Alle nove e mezza di sera Budapest ungherese è già in festa. Dopo sedici anni, il potere di Viktor Orbán è finito. E la scena che si consuma è inattesa: quando lo scrutinio è ancora a metà, è proprio Orbán a riconoscere la sconfitta. Prende il telefono, chiama Péter Magyar, suo ex compagno di partito diventato leader dell’opposizione, e si congratula. Una resa immediata, «dolorosa ma chiara», dirà poco dopo. Davanti al Parlamento, una folla enorme scandisce una sola parola: “Europa”. Dal palco, Magyar parla di liberazione: «Ce l’abbiamo fatta. Abbiamo liberato l’Ungheria». I numeri sono netti. Fidesz, partito di orban, si ferma al 37%, poco più di cinquanta seggi.
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