Carsicamente

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By Francesco ColombritaArtsBooksLeisureFiction
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Carsicamente episodes

  • 23 - Enriquez. La nostra parte di notte e il Dio dalle unghie dorate
    Ci sono libri difficili da classificare. Romanzi che giocano coi generi, che li travalicano, che oscillano tra surreale, mistero, realismo magico e fantasy. Soprattutto quando ci si ritrova alle prese, nel testo, con svariati di questi elementi intrecciati a costruire qualcosa che appena si manifesta ha già cambiato forma. D’altronde, si sa, le classificazioni di questo tipo sono oziose, eppure tra le molte domande che La nostra parte di notte, di Mariana Enriquez, impone a chi se lo trova sulla propria strada c’è anche questa: “Che tipo di libro sto leggendo?”. Dal racconto di formazione, al tomo di critica sociale all’urban fantasy, con tracce di horror e di realismo magico, questo romanzo si rivela un crogiuolo in ebollizione destinato se non altro a incuriosire, quando non a sconvolgere. In un’argentina compresa tra gli anni 80 e la fine dei ‘90, con un affondo nella Londra degli anni 70, prepariamoci a seguire la storia di Juan, Rosario e del figlio Gaspar, la loro e quella dell’Ordine, misteriosa epitome di sapere, volontà, violenza e omertà. 
    27 min
  • #22 - Leede. Maeve, la rabbia e la sindrome di Ginger Rogers
    Entrare nella mente di chi commette un omicidio è senza dubbio una delle attività più sfiziose dei nostri tempi. Ne sono prova il successo dei podcast True Crime, le vendite delle varie riedizioni di libri come A sangue Freddo o L’avversario, nonché la diffusione di serie tv che ormai da decenni hanno spostato la prospettiva di indagine sulla comprensione, o scoperta delle motivazioni, delle radici, del trauma. In un qualche modo sembra che si abbia abbandonato o quasi la massima latina cara a Hobbes dell’Homo homini lupus, volendo abbracciare un’idea manichea del male. Letterariamente e non, alcuni testi hanno sfidato il paradigma che ci vuole disumani se commettiamo certi atti e umani quando non li compiamo (relegando poi a corruzione o trauma ogni agito antisociale), presentando invece personaggi che sfidano la norma: è ad esempio il caso di Patrick Bateman, broker nel pieno degli anni ‘80 tra cocaina e rabbia sociale protagonista di American Psycho. Già con Patrick si diede scandalo, ma tra chi volle interpretarlo come un’allegoria e chi invece accettò il suo male non motivato da traumi o altro perché, in fondo, al maschio si perdona una certa rabbia, mancava ancora nel panorama una delle prospettive. Ed è qui che C.J. Leede ci ha regalato una perfetta personaggia: per cui, col benestare di Plauto e Hobbes, oggi cambiamo prospettiva: foemina foeminae lupior, un benvenuto a te, Maeve
    19 min
  • #21 - Fitzgerald. Il Grande Gatsby o il moderno Trimalcione
    «27 ottobre 1924Caro Max, in plico separato ti mando il mio terzo romanzo: Alla fine penso di aver scritto qualcosa di veramente mio, ma quanto valga questo “mio” è tutto da vedere»

    Con questa frase, Francis Scott Fitzgerald, inviava all’editore la copia del romanzo destinato a fargli lasciare un segno nella letteratura americana e mondiale: Il Grande Gatsby. La lettera prosegue proponendo un accordo commerciale sui diritti: tipico di Fitzgerald non usare casualmente quel “Quanto valga”, sempre com’era alle prese con urgenze economiche a causa di uno stile di vita decisamente sopra le righe. Sapeva in effetti di valere molto, lui che era diventato lo scrittore più pagato del suo tempo. Lui che aveva scritto, tra il 1919 e il 1940 ben 178 racconti pubblicati su rivista per un incasso complessivo di 250000 dollari (all’epoca bei soldoni). Eppure, su questa sua nuova fatica letteraria non nutriva molte speranze di successo economico. Lo si scopre leggendo le sue lettere: Scott era infatti convinto che mancassero in Gatsby quegli elementi che il pubblico dell’epoca aveva imparato ad apprezzare nei suoi lavori. La storia ci dice che purtroppo non si sbagliò di molto. Del successo del romanzo, Fitzgerald non seppe mai. Nel 1925, all’uscita, Il Grande Gatsby vendette circa 25000 copie, e poi più nulla. Dopo il successo post mortem e la rivalutazione della critica rimane interessante capire che cosa, il più grande scrittore dell’età del Jazz, intendesse con quel ho “scritto qualcosa di veramente mio”
    19 min
  • #20 - Jackson. La meridiana e il doppio racconto di Mrs. Smith
    A quanto pare, negli anni ‘50, se a una donna in ospedale appresso al figlio fosse stato chiesto che lavoro svolgesse questa non avrebbe mai potuto rispondere “La scrittrice”. Se però la donna di cui stiamo parlando è Shirley Jackson allora la storia si complica. L’assurda reazione di chi l’accolse in ospedale sarebbe stata un sospiro estenuato e l’affermazione: “Scriverò semplicemente casalinga”. Già questo episodio, se non altro per il modo in cui è stato raccontato, si fa simbolo della vita di una scrittrice che no, non era solo una casalinga e che passava intere mattinate a scrivere, mentri i figli erano a scuola, riprendendo poi la notte, animando la casa del ticchettio di una macchina da scrivere. Il frutto dell’incessante attività di Jackson non si è manifestato solo nei romanzi pubblicati in vita, né nei molti racconti spesso usciti su rivista, ma è letteralmente riemerso da un notevole numeri di scatoloni spediti ai figli anni dopo la morte della madre, una volta ritrovati nella soffitta di una vecchia casa. Delle opere più famose di Shirley Jackson si è parlato molto. Da L’incubo di Hill House ad Abbiamo sempre vissuto nel castello alla Lotteria schiere di lettrici e lettori hanno trovato un posto nello scaffale appositamente per lei. Ma è interessante parlare anche di opere passate più in sordina, come ad esempio La meridiana.
    20 min
  • #18 - King. Jessie, Dolores e la violenza
    20 luglio 1963, un’eclissi solare totale taglia il Maine a metà. Dall’isola di Little Tall al Dark score lake la faglia di luce generata dall’eclissi, che non durerà che pochi minuti, mette in contatto non solo due dei luoghi fantastici più simbolici creati dalla mente di King, ma anche due donne. Una è in cima a un pozzo, trafelata e sconvolta, l’altra non è che una bambina, seduta sulle ginocchia del padre a bordo del lago, costretta a subire un abuso che la segnerà per sempre.
    17 min
  • #16 - Robinson. La tetralogia di Gilead e la colpa
    Tra le scrittrici americane contemporanee, Marilynne Robinson si è conquistata un ruolo di tutto rilievo. Più volte candidata al Nobel, saggista oltre che narratrice, con la Tetralogia di Gilead ha costruito una vera e propria esegesi della colpa.
    16 min

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Carsicamente è il podcast di Francesco Colombrita, un lettore accanito che ha deciso di condividere letture e riflessioni a partire dalla pagina scritta. La metafora che attraversa le puntate è quella…