Bologna, dicono di lei

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Bologna, dicono di lei episodes

  • Le due torri
    Oltre 150 torri svettavano in città tra il Dodicesimo e il Tredicesimo secolo. Ogni famiglia importante aveva la sua e il prestigio del casato corrispondeva alla grandezza e maestosità della costruzione. Anche gli Asinelli e i Garisenda costruirono le loro torri a perenne memoria del loro nome. La prima, la più alta, è famigerata fra gli studenti dell’ateneo perché, dice la leggenda, chi la scala prima di terminare l’Università non si laureerà mai più. La seconda pende, di una gradazione appena superiore alla più famosa torre di Pisa. Da quando ha iniziato a pendere? Beh, almeno dai tempi del Poeta.
    "Qual pare a riguardar la Garisenda
    Sotto’l chinato quando un nuvol vada
    Sovr’essa sì, ched ella incontro penda"
    Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno.
    Perché pende da allora? Sentiamo un’ipotesi poco ingegneristica ma, quello sì, altamente letteraria, scritta da Goethe in persona
    "La torre pendente è uno spettacolo che disgusta, eppure è molto probabile che sia stata costruita a bella posta così. Mi spiego in questo modo una simil stravaganza. Nell’epoca dei torbidi cittadini ogni grande edificio era una fortezza in cui ogni famiglia si costruiva una torre. A poco a poco se ne fece una questione di passatempo e di puntiglio; ognuno voleva primeggiare con la sua torre; e quando le torri diritte cominciarono a diventare comuni vi fu chi se ne costruì una pendente. Architetto e proprietario hanno raggiunto il loro scopo; si passa quasi indifferenti davanti alle molte torri diritte e slanciate per cercare quella pendente".
    Johann Wolfgang Goethe, viaggio in Italia
    Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • La casa del Melograno
    Amo Bologna; per i falli, gli errori, gli spropositi della gioventù che qui lietamente commisi e dei quali non so pentirmi.
    Parole di Giosuè Carducci, il cui nome è legato indissolubilmente a questa città, che lo vide insegnare, vincere il Nobel, morire. E vivere uno degli episodi più angoscianti della sua vita: la perdita prematura del figlio Dante. Per questa ragione, e per la perdita altrettanto dolorosa della madre, Carducci abbandonò questo piccolo appartamento luminoso e sereno in una via della vecchia Bologna abitata in gran parte da un popolo minuto appartamento nel cui orto, oltre alla vite, fioriva e fiorisce ancora un melograno, emblema della poesia che il Carducci dedicò al figlio scomparso.
    L’albero a cui tendevi
    La pargoletta mano
    Il verde melograno
    Da’bei vermigli in fior
    Nel muto orto solingo
    Rinverdì tutto or ora
    E giugno lo ristora
    Di luce e di calor
    Tu fior de la mia pianta
    Percorssa e inaridita
    Tu de l’inutil vita
    Estremo unico fior
    Sei ne la terra fredda
    Sei ne la terra negra
    Né il sol più ti rallegra
    Né ti risveglia amor
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Rock star!
    "E poi ci troveremo come le star
    A bere del whisky al Roxy Bar".
    State già cantando eh? Ma è un’altra la rock star che ha abitato in questa casa nel 1700. Si chiamava Carlo Broschi ed è passato alla storia con il suo nome d’arte: Farinelli, il più famoso cantante lirico castrato di tutti i tempi. Visse tra questa casa e una villa di campagna poco fuori città oggi, purtroppo, abbattuta, che ospitò fra gli altri un giovanissimo Mozart. Fu acclamato e onorato nelle corti di tutto il mondo e ci vorranno altri duecento anni perché idoli come lui, di nome Dalla, Guccini, Vasco, calchino di nuovo le vie e i palchi di questa città…
    "Farà gran piacere a ogni appassionato di musica l’apprendere che il castrato Farinelli vive ancora e gode di buona salute e di tutte le sue facoltà. Ho avuto il piacere di passare la giornata con Farinelli nella sua casa di campagna, posta un miglio fuori Bologna. Farinelli ha abbandonato il canto da un pezzo ma si diverte ancora sul suo clavicembalo e sulla viola; ha molti clavicembali costruiti in diversi paesi ed egli gli chiama col nome dei più grandi pittori italiani secondo l’importanza che ognuno d’essi occupa nel suo pensiero".
    Charles Burney, Viaggio musicale in Italia, 1770
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Sacrario dei Caduti
    "Bologna ha il monumento ai morti più straordinario che esista. Orribile ma perfetto. Si tratta di un muro e ogni nome di un morto è illustrato da una foto fornita dalla sua famiglia. Li vediamo così come li abbiamo amati: il ragazzo grasso coi baffi, sul manubrio della bicicletta, il bel teneboroso con la cravatta scura. Mi vennero le lacrime agli occhi per un’immagine che era stata scelta da una madre, una fotografia di un piccolo biondo in pantaloncini e colletto da marinaio. Voleva ricordarlo e commemorarlo a questa età. Adoro questo monumento ai morti. Questi fantasmi installati sul marciapiede nella parte più frequentata della città come erano nella loro umile vita sono più commoventi di tutti i grandi ordini architettonici. La perfezione distrugge l’umano. Rappresentare i morti in guerra col caschetto e il lauro è tradirli, non amarli. Era questo ragazzo grosso che morì quando morì; era il dipendente della banca, l’impiegato notarile, quell’insegnante stitico che è morto costipato nonostante una baionetta nemica nella pancia. È molto bello che i viaggiatori del tram, le automobili, i passanti del marciapiede non lo dimentichino".
    Jean Jono, Vojage en Italie
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Ristorante Cesarina
    Sulla Grassa Bologna si sono sparsi fiumi d’inchiostro. La fama di città dove si mangia splendidamente è arrivata fino a noi, merito di una campagna promozionale…letteraria. Edgar Allan Poe, ad esempio, ha inserito la mortadella, totem della gastronomia locale, nel suo romanzo Gordon Pym. Tanti erano e sono i templi in cui si celebra il rito della buona cucina. Fra cui La Cesarina
    "Santo Stefano, la stupenda Santo Stefano, ha avuto per tanto tempo come dirimpettaio quel tempio potentemente e squisitamente nutritore che era il ristorante della Cesarina. Senza fastidio, senza molestia reciproca. La distanza di un centinaio di metri impediva ogni mescolanza, ogni imbarazzante miscellanea, ogni criticabile contaminazione fra gli incensi delle Messe cantate e il fumo grasso e benevolo dei bolliti di manzo e di cappone. La Cesarina, quasi sempre in piedi e quasi sempre nella posizione di un pugile che aspetta il colpo di gong per incrociare i guantoni con l’avversario, era sempre pronta, se capitava sul discorso, a stendere al suolo tutti gli incauti che avessero dubitato della sua priorità nell’invenzione dei tortellini con la panna: una scoperta non meno importante di quella che fece Galvani con la rana".
    Dario Zanasi, Bocca cosa vuoi
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Amori tribolati a Palazzo Malvezzi
    Ancora un amore, ancora una relazione tribolata, ancora una donna bella, potente, regina di salotti. Si chiama Teresa Carniani e fu la coltissima moglie di Francesco Malvezzi, donna di cui Vincenzo Monti scrisse
    "Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta
    Ed alta fronte ov’è l’ingegno espresso".
    Fu poetessa,scrittrice e traduttrice tra gli altri del poeta inglese Alexander Pope. E fu colei che fece invaghire a tal punto Giacomo Leopardi da fargli provare delirio e febbre, per averlo prima illuso (a dire del poeta…) e poi abbandonato.
    "Bologna 30 maggio 1826 lettera al fratello Carlo
    Sono entrato con una donna maritata in una delle principali famiglie di qui in una relazione che forma ora una gran parte della mia vita. Non è giovane ma è di una grazia e di uno spirito che supplisce alla gioventù e crea un’illusione meravigliosa. Nei primi giorni che la conobbi vissi in una specie di delirio e di febbre. Ama ed intende molto di lettere e filosofia: non ci manca mai materia di discorso e quasi ogni sera io sono con lei dall’avemaria alla mezzanotte passata e mi pare un momento. Ha risuscitato il mio cuore dopo un sonno, anzi una morte completa durata per tanti anni".
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Nera come la morte
    "Bologna, 3 luglio 1826. Ella non si dia pensiero alcuno circa la mia sicurezza. La frequenza degli omicidi in questi ultimi giorni è stata qui veramente orribile ma io ho preso il partito di non andar mai di notte se non per le strade e i luoghi più frequentati di Bologna, sicché fintanto che non ammazzeranno in mezzo alla gente (nel qual caso il pericolo sarebbe altrettanto di giorno come di notte) non mi potrà succedere sicuramente nulla".
    Giacomo Leopardi, Lettera al padre
    Bologna città del brivido e del mistero. Per le sue vie s’aggira una pattuglia di detective immaginari, a caccia di indizi, moventi, assassini. I Marlowe in salsa bolognese si chiamano Sarti Antonio (partorito dalla fantasia di Loriano Macchiavelli) ispettore Coliandro (nato dalla penna di Lucarelli) e poi Gino Mastruzzi, Grazia Negro, Giorgia Cantini. Le radici delle tante trame noir ambientate a Bologna affondano in secoli di cronache, di reati, di omicidi, tradimenti, truffe, di roghi. Fiamme, come quelle che avvolsero Gentile Budrioli, la Strega Enormissima, il 14 luglio 1498 in questa piazza, dopo un processo farsesco nella Basilica di San Domenico, un gioiello medievale che ospita Michelangelo, Guido Reni, Nicolò Dall’Arca ma che allora era sede del Tribunale dell’Inquisizione.
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Le Bois de Bologna: Il parco di Montagnola
    19 giugno 1796. A Bologna entrano le truppe napoleoniche. La città diventa capitale della Repubblica Cispadana. Nascono salotti filo francesi, circoli libertari, si parla di uguaglianza e diritti delle donne. Quando Napoleone allarga il dipartimento del Nord alla Repubblica Cispadana Bologna viene scalzata da Milano nel ruolo di capitale. I bolognesi si indignano ma restano fedeli all’Imperatore che la onora di una visita in pompa magna, nel 1805. Nell’occasione Napoleone decide di donare ai bolognesi un luogo di ritrovo dal profumo parigino. Un parco, nel cuore della città: la Montagnola.
    "Vado quasi ogni mattina alla Montagnola: lì si tiene il corso della città. È una passeggiata della grandezza delle Tuileries, con alberi molto belli piantati da Napoleone, alta una trentina di piedi sull’immensa pianura. E a nord la prima collina che viene a interromperla è quella di Vicenza, a ventisei leghe di distanza".
    Stendhal, Rome, Naples e Florence 1817
    Non che servisse la venuta di Napoleone per convincere i bolognesi a ‘farsi una vasca’ in centro alla sera, anzi. Città godereccia, pruriginosa, festaiola Bologna lo è sempre stata, lo è e scommettiamo che lo sarà sempre, nelle vie e nelle piazze, tra una chiacchiera e un pettegolezzo…
    Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Un aperitivo al quadrilatero
    Via delle Pescherie, via degli Orefici, Via Drapperie, Piazza della Mercanzia. I toponimi non tradiscono, siamo nel quadrilatero, la Bologna originale, il primo storico insediamento cittadino divenuto la culla dello struscio e dell’aperitivo all’aperto, dall’antichissima Osteria del Sole, di Vicolo Ranocchi, dove ancora oggi si porta il cibo da casa, ai moderni bar che servono specialità locali sono due i piatti a farla da padrone: i salumi e sua maestà il tortellino.
    Firenze è magra, longilinea. Invece a Bologna i portici, gli archi, le cupole, tutto fa pensare a una rotondità carnosa. Certe piccole strade medievali del centro ci riaccostano alla vita reale del Medioevo più che in altre città. Molte bellezze di Bologna, ed anche molti dei suoi negozi migliori, sono, non dirò segreti, bensì avviluppati e nascosti nelle sue pieghe prosperose. Il segreto del ripieno è un piatto succulento. La bellezza a Bologna non si pensa ma si respira, si assorbe, si fa commestibile.
    Guido Piovene, Viaggio in Italia
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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  • Tamburini, Antica Salsamenteria Bolognese
    "I bolognesi hanno intitolato Umbelichi Sacri i tortellini, gloria della gastronomia locale, alludendo al bellico di Venere che si dice eccitasse l’estro di un cuoco di Bologna alla vista della Dea nuda, questa divina creatura,non spogliarellista di professione ma conservatasi, per vezzo, nuda sin dalla nascita".
    Alessandro Cervellati, Op-là lo spogliarello.
    Non andate via di qui senza averli assaggiati ma vi dovessero mai chiedere se sapete in che città sia nato il tortellino… non rispondete! La diatriba fra Bologna e Modena è antichissima e irrisolvibile. Si narra che nel 1200 circa, in una locanda di Castelfranco Emilia si fermò a passare la notte una marchesina estremamente avvenente e che l’oste, non potendo resistere a tanta bellezza, la spiò dal buco della serratura intravedendone solo l’ombelico e rimanendo folgorato a tal punto da volerlo riproporre…ripieno di carne. Nel 1624 il poeta modenese Tassoni narra nel suo poema ‘La Secchia Rapita’ che quella donna non fosse una semplice marchesina ma addirittura Venere discesa sulla terra. Sia come sia, da allora, il tortellino è, e sempre sarà, il rapporto di amorosi sensi fra un fatto gastronomico e l’avvenenza femminile
    ©Elleboro editore - Lorenzo Notte
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