A Paulo Dybala bastano 6 tocchi di palla per diventare campione del mondo. Ma dietro c'è tanto altro: la voglia di aiutare la sua nazionale, l'umiltà e lo spirito di gruppo, come Candela nel '98. Il rigore calciato dopo l'errore degli avversari, come De Rossi nel 2006. E quella dedica alla Roma e ai suoi tifosi come Cafu nel 2002. Dybala è il 16° calciatore della Roma a vincere una coppa del Mondo. Grazie a lui salgono a 9 i Mondiali con almeno un giallorosso campione: un primato assoluto. Sul tetto del mondo.
Totti teme di non farcela, Perrotta di non essere convocato, De Rossi ha paura di dover tornare a casa in anticipo. Eppure in Germania aggiungeranno, ognuno a suo modo e ancora una volta, i nostri colori alla storia del calcio azzurro. Totti, Perrotta e De Rossi alzano la coppa del Mondo nel 2006 da giocatori della Roma, come Ferraris, Guaita e Masetti 72 anni prima.
A Roma Donati viene chiamato "carro armato", per carattere non si arrende mai. Masetti è uno spirito bizzarro: quando piove apre l'ombrello tra i pali mentre i suoi compagni attaccano. Monzeglio ha una freddezza glaciale: «Per lui» scrive la Gazzetta «l’emozione è come polvere sul marmo: un soffio e se ne va». Serantoni è uno dei leoni di Highbury: dopo Inghilterra-Italia Guglielmo Marconi scende negli spogliatoi per congratularsi con lui. Mai così tanti romanisti hanno vinto un Mondiale come nel '38. Un ultimo sorriso prima di una pagina nerissima della storia.
Cafu è uno che il calcio ce l'ha nel destino: nasce il 7 giugno 1970, mentre il Brasile di Pelé sconfigge l'Inghilterra in Messico. 32 anni dopo è protagonista, per la terza volta consecutiva, di una finale Mondiale. Con la fascia da capitano al braccio e la Roma nel cuore.
Il rapporto tra Aldair e il Brasile, prima di Usa '94, è complicato: titolare in Coppa America e nelle amichevoli, riserva ai Mondiali. È successo a Italia '90, sta per accadere di nuovo. Ma gli infortuni dei suoi compagni di squadra gli spalancano le porte di un Mondiale che inizia esattamente come sarebbe finito: con un rigore sbagliato.
1 dicembre 2017, Roma-Spal 3-1. Kevin Strootman segna la sua ultima rete in giallorosso, per Lorenzo Pellegrini è la prima volta: un passaggio di consegne a centrocampo, ma soprattutto nella nostra storia.
Nell’estate 1990 l’Italia è già proiettata nel nuovo millennio e vuole dare un'immagine ruggente di sé attraverso i Mondiali. Le lacrime di Giuseppe Giannini sono pioggia sulle notti magiche, mentre sotto il cielo di Roma c'è polvere di stelle intorno a Rudi Voeller.
Quando Vittorio Pozzo lo va a cercare per convocarlo ai Mondiali, Attilio Ferraris gli risponde: "A commendato', io c’ho trent’anni. Nun gioco da mesi, fumo trenta sigarette ar giorno". Ferraris è il primo figlio di Roma, capitano e bandiera della prima Roma. Originario di rione Borgo, ha Roma disegnata in faccia. Quella popolana e popolare, quella stradaiola e dissacrante. Nel '34 pensa di aver chiuso con il calcio, ma il Ct della Nazionale gli fa cambiare idea.
Falcao è convinto di vincere con il suo Brasile da sogno, Conti invece teme addirittura di non essere convocato da Bearzot, poi prima di partire per la Spagna promette un tunnel al Divino. Milioni di italiani si ritrovano davanti alla televisione a fissare una puntata della Pantera Rosa durante l'intervallo di Italia-Brasile: quello dell'82 è il Mondiale della loro vita ma ancora non lo sanno.