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  • Culone

    CULONE

    Sono seduto nel banco in prima fila, e aspetto. I ragazzi urlano, si tirano pezzi di carta, alzano le gonne alle ragazze che sbuffano, fingendo fastidio. Io sono seduto e aspetto. Sistemo i quaderni, il libro, tempero le matite, controllo i compiti. Mancano pochi minuti all’inizio della lezione; gli occhiali per il sudore sono scivolati sulla punta del naso, li sfilo e con l’angolo della camicia pulisco le lenti per bene, quindi li risistemo, spingendoli col dito in alto, nella posizione corretta.

    Sono pronto. Ecco, la porta si apre e entra la ragione della mia spossatezza, dei miei sogni agitati, delle occhiaie profonde.

    Ecco “Culone”, soffice racconto di Francesco Cavallaro

    Letto da Giovanni Morando.

    0 min
  • AS

    AS

    Tutto qui. Incominciavo ad uscire di casa la notte, in cerca di terra da frantumare con la mia radice. Giravo in auto, adocchiavo una possibile crepa, scendevo, la disfacevo, la rendevo voragine.

    Una, due volte, raramente di più.

    Ecco “AS”, un racconto tratto da una storia vera. Scrittore ignoto…

    Letto da Giovanni Morando.

    0 min
  • “Enivrez-Vous!” di C. Baudelaire

    Enivrez-Vous

    Il faut être toujours ivre. Tout est là : c’est l’unique question. Pour ne pas sentir l’horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous enivrer sans trêve. Mais de quoi ? De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. Mais enivrez-vous.

    Et si quelquefois, sur les marches d’un palais, sur l’herbe verte d’un fossé, dans la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l’ivresse déjà diminuée ou disparue, demandez au vent, à la vague, à l’étoile, à l’oiseau, à l’horloge, à tout ce qui fuit, à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez quelle heure il est ; et le vent, la vague, l’étoile, l’oiseau, l’horloge, vous répondront: “Il est l’heure de s’enivrer ! Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous; enivrez-vous sans cesse ! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise.

    Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi.

    E se qualche volta, sui gradini d’un palazzo, sull’erba verde d’un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio, vi risponderanno: “È l’ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

    E’ un poemetto in prosa di Charles Baudelaire letto da Léo Nie.
    0 min
  • Portogallo, uno stato d’animo

    Il Portogallo, uno stato d’animo

    Il Portogallo se ne frega, poco ma sicuro. Se ne frega delle previsioni degli economisti, del debito pubblico, della recessione, dell’Europa, anche della Spagna che gli sta appiccicata. Il Portogallo è un vecchio (se ne fregano anche del politacally correct, di dire “anziano) che cammina placido, con quello sguardo che ti ricorda come in fondo lui ne ha vista una più del diavolo e niente gli farà cambiare traiettoria, no.

    E’ una riflessione di Enrico Albertini, giornalista o meglio, cronista, blogger di Anordestdiche.com

    Leggi qui tutto l’articolo

    0 min
  • Il re infelice

    Il re infelice

    C’era una volta un re molto goloso, che mangiando continuamente ingrassò così tanto da non riuscire più a muoversi.

    Non potendo più uscire dal palazzo, nè salire sul cammello, se ne stava tutto il giorno disteso sul divano e un giorno si ammalò…

    E’ una fiaba marocchina letta da Antonio Patani

    0 min
  • L’infinito – di G.Leopardi

    L’infinito di Giacomo Leopardi

    Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    spazi di là da quella, e sovrumani
    silenzi, e profondissima quiete
    io nel pensier mi fingo, ove per poco
    il cor non si spaura. E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
    e le morte stagioni, e la presente
    e viva, e il suon di lei. Così tra questa
    immensità s’annega il pensier mio:
    e il naufragar m’è dolce in questo mare..

    di G.Leopardi

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  • Scoiattolo Pulp

    Lo Scoiattolo Impazzito

    Avevamo soltanto un revolver tra tutti e due, e mentre parlava, Leonard me lo passò. Iniziai a caricarlo, e avevo già sistemato nel tamburo quattro proiettili quando dal bosco emerse uno scoiattolo impazzito, che saltava come un ossesso…

    da “Bad Chili” di J.R. Lansdale

    0 min
  • Preghiera del Clown

    Preghiera del Clown

    Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

    Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni,
    Tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

    Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci,

    fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.
    Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi,
    fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

    Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi,

    dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici.

    Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,

    ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno, un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto.

    Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

    C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla;
    manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

    di A. De Curtis

    0 min

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