanche avevano informato Trump già a maggio che il suo nome compariva "più volte" nei file del Dipartimento di Giustizia su Jeffrey Epstein. File pieni di contatti, lettere, tutti elementi esplosivi. Ma il presidente, incalzato da un giornalista a metà luglio, aveva negato tutto: "No, mai saputo nulla da Bondi". Bugia. E ora a dimostrarlo c'è la prova. Il WSJ ha pubblicato la nota interna al DOJ e la ricostruzione del colloquio a porte chiuse. Il problema? Non è tanto il contenuto dei file - che, va detto, non implicano automaticamente reati - ma il tentativo goffo e sistematico di insabbiare, coprire, mentire. Nixon nel Watergate docet.

    sat/gsl
    6 min
  • America Week - Episodio 28
    NEW YORK (ITALPRESS) -Donald Trump ha tentato di costruire un muro attorno al caso Epstein. Un muro fatto di silenzi, smentite e accuse ai democratici. Ma quel muro giovedì si è infranto contro un altro: quello del Wall Street Journal.
    Il giornale dei Murdoch ha pubblicato un’esclusiva esplosiva: una lettera per il cinquantesimo compleanno di Jeffrey Epstein, inserita in un album regalo preparato da Ghislaine Maxwell nel 2003. Il documento, custodito per anni tra i ricordi privati del miliardario pedofilo, mostra un messaggio di auguri tracciato a mano e firmato “Donald”, incorniciato da un disegno esplicito del corpo di una donna nuda: “Buon compleanno, e che ogni giorno sia un altro meraviglioso segreto”.
    Trump ha subito gridato al falso, nega di aver mai scritto quel messaggio, ha minacciato cause legali e accusato il WSJ di diffamazione. Ma intanto la lettera è lì, nera su bianco, e l’effetto è devastante.
    x09/mgg/gtr
    7 min

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Rubrica di Stefano Vaccara da New York che analizza e commenta l’attualità americana.