Il calcio, a volte, non è una linea retta. È un cerchio che si chiude, un ritorno continuo in luoghi che ti hanno già battezzato senza che tu lo sapessi. Siamo nel giugno del 1997. L’aria di Bari è pesante, densa di scirocco e di attesa. Sono i Giochi del Mediterraneo. C’è un gruppo di giovanotti che sembrano scelti da un destino benevolo: un portiere che pare un gatto e si chiama Buffon, un ragazzino romano con il dieci che nasconde la palla come un prestigiatore di nome Totti, e poi Nicola Ventola, un attaccante che vede la porta come pochi. In mezzo a loro, c'è un gigante che arriva dalla Toscana, ha le spalle larghe e lo sguardo di chi non ha paura di sporcarsi le mani: Cristiano Lucarelli.