Cosa fai, quando ti intervistano e devi raccontare in cinque minuti cosa significa essere di Cristo? Nicola Legrottaglie ci mostra come si possa essere efficaci e fedeli, anche quando gli altri vorrebbero metterti in difficoltà. --- Siamo all'ultimo degli otto messaggi su come testimoniare Cristo. E voglio concludere con una testimonianza “diversa”: per prima cosa perché è i una persona famosa, e poi perché è una testimonianza fatta a “non credenti”. Già, perché fino ad ora abbiamo sempre ascoltato testimonianze di credenti che parlano ad altri credenti, che “giocano in casa”, con persone che conoscono chi è Gesù, e cosa ha fatto. Ma, cosa accade quando ad intervistarti non è un credente, quando la tua testimonianza la devi fare a chi è scettico, forse contrario, e che ti prende per pazzo o peggio per esaltato? Vediamo questo filmato di Nicola Legrottaglie (Il link al video di Nicola Legrottaglie lo potrete trovare suo sito di Atleti di Cristo cliccando qui.) Nicola Legrottaglie è stato un giocatore famoso della Juve e del Milan, è stato anche in nazionale. E' nato in una famiglia di credenti. Da piccolo, a dieci anni, Nicola aveva fatto una preghiera: “Dio, fammi giocare in serie A e ti prometto che annuncerò il tuo nome in tutto il mondo." Dio, come ho più volte detto, le preghiere le prende sul serio; ma Nicola si era dimenticato la preghiera fino a venti e passa anni ha fatto la “bella vita” che il suo sport gli permetteva: donne, auto, party, vestiti eleganti. Ma, a un certo punto della sua vita, quando tutto quel mondo dorato lo aveva nauseato, si ricorda della preghiera, capisce che Dio è stato fedele, e decide di “pagare” la sua promessa. Nicola diviene così uno dei simboli della fede in Cristo nello sport, scrive quattro libri, fa parte degli “Atleti per Cristo”. Ed è naturale che, quando lo invitano in tv, cerchino di capire meglio la sua “diversità”. E Nicola non si tira indietro, non rinnega la sua fede, anzi, la testimonia meglio salendo sulle domande a trabocchetto che gli fanno. Vediamo come Nicola, con semplicità, in sette minuti riesce a predicare l'intero evangelo. “Per me la fede è diventata uno stile di vita” La prima affermazione che fa è quella che poi sorregge tutto il suoi discorso: la fede non è una moda, o un hobby, non è qualcosa da “aggiungere” alla vita, “Gesù e...” (lo sport, il successo, ecc.) ma Gesù é... Paolo aveva usato parole simili per spiegate che nella la sua vita non c'e a era Cristo, ma che la sua vita era Cristo: “Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.” (Filippesi 1:21) Puoi dire la stessa cosa di te? La Tua vita è Gesù e.. oppure Gesù é la tua vita? Stabilito che la sua vita appartiene a Cristo, Nicola passa a descrivere lo scopo della sua vita: “Vorrei dare agli altri quello che io ho ricevuto” La vita di Nicola ha uno scopo, e non è legato al suo sport, ma al mandato ricevuto da quel Cristo che è la sua vita: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20a) Quale scopo hai nella vita? Nicola avrebbe avuto tutte le possibilità e le pulsioni per inseguire lo sport dove primeggiava, ma ha deciso, invece, di seguire lo scopo di di Cristo. A questo punto l'intervistatore comincia a non “capire” più chi sia Nicola: quando non capiamo qualcosa, di solito cerchiamo di metterlo in una “scatoletta” con su un bel nome, rassicurante, che ci faccia sentire di aver capito che cosa sia. “Tu sei evangelico...” Ecco trovata la “scatoletta”: tu sei così perché fai parte di quel gruppo di persone “un po' bizzarre” che vanno sotto il nome di “evangelici”. Nicola, da parte sua, rifiuta la “scatoletta”: “Io appartengo a Cristo...” A chi appartieni, tu? Sei talvolta felice nell'affermare “Ma io mica sono cattolico, io sono evangelico!”, mettendoti da solo nella “scatoletta” con su l