Audioguida a cura di eArs
AUTORITRATTO [1957]
C’è chi, prendendo un foglio per scrivere e cominciata una frase, si accorge verso la fine che lo spazio non basta e, allora, corregge in corsa la calligrafia per rimediare. In questo dipinto, ed anche in altre opere di Ligabue, deve essere successo qualcosa di simile. In tutti i suoi autoritratti partiva sempre dall’occhio, dal quale poi costruiva il resto della figura. Durante questo procedimento, forse accorgendosi tardivamente che la superficie non bastava, il pittore improvvisa una soluzione originale andando a deformare gli elementi della fascia bassa: le gambe e lo sgabello.
Sempre sulla fascia bassa, la mano che stringe un fiasco di vino dà un tono giocoso all’insieme. In queste rappresentazioni di sé infatti Ligabue, oltre a mettere in scena schiettamente le sue imperfezioni, spesso le abbina a dei dettagli o a dei travestimenti dall’aria ironica e leggera, ad esempio in alcuni ritratti dove si mostra indossando diversi tipi di cappello.