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Viviamo con la strana, silenziosa illusione di essere immortali. Rimandiamo decisioni, abbracci e parole importanti come se il tempo fosse infinito. Ma se provassimo a contare le nostre primavere? In questa puntata facciamo un piccolo calcolo, crudo ma incredibilmente prezioso, per ricordarci che oggi è l'unico giorno giusto per iniziare a vivere davvero. Una riflessione intima dedicata a chi tende a rimandare ciò che conta di più.
Se dovessi spiegare la libertà a un bambino… da dove cominceresti?
In occasione della Festa della Liberazione, un racconto diretto e profondo ricorda una cosa semplice: la libertà non è scontata, e non è eterna.
Parla ai bambini. Ma riguarda tutti
Prodotto scritto e realizzato da Paolo Castelfranato per Approdi Podcast
Brano di chiusura "Naja" di Andrea Castelfranato
Silvia ha ventinove anni e vive lontano da casa, in Polonia, dove ha provato a ricostruire una vita fatta di piccoli equilibri e fragile stabilità. Ma convivere con il disturbo borderline della personalità significa camminare ogni giorno su un terreno che può cedere all’improvviso.
Dopo l’ennesimo crollo, Silvia viene ricoverata in un ospedale psichiatrico. Un luogo duro, spoglio, disumanizzante. Un posto dove il tempo si ferma e l’identità si sgretola. Eppure, proprio lì, tra odori insopportabili e regole da carcere, emergono legami inattesi, gesti di cura, frammenti di umanità che resistono.
È nella condivisione del dolore, negli abbracci silenziosi tra sconosciute e in una notte illuminata dalla luna che Silvia trova qualcosa che non si aspettava: una forma di resistenza.
Questa è una storia di caduta e di ritorno.
Di buio, ma anche di luce.
Perché anche quando tutto sembra perduto, basta poco — uno sguardo, una mano, un respiro — per ritrovare la strada.
Una foto degli anni ’80.
Un padre giovane, due figli abbracciati a lui, e un momento che sembrava solo uno scatto… ma era molto di più.
In questo episodio speciale per la Festa del Papà, racconto cosa significa davvero “esserci”: nei silenzi, nei gesti, nei viaggi fatti senza pensarci due volte, nelle notti difficili e nelle lezioni di vita che arrivano senza essere spiegate.
Un racconto intimo su un padre che non ha mai avuto bisogno di troppe parole, perché c’è sempre stato.
Nel bene e nel male. Sempre.
Prodotto e Realizzato da Paolo Castelfranato
Brano di chiusura " Like fly the Wind" di Andrea Castelfranato
Francesco ha sette anni e voleva solo giocare a calcio.
Non diventare un campione. Non vincere un torneo. Solo giocare.
A bordo campo, tra urla e frustrazioni adulte, una parola comincia a inseguirlo: “scarso”.
Una parola imparata dai grandi e ripetuta dai bambini.
Questa è la storia di un padre che ha scelto il silenzio per dignità, finché quel silenzio non è diventato un peso.
Una storia di sport che dovrebbe educare e che invece ferisce.
Perché il bullismo nel calcio giovanile non nasce nei campi.
Nasce nelle case, attorno ad una tavola, davanti ad una tv e si riversa in un campo.
Una donna racconta la sua vita
Un’esistenza attraversata dal movimento, dalla memoria e dalla ricostruzione. Dal Marocco all’Italia, dai silenzi del dopoguerra alla nascita di una nuova famiglia, questa puntata racconta la storia di una donna ebrea e del mondo che ha saputo ricostruire senza dimenticare.
Nel racconto emergono due presenze mai assenti: Lidia e Mary, arrestate a Roma il 16 ottobre 1943 dalle SS di Kappler e deportate ad Auschwitz, dove morirono. Non come simboli di tragedia, ma come fili invisibili che continuano a tenere insieme le generazioni.
Non è una cronaca della Shoah, ma una narrazione di ciò che è venuto dopo. Di come la memoria possa trasformarsi in gesto, musica, cura. Di come la vita, quando viene ricordata con amore, riesca a essere una forma di vittoria sul buio.
produzione e realizzazione
Paolo Castelfranato
Brano di chiusura:
Naja - Andrea Castelfranato
Iva Izabel è una bambina spaventata e oppressa dal peso delle difficoltà familiari, affronta una notte in cui la madre, minaccia il suicidio. Nel freddo silenzio di una casa, vicino a un lago oscuro e minaccioso, Iva si aggrappa alla sua forza e alle sue parole per salvare la madre. Con uno stratagemma improvvisato, la conduce in una pizzeria vicina e le racconta un sogno di speranza: partire insieme per l’Africa e aiutare i bambini affamati. Questo atto disperato e maturo diventa il simbolo del suo amore e del suo coraggio, in un mondo indifferente alla sofferenza.
Cosa significa essere etichettati come "meridionale", "terrone" o peggio?
Attraverso una riflessione personale, esploro il peso delle parole, il loro impatto sulle radici e sul futuro di chi è costretto a vivere con etichette che marchiano l'identità.
Racconto la difficoltà di lasciare la propria terra, la forza necessaria per resistere al razzismo quotidiano e la speranza che un giorno il rispetto possa prevalere sul pregiudizio.
Hai una storia da raccontare? Scrivimi!
Nata con una sfida da affrontare, Lorena ha lottato con determinazione contro una malformazione che sembrava volerle limitare i sogni. Lo sport è diventato la sua terapia, aiutandola a ritrovare fiducia in se stessa e a superare i limiti imposti dalla sua condizione. Insieme a Gianni, il suo fisioterapista, diventato poi compagno di vita, ha costruito una famiglia, coronata dalla nascita di Enea. Circondata dall'affetto dei suoi cari, Lorena ha trasformato la sua fragilità in ali per volare sempre più in alto. Oggi, è un esempio per tutti coloro che credono che l'amore, la determinazione e la forza di volontà possano superare qualsiasi ostacolo.
Hai anche tu una storia da raccontare? Scrivimi!
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