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Siamo all’ultima puntata di questa prima stagione del podcast e quale tema migliore per congedarsi che parlare di dimissioni? Il 2021 è stato l’anno delle Grandi Dimissioni negli Stati Uniti, ma adesso sempre più persone stanno lasciando il proprio posto di lavoro anche in Europa e in Italia. Si tratta di un fenomeno transitorio o è la spia di una trasformazione più ampia? E se le dimissioni fossero una nuova grande forma di sciopero e rivendicazioni dei propri diritti?
Ne parliamo con il giornalista Alessandro Sahebi (@alessandro_sahebi) che su Instagram e su diversi giornali si occupa spesso di questioni legate al mondo del lavoro e alle disuguaglianze.
E tu ti sei mai dimessə? Com’è stata la tua esperienza?
0:00 - 1:29 Introduzione
Si dice spesso che “avere i contatti giusti” sia essenziale sia per trovare lavoro - ricordate il Ministro Poletti e il calcetto? - sia per crescere professionalmente: eppure per molte persone creare relazioni a livello professionale è estremamente difficile soprattutto quando si parte da una situazione svantaggiata.
In questa puntata parliamo di vari tipi di networking, ovvero di creazione di reti di contatti a livello professionale: dal ritorno degli eventi professionali (grande fonte di stress per chi vi scrive) a quel mondo selvaggio che è la creazione di contenuti su LinkedIn tra fuffe e fail da influencer.
Ospite della puntata è Mafe De Baggis, formatrice e ricercatrice, che ci parlerà di approcci più umani per la costruzione di reti sia dal vivo che online e ci suggerirà un esercizio per gestire l’ansia degli eventi di networking.
Raccontateci le vostre storie migliori e peggiori di networking mandandoci un’email a [email protected] o scrivendoci sui nostri canali social.
Sito: https://www.anticurriculum.com/
Sigla: Ruben Doda (IG: @rubendoda_musica)
Ti ricordi l’ultima volta in cui non hai fatto assolutamente nulla e non hai sentito alcun senso di colpa? Oziare non è affatto facile in una società che identifica nel lavoro la piena realizzazione delle nostre identità e che ci spinge a essere sempre in attività: eppure nel riposo ci sono pezzi importanti di quello che siamo e che spesso non riusciamo a vivere pienamente.
In questa puntata parliamo con Pietro Minto, giornalista e autore di “Come Annoiarsi meglio”, dell’ozio al giorno d’oggi, di quanto Internet abbia stravolto il nostro relax e di come le piattaforme ci spingano a trasformare hobby e passioni in qualcosa che possiamo monetizzare. Insomma a lavorare sempre di più.
Ma pensiamo positivo: arriverà il momento in cui la nostra vita sarà solo riposo e non si dovrà lavorare. No, non parliamo di pensione (chi ci crede a quella cose lì!) ma ritorniamo sull’ideale del post-lavoro. Perché siamo gran romantic* in fondo.
Infine prendendo spunto da uno degli esercizi di “Come annoiarsi meglio” vogliamo sapere da te: come organizzeresti la tua giornata perfetta se non dovessi lavorare? Faccelo sapere inviandoci una mail a [email protected] o contattandoci via social.
Contatti: Sito Instagram Facebook Twitter
Piccole, medie e grandi aziende. Come cambia l’esperienza di un dipendente a seconda delle dimensioni dell’ambiente lavorativo? Analizziamo un po’ cosa c’è di vero in modi di dire quali “le piccole imprese sono la spina dorsale del paese”, “in un piccolo contesto puoi trovare la tua dimensione” e “le multinazionali producono lavoro disumano”. Lo facciamo attraverso le nostre esperienze e quello che ci avete raccontato tramite le storie Instagram. Parliamo anche della mitologia delle startup con il loro linguaggio magico-spirituale, di come buoni condizioni lavorative possano essere una forma di marketing e della maledizione di capi che non hanno avuto capi e quindi (sorpresa!) non sanno fare i capi.
Avete altri pro e contro del lavorare in una piccola o in una grande impresa? Fateceli sapere scrivendoceli attraverso i nostri social o a [email protected]
Sigla: Ruben Doda (IG: @rubendoda_musica)
Torniamo a parlare di tempo del lavoro, questa volta concentrandoci non su “quanto” ma su “quando” lavoriamo.
Esiste un tipo di flessibilità che porti benefici non solo ai datori di lavoro ma anche ai dipendenti? Come cambia la vita di chi lavora su turni o lavora di notte e quanto potere di scelta hanno? E per vie traverse parliamo anche di supermercati aperti 24/7 e LSD, finendo poi per consigliarvi una serie imperdibile (che c’entra molto e molto poco col tema della puntata).
Questa puntata l’abbiamo ideata con tutti voi ascoltator*, grazie alle testimonianze e ai sondaggi raccolti su Instagram nelle scorse settimane. Grazie a tutte le persone che ci hanno aiutato a confezionare la puntata, e in particolare a @kywx @umber_ect e @narraction per le loro testimonianze!
La musica è di @rubendoda_musica
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Festeggiamo il Primo Maggio insieme chiacchierando a ruota libera di
Segnalateci via email o tramite i nostri social altre cose che avete visto, letto o ascoltato che vi hanno incuriosito o sballato il vostro cringe-o-metro.
La rappresentazione del lavoro agricolo in Italia va per estremi. Da una parte sentiamo parlare dello sfruttamento dei braccianti che vivono a volte in condizioni disumane, e dall’altra di un boom di giovani che decide di dedicarsi al lavoro agricolo mettendo al centro la sostenibilità. Come è possibile conciliare questi due mondi?
In questa puntata abbiamo deciso di guardare al lavoro agricolo da entrambe le prospettive. Abbiamo parlato con Maria Panariello dell’associazione Terra! (@terra.aps) che nel loro report da poco pubblicato - grazie a Giovanna Castagna per la segnalazione - E(U)exploitation analizza forme di sfruttamento più o meno legalizzate e le tante zone grigie del mondo agricolo in Italia, Spagna e Grecia. Dall’altra abbiamo parlato con Silvia Piccotti e Alberto Costa, imprenditori agricoli e fondatori del progetto Colle surya: un’azienda agricola basata sulla permacoltura che ha la sostenibilità ambientale e la cura del futuro come obiettivi e filosofia di vita.
Se nella puntata abbiamo cercato di darvi una panoramica generale, su IGTV e sul nostro canale YouTube trovate le interviste integrali in cui parliamo tra le altre cose anche degli effetti della legge contro il caporalato e degli effetti della fatica del lavoro agricolo sulla salute fisica e mentale.
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Automazione non significa soltanto sostituzione del lavoro umano con lavoro meccanico, ma anche spostamento del potere decisionale da esseri umani a sistemi automatizzati, creazione di una forza lavoro dedicata all’allenamento delle macchine e significativi cambiamenti nei modelli di welfare del futuro.
Per aiutarci a capire appieno l'impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro abbiamo intervistato Antonio Aloisi e Valerio Destefano, giuristi del lavoro e autori de “Il tuo capo è un algoritmo” edito per Laterza.
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