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Complice la situazione geopolitica internazionale, negli ultimi anni ci siamo un po’ tutti interessati alle questioni energetiche, appurando che capirci qualcosa non era sempre evidente. Certo è che il tema dell’approvvigionamento, dell’autoproduzione e della sostenibilità si sono fatti più familiari e molti proprietari di immobili, dal piccolo proprietario ai grandi gruppi immobiliari, sicuramente si sono posti la domanda se valesse la pena perlomeno interessarsi alla posa di qualche pannello fotovoltaico sul proprio tetto.
L’iniziativa privata è uno dei tasselli che compongono un mosaico più ampio, in cui gli enti locali giocano un doppio ruolo. Quello di primi consulenti per chi è interessato a sfruttare nuovi vettori energetici, beneficiare di incentivi e favorire delle buone pratiche; ma anche quello di promotori e committenti di opere infrastrutturali e iniziative nei quartieri, all’interno dei propri confini e a livello regionale nella collaborazione intercomunale.
In Ticino non mancano esempi virtuosi sia di progetti che di comuni che si spendono nel fornire informazioni in materia energetica alla propria cittadinanza.
Oggi vi porteremo due esempi, interrogandoci anche sul contributo che può dare il mondo della formazione e della ricerca nella transizione energetica.
Lo facciamo con:
Viola Ferdani: responsabile dell’Ufficio energia e sostenibilità del Comune di Stabio
Gabriele Martinenghi: capo Settore Ambiente e clima della Città di Mendrisio
Marco Belliardi: ricercatore per il Settore Energia e Territorio dell’Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito della SUPSI.
Ancora troppo spesso associate al fine vita, le cure palliative oggi affiancano le terapie con l’obiettivo di aumentare il benessere dei pazienti. In questa puntata di Augmenta.Podcast scopriamo un progetto nato nella formazione continua e implementato in due ospedali.
Entriamo in un ambito delicato che va trattato con un certo tatto, ad immagine del lavoro quotidiano di chi opera nell’ambito delle cure palliative. Questa branca della medicina ancora oggi viene spesso associata alle malattie terminali, quando invece il suo campo di intervento da tempo si è ampliato alle malattie croniche, non dimenticando tuttavia le sue origini. Le cure palliative si prefiggono di migliorare la qualità di vita del paziente. Non si tratta di un’alternativa alle cure mirate al controllo della malattia, quanto piuttosto un complemento a beneficio del benessere di un individuo confrontato con una condizione che può generare dolore, rabbia, paure e ansie.
In questo contesto, curare non significa più solo intervenire sulla malattia, ma anche accompagnare la persona. Cura come gesto, come presenza, come forma di riconoscimento dell’altro.
Un ambito che coinvolge tante figure professionali quante sono le esigenze di un paziente che decide di affiancare le terapie a questo tipo di cure.
Ne parliamo con:
Flavia Maffioli, dal 2023 è infermiera specializzata in cure palliative. Alle spalle ha un lungo percorso di formazione continua e anni di esperienza in cure intense e in ambito geriatrico.
Ilaria Bernardi-Zucca, responsabile dei percorsi di formazione in cure palliative, oncologia e psico-oncologia direttive anticipate e Advance care planning.
Il periodo segnato dall’incertezza sta spingendo molte aziende a rivedere le proprie strutture, a profitto di modelli più agili, flessibili, antifragili. In una parola: adattivi. In questa puntata di Augmenta.Podcast, scopriremo l’esempio delle AIL.
Dazi introdotti e poi ritirati. Borse che crollano. Contesti turbolenti e convulsi. E ci limitiamo alla cronaca delle ultime settimane. Chi avrebbe potuto prevedere che gli anni ’20 del secondo millennio si sarebbero rivelati tanto frizzantini, per usare un amaro e ironico eufemismo.
I battiti d’ali della famosa farfalla sembrano diventati sempre più frequenti, quasi nevrotici, indirizzando il corso degli eventi lungo un percorso accidentato, fatto di tornanti, repentini cambi di direzione, buche e dossi.
In un simile quadro più di un’azienda si interroga non solo su come uscire indenne dal mare in tempesta, ma anche e soprattutto come tentare di evolvere in risposta al cambiamento.
Si questionano il funzionamento e i metodi delle organizzazioni per così dire tradizionali, che nel loro essere rigide, in passato, traevano forza, come i frangiflutti che proteggono i porti dalle mareggiate. Un modello che oggi sente il peso del tempo e che sta venendo superato da sistemi più flessibili, agili e rispondenti agli imprevisti e perché no capaci anche di anticiparli. Le organizzazioni si fanno adattive sfruttando le tecnologie sul mercato, fra tutte l’intelligenza artificiale.
Ne parliamo con:
Michela Manini: digital transformation enabler e docente SUPSI
Michael Nyffeler: project manager nel team innovazione delle Aziende industriali di Lugano (AIL)
Building Information Modeling, BIM. Una sigla che non sarà famigliare a chi non è avvezzo al mondo della progettazione e delle costruzioni, per cui invece rappresenta non solo il futuro ma un concreto presente.
Immaginate di avere un modello in tre dimensioni di una costruzione, non solo navigabile ma che contenga tutte le informazioni necessarie per le varie fasi di vita di questo edificio, manufatto, infrastruttura. Quello che vedrete non è il BIM di per sé, ma il risultato di un processo che ottimizza la pianificazione, la realizzazione e la gestione di costruzioni.
Per spiegarla meglio: il BIM è quella metodologia collaborativa che permette a tutte le figure professionali che ruotano attorno alla realizzazione di un’opera di condividere le proprie informazioni con gli altri professionisti, grazie all’ausilio di specifici software. Si potrebbe paragonare a una sinfonia suonata da un’orchestra. Il risultato dell’interpretazione di ogni musicista, lungo il dipanarsi di uno spartito. Battuta dopo battuta.
A fronte della sempre più crescente popolarità, emergono nuove figure come il BIM manager e il BIM coordinator, chiamati a mettere ordine nella moltitudine di informazioni e dati che convergono verso il modello 3D.
Ne parliamo con:
Daniel Caruso: ha alle spalle una lunga esperienza come progettista e BIM Specialist in importanti studi di ingegneria come PINI e AFRY. Oggi lavora come BIM coordinato e BIM designer per la città di Zurigo, che si è data come obiettivo di digitalizzare tutti i suoi cantieri.
Stefano Colangelo: BIM manager coordinator presso IM Maggia Engineering, azienda che si sta occupando di grossi progetti sul suolo ticinese come la nuova centrale idroelettrica del RITOM e il progetto dell’innalzamento della diga del sambuco.
Davide Tamborini: docente-ricercatore Istituto sostenibilità applicata all'ambiente costruito SUPSI, di cui è Responsabile Area Formazione Continua ISAAC e BIM.
Spesso la narrazione che facciamo della nostra vita e delle nostre relazioni ha un impatto negativo su di esse. Il counseling aiuta a ritessere la trama di una storia sfilacciata. Ne parliamo in questa nuova puntata di Augmenta.Podcast.
L’essere umano ha il grande dono di creare storie per trovare un senso in quello che fa; un modo per ordinare una serie di eventi che accadono e dargli un significato. La narrazione però può essere influenzata da stati d’animo, da contingenze e risultare non solo sfilacciata, ma anche nociva sia per l’individuo che per il suo intorno sociale, la sua rete personale o professionale.
Non sempre le storie che ci raccontiamo fanno bene e fanno bene a chi ci sta attorno.
Facciamo un esempio: vi sarà capitato di avere un collega con cui le cose proprio non ingranano e da quella difficoltà costruite un universo di negatività, mettete in dubbio le sue qualità professionali e magari anche umane. Un po’ meschino, certo, ma estremamente umano. Più che chiedersi cos’ha questa persona che non va, magari sarebbe opportuno chiedersi cosa suscita in noi, cosa fa scattare dentro?
Questo è uno fra gli innumerevoli esempi in cui si può inserire il counseling. Anche conosciuto come consulenza psicosociale, in cui dunque emerge una dimensione relazione, il counseling offre un aiuto e un sostegno, affinché l’individuo possa sviluppare competenze per affrontare situazioni di conflitto e disorientamento.
Parlavamo di narrazione… se volete, il counseling aiuta a ritessere la trama di un racconto sfilacciato, ma anche di riscrivere il racconto che facciamo su noi stessi e a noi stessi. Si tratta anzitutto di ascoltarsi, per poter aiutare l’altro a vedersi in un’altra prospettiva.
Oggi partiamo per un viaggio fatto anche di introspezione insieme a:
Isabel Piazza: referente partenariati e relazioni esterne, produzione e redazione Musica ed Eventi RSI - Dipartimento Cultura e Società
Simona Mazzagatti: infermiera alla Croce Rossa - Sezione del Sottoceneri., coordinatrice del Progetto Amico e referente per le Direttive anticipate per Croce Rossa Ticino.
Annaguya Fanfani: responsabile del CAS Counsellor supervisore ad approccio integrato
A chi non sarà capitato nella vita di dover organizzare qualcosa? Dalla settimana di vacanza, all’aperitivo con gli amici, un trasloco magari, o la festa di compleanno dei figli. Uscendo dall’ambito strettamente privato, la domanda può porsi per tutti coloro che professionalmente sono chiamati a raggiungere un obiettivo specifico in un tempo e con dei mezzi definiti e in genere limitati.
I progetti sono all’ordine del giorno nelle aziende, nelle istituzioni e nelle organizzazioni e contemplano la realizzazione di iniziative come, per esempio, un evento o una campagna, la creazione di prodotti o la trasformazione dei processi e delle strutture. Spesso queste iniziative sono affidate a un project manager.
Cosa distingue questa figura professionale da altre che si occupano di un medesimo obiettivo? Dove si collocano i capi progetto all’interno di una struttura aziendale?
Domande lecite che in molti si saranno posti con l’emergere sempre più frequente dei project manager. In questa puntata di Augmenta.Podcast tenteremo di darne risposta, anche attraverso una serie di curiose, ma efficaci, metafore e addentrandoci nella “tana del bianconiglio”.
Lo facciamo con:
Virginie Pasquon: docente per la Formazione continua e per la Formazione di base della SUPSI
Malcolm Tunzi: Business Program Manager
Bentornati ad Augmenta.Podcast!
In questa prima puntata entriamo nel mondo della fisioterapia pediatrica, un ambito che mobilita competenze specifiche e in cui il terapista non può limitarsi a riabilitare.
Vale la pena ripetersi e in questa prima puntata del podcast della Formazione continua della SUPSI lo faremo: i bambini non sono adulti in miniatura o in scala. È un concetto su cui si deve insistere soprattutto per le implicazioni insite in questa evidenza.
Un bambino attraversa un percorso evolutivo fisico e cognitivo che il terapista deve tenere sempre bene in mente. A differenza dell’adulto che ha già imparato a fare, con il bambino va considerato il suo momento di vita e quello che deve ancora imparare, attraverso l’esperienza.
Per questo in fisioterapia pediatrica si parla spesso di abilitare, più che di riabilitare. Significa aiutare i bambini a conquistare movimenti nuovi, a scoprire possibilità motorie che ancora non conoscono. Ed è un compito che coinvolge tutto il loro mondo.
Il lavoro della rete di specialisti non si limita al solo paziente, ma alla famiglia, agli insegnanti e a tutti coloro che nel loro quotidiano possono contribuire al successo di una terapia. Legittimamente, tuttavia, questi preziosi sostegni possono anche trovarsi nella difficoltà, nello sconforto o disorientati; un altro aspetto che non può essere sottovalutato dal terapista, chiamato a supportare e fornire strumenti anche a chi circonda il bambino.
Ne parliamo con:
Laura Delucchi: fisioterapista specializzata in neurologia, pediatria e ippoterapia-K
Brigitte Wehrli: responsabile del CAS in fisioterapia pediatrica e aggiunta responsabile della Formazione di base al Dipartimento economia aziendale sanità e sociale della SUPSI
Gianpiero Capra: responsabile dell’Area riabilitazione della formazione continua della SUPSI.
Si riaccendono i microfoni del podcast della Formazione continua SUPSI. In questa seconda stagione parola ai e alle partecipanti dei corsi, alle loro esperienze e al trasferimento delle competenze nei loro ambiti professionali.
Con la serie dedicata alle pratiche di sostenibilità, abbiamo iniziato a grattare la superficie del mondo della Formazione continua della SUPSI. Un piccolo universo abitato da docenti, professionisti attivi sul territorio, da aziende, istituzioni e organizzazioni orientati al costante aggiornamento delle proprie competenze, per rispondere a contesti cangianti e sempre più sfidanti.
L’esperienza dei primi 8 episodi (recuperabili qui) ci ha permesso di scoprire alcune fra le migliaia di storie professionali e personali dei e delle partecipanti ai corsi di formazione continua; testimonianze dirette degli impatti generati e del cambiamento di cui queste persone si sono fatte portatrici.
Storie di vita che abbiamo voluto approfondire in questa seconda stagione di Augmenta.Podcast che ruota attorno a una domanda: “come sono state messe In pratica le competenze acquisite durante la formazione?”
Nei nove episodi che ci accompagneranno a scadenza settimanale a partire dal 6 maggio, andremo a scavare nel solido, portando alla luce iniziative, progetti e attività che meritano di essere raccontati, anche per capire quanto fermento ci sia attorno a noi. Spoiler: ce n’è parecchio in tutti gli ambiti, dal mondo delle costruzioni a quello della scuola, dalla sanità alle nuove forme di organizzazione aziendale.
Augmenta.Podcast – In pratica è realizzato da Andrea Ramani, responsabile dell’Ufficio stampa SUPSI, e Federica Cameroni, responsabile dell’area marketing del mandato della Formazione continua della SUPSI.
Se non l’hai ancora fatto recupera la prima stagione, altrimenti ci ascoltiamo a partire dal 6 maggio sulle principali piattaforme.
La vita è fatta di gesti, scambi, interazioni e ruoli che ci troviamo ad interpretare perlopiù inconsapevolmente, adattando il nostro copione secondo il contesto in cui ci troviamo. Si potrebbe dire che mettiamo in scena noi stessi, o meglio, parti di noi stessi, sul grande palco della vita sociale.
Ora… portiamo all’estremo questa idea tanto cara a una corrente sociologica, usciamo dalla metafora e concentriamoci su chi assume il ruolo dell’attore. Ribaltando lo sguardo, magari in modo un po’ astruso, possiamo domandarci in che modo le arti performative, con la loro capacità di mettere in scena personaggi, emozioni e situazioni, posso dare gli strumenti per avvicinarci agli altri?
L’attore, interpretando una parte, compie un processo di consapevolezza: sa dove si trova e quali movimenti compirà nello spazio, cosa vuole esprimere attraverso i gesti, le parole e le intonazioni. Perché non mettere a disposizione queste competenze non solo per fini drammaturgici ma per capire, coinvolgere e fornire gli strumenti espressivi a quei gruppi che per caratteristiche sono maggiormente a rischio di fenomeni di esclusione?
In quest’ottica l’arte performativa può diventare un vettore d’inclusione sociale, utile anche a chi non ha fatto della recitazione la propria professione.
Ne parliamo con Daniel Bausch responsabile della Formazione continua dell’Accademia Teatro Dimitri.
Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
Uomini e donne non si ammalano allo stesso modo. L’effetto delle terapie e persino la percezione e la gestione del dolore sono differenti a seconda del genere.
Oggi lo diamo quasi per scontato, ma solo negli ultimi anni si è profilata una medicina di genere. Un approccio che va oltre gli aspetti specifici legati alla riproduzione, ma che tiene conto anche dell’influenza delle differenze socioeconomiche e culturali sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.
Crescono i dati epidemiologici, quelli clinici e sperimentali. La medicina di genere sta colmando uno storico divario di conoscenza, figlio di un’impostazione legata ad un passato in cui per contingenza e poca attenzione alle questioni di genere, la scienza si concentrava solo sull’uomo.
In gioco ci sono la salute, la qualità di vita e il benessere con implicazioni sociali, lavorative ed economiche. Anche questa è sostenibilità.
Ne parliamo con Gianpiero Capra, responsabile dell’Area riabilitazione della Formazione continua SUPSI e Lia Sartor, fisioterapista specializzata in riabilitazione pelvica.
Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Ogni anno migliaia di professionisti decidono di intraprendere un percorso di formazione continua. Chi vuole affinare le proprie capacità di conduzione o le cosiddette soft skills; chi si affaccia…
Augmenta.Podcast è realizzato da Andrea Ramani, responsabile dell’Ufficio stampa SUPSI, e Federica Cameroni, responsabile dell’area marketing del mandato della Formazione continua della SUPSI.