Analisi e commenti | RRL

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Analisi e commenti | RRL episodes

  • 232 - Il mistero del Santo Nome di Gesù
    Otto giorni dopo la nascita, Gesù, come ci narra il Vangelo di san Luca, in base al costume ebraico, riceve il Suo nome al momento della circoncisione: “Quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu messo il nome di Gesù, che gli era stato dato dall’angelo prima che egli fosse concepito” (Luca 2, 21).La circoncisione era un rito ebraico, che comportava un piccolo versamento di sangue. E’ importante sottolineare come la Madonna e san Giuseppe, pur consapevoli della natura divina del Figlio, vollero rispettare le leggi di Israele, così come avevano rispettato le leggi di Roma recandosi tra tante difficoltà a Betlemme per il censimento. Essi sapevano che Gesù era il Messia venuto a rinnovare le leggi del mondo, superiore ad ogni legge e ad ogni autorità, in quanto Figlio di Dio e Dio egli stesso. Ma sapevano anche che Dio va rispettato nelle leggi e nelle autorità che lo rappresentano, anche quando queste autorità sono destinate a tradire la loro missione, come avrebbero fatto ebrei e romani condannando a morte Gesù.
    9 min
  • 231 - I prodigi della Notte di Natale
    San Bonaventura da Bagnoregio, nato nel 1217 e morto nel 1274, è una delle più grandi figure della storia della Chiesa. Fu teologo alla Sorbona, generale dei francescani, vescovo, cardinale. Canonizzato nel 1492, nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa. Tra le sue numerose opere c’è un Sermone sulla nascita del Signore che predicò, nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, in cui illustrò alcuni fatti prodigiosi accaduti nella notte in cui Nostro Signore nacque a Betlemme.
    10 min
  • 230 - Perché dobbiamo seppellire i morti
    Seppellire i morti è una delle opere di misericordia della Chiesa. L’uomo è l’unico essere creato che ha coscienza della propria morte e seppellire le persone che vengono a mancare è un atto di carità cristiana, e di rispetto per i nostri defunti. L’inumazione è presente in tutte le civiltà antiche, tranne i popoli barbari, che praticavano il rito della cremazione o incinerazione dei defunti, cioè la distruzione dei loro cadaveri per mezzo del fuoco.La Chiesa cattolica, nel corso della storia sconfisse la pratica funeraria dell’incinerazione. Bruciare il corpo di un defunto equivale a fargli subire una violenza inaudita, a distruggerlo secondo un modo che è contrario all’ordine naturale. La riverenza che si deve al corpo umano, anche dopo la morte, chiede che questo corpo sia lasciato intatto, che non sia distrutto violentemente, ma deposto piamente sulla terra, come un seme che un giorno rinascerà a nuova vita.
    8 min
  • 229 Loreto: una gloria dell’Italia
    La miracolosa traslazione della Santa Casa di Maria da Nazareth a Loreto è forse il maggior onore riservato dalla Provvidenza all’Italia, dopo la scelta di Roma come sede della Cattedra di Pietro. « Può mai venire qualcosa di buono da Nazareth? » (Gv. 1, 46) dicevano con sprezzante sufficienza i giudei. Ebbene, l’umile casa di Nazareth, in cui la Madonna vide la luce fu il luogo scelto da Dio per l’ora suprema della storia. Tra le sue povere mura l’Angelo rivelò a Maria i misteri immensi della Santissima Trinità, dell’Incarnazione e della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, chiedendole l’assenso per realizzare il grande piano divino. Maria, scrive san Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica, rispose a nome di tutta l’umanità, pronunciando la parola attesa da tutti i secoli e da tutte le generazioni: Fiat!
    9 min
  • 228 -Perché dobbiamo tornare al patriarcato
    Dopo l’ omicidio di una giovane donna, Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre, l’Italia ha scoperto di essere minacciata dal patriarcato, Il titolo di un dossier del quotidiano “La Repubblica” del 24 novembre è eloquente: “Femminicidi fermiamo la strage”. La tesi, che è la stessa diffusa dai mass-media, dai social e da ogni tipo di influencer è che esiste una strage di femminicidi e la responsabilità va attribuita alla cultura del “patriarcato”, ancora dominante. Bisogna combattere il patriarcato per fermare la violenza contro le donne.
    9 min
  • 227 - Perché l’adorazione eucaristica è necessaria
    Oggi voglio parlare di una importante pratica cristiana, l’adorazione al Santissimo Sacramento. Nel Santissimo Sacramento Gesù Cristo è presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Noi lo adoriamo nella Santa Messa, nella quale il momento centrale è quello della transustanziazione, in cui il Sacerdote pronuncia le parole che trasformano il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Gesù. Nel Sacramento dell’Eucarestia il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo sono presenti veramente, realmente, sostanzialmente.
    8 min
  • 226 - “Beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio”: Gianfranco Chiti
    La pace è un grande bene per l’umanità. Il Vangelo dice “Beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt, 5, 9). Ma i pacifici sono coloro che operano per ordinare tutte le cose secondo la legge naturale e quella divina, ossia secondo giustizia. E operare secondo giustizia talvolta significa essere obbligati alla guerra per instaurare la pace. La pace infatti deve essere giusta, altrimenti non è vera pace. Il motto episcopale di Pio XII era “Opus iustitae pax”: la pace è frutto di giustizia. La guerra è un male, ma può essere necessaria per stabilire una giusta pace ed evitare mali più gravi.
    11 min
  • 225 - L’uomo ha un’anima destinata all’eternità
    Il mondo si commuove per i bambini che muoiono sotto le bombe in Palestina ma non versa lacrime per la piccola Indi, condannata a morte in Gran Bretagna dalle autorità dello Stato contro la volontà dei genitori. Ma perché questo può accadere? Perché la vita è considerata solo sotto l’aspetto materiale ed utilitaristico. Ci si dimentica che ogni uomo, anche un cerebroleso, vive perché ha un’anima e in quanto ha un’anima, ha una insopprimibile dignità, che comporta il diritto alla vita. Una delle ragioni per cui oggi un essere umano innocente può essere condannato a morte, va ricercata nel concetto di morte cerebrale, nato nel 1968, quando un’Università americana, quella di Harvard, propose una vera e propria rivoluzione antropologica.Fino a quella data al medico spettava accertare che la morte fosse avvenuta, individuarne le cause, ma non definirne l’esatto momento. L’accertamento avveniva attraverso il riscontro della definitiva cessazione delle funzioni vitali: la respirazione, la circolazione, l’attività del sistema nervoso. Nell’agosto del 1968 la Harvard Medical School, propose un nuovo criterio di accertamento della morte fondato su di un riscontro strettamente neurologico: la definitiva cessazione delle funzioni del cervello, definita “coma irreversibile”. C’è uno stretto rapporto tra la definizione della morte cerebrale proposta dalla Harvard Medical School, nell’estate del 1968, e il primo trapianto di cuore di Chris Barnard del dicembre 1967.I trapianti di cuore prevedevano che il cuore dell’espiantato battesse ancora, ovvero che, secondo i canoni della medicina tradizionale, egli fosse ancora vivo. L’espianto, in questo caso, equivaleva alla soppressione di una vita umana, sia pure compiuto “a fin di bene”. La scienza poneva la morale di fronte a un drammatico quesito: è lecito sopprimere un malato, sia pure condannato a morte, o irreversibilmente leso, per salvare un’altra vita umana di “qualità” superiore? Di fronte a questo bivio, che avrebbe dovuto imporre un serrato confronto tra opposte teorie morali, quella tradizionale e quella neo-utilitaristica, l’Università di Harvard si assunse la responsabilità di una “ridefinizione” del concetto di morte che permettesse di aprire la strada ai trapianti, aggirando il problema etico.Per superare il problema, per proseguire sulla via dei trapianti, una strada che avrebbe salvato la vita a molti uomini, ma che si presentava anche come estremamente lucrosa per l’industria medica e farmaceutica, c’erano due possibilità: o si modificava la legge morale, rendendo lecita l’uccisione dell’innocente, o si modificava il criterio di accertamento della morte, definendo morto chi, fino a quel momento, era considerato dalla scienza vivo.La prima strada era quella di modificare la morale tradizionale, secondo cui non si può uccidere l’innocente, in nome di una nuova etica utilitaristica. La seconda strada, è quella della ridefinizione del concetto di vita, affermando che l’essere che si sopprime non è un essere umano . E’ quanto accadde con la definizione di Harvard del 1968.La ridefinizione della morte di Harvard venne accettata in quasi tutti gli Stati americani e, in seguito, anche nella maggior parte dei Paesi cosiddetti sviluppati. In Italia, la “svolta” fu segnata dalla legge 29 dicembre 1993 n. 578 che all’art. 1 recita: «La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello».Si trattava di una Rivoluzione antropologica perché l’identificazione della morte con la cessazione di tutte le funzioni del cervello equivale a negare l’esistenza di un’anima spirituale, come principio vitale del corpo e identificare la vita con l’attività fisiologica del cervello. L’uomo viene ridotto ad organismo corporeo e il principio vitale di quest’organismo è situato nell’attività cerebrale. Si tratta di quella concezione filosofica che riduce il pensiero, la coscienza ed ogni attività spirituale a “prodotti del cervello umano”.Oggi quindi per giustificare la soppressione di un cerebroleso o si fa ricorso ad un’etica utilitaristica, per cui, si può sopprimere l’essere umano, se ciò conviene alla società: oppure si nega la coesistenza tra individuo biologico e individuo umano, affermando che poiché l’uomo è un animale razionale, ossia un essere animato di natura razionale, quando manca la razionalità, come è il caso degli embrioni, dei feti non ancora autocoscienti, ma anche dei bambini anancefalici o dei morti cerebrali, la soppressione del vivente è lecita, perché si tratta appunto di un vivente privo di razionalità. In realtà, sia la scienza che la filosofia dimostrano che l’irreversibilità della perdita delle funzioni cerebrali, accertata dall’“encefalogramma piatto”, non dimostra la morte dell’individuo. Chi vuole approfondire questa importante questione può ricorrere aI volume Finis Vitae. La morte cerebrale è ancora vita?, pubblicato in coedizione dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Rubbettino (Soveria Mannelli 2008), con il contributo di diciotto studiosi internazionali. La vita e la morte non si costruiscono a tavolino, e neppure in laboratorio. La vita inizia quando Dio infonde l’anima nel corpo, e finisce quando il corpo si separa dall’anima. Il principio vitale del corpo non è il cervello, destinato a corrompersi con il corpo, ma l’anima, che è una realtà incorporea, immateriale, spirituale, e in quanto tale incorruttibile ed eterna. L’uomo ha un’anima. Quest’anima è destinata all’eternità. Ricordiamolo sempre. (Roberto de Mattei)

    8 min
  • 224 - Che cosa ci dicono le “esperienze pre-morte”
    Novembre, mese dei morti ci spinge ad alcune riflessioni. San Gregorio Magno dice che il pensiero dei predestinati è sempre fisso verso l'eternità; essi anche quando sono felici in questa vita, anche quando non sono in pericolo di morte, considerano sempre la morte come presente. (Lib. Mor. VIII, cap. 12). La morte è la porta dell’eternità, il momento in cui finisce tutto ciò che è temporale e passeggero e inizia ciò che è eterno, ciò che non ha mai fine. La nostra vita è una corsa vertiginosa verso questo momento da cui dipenderà la nostra felicità o infelicità eterna. La morte è un mistero, ma c’è chi pretende di sapere che cosa accade in quel momento e di raccontarlo. Nel 1975 è uscito un libro del medico americano Raymond Moody, Life After Life, “La vita dopo la vita”, che ha avuto milioni di lettori in tutto il mondo. In questo libro l'autore raccoglie una serie testimonianze di persone che sono uscite da uno stato di “morte clinica»” e che hanno raccontato con le loro parole che cosa c’è oltre la morte. Il tema dominante è quello di un oscuro tunnel al termine del quale saremmo attesi da una luce abbagliante e poi da un'ineffabile sensazione di pace e amore e dalla scomparsa di ogni dolore e paura. Ma tutto ciò, se può riguardare la cosiddetta morte cerebrale, ha poco a che fare con la vera morte, che non è la cessazione delle attività cerebrali, ma la separazione dell’anima dal corpo, conseguente alla cessazione delle attività cardiorespiratorie.
    8 min
  • La Festa della Regalità di Cristo
    L’ultima domenica di ottobre si celebra, secondo l’antica liturgia, la festa della Regalità di Cristo, la seconda dopo l’Epifania. Nella festa dell’Epifania Gesù bambino si manifesta ai Re dell’Oriente e al popolo di Israele come “il Signore che tiene nella sua mano il regno, la potenza, l’impero” (secondo le parole dell’Introito della Messa dell’Epifania). I Re Magi impersonano nella grotta di Betlemme il potere temporale che si sottomette a Cristo, riconoscendolo come Signore del Cielo e della terra.
    8 min

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