🎙️ “Cuoio di Russia“, l’ultimo romanzo di Pietro Angelini, edito da Sandro Teti Editore, porta il lettore in un viaggio sia insolito che, in un certo senso, comune; insolito per i personaggi e i contesti che caratterizzano il libro, comune perché, pagina dopo pagina, l’autore affronta e delinea quegli elementi che caratterizzano l’essenza dell’esperienza umana. Per questa ragione, leggendo, potremmo pensare che Angelini, parlando di altro, stia parlando di noi:
Come nasce il suo romanzo, Cuoio di Russia?
Il romanzo nasce da oltre di trent’anni di frequentazione e osservazione della Russia, incominciata pochi mesi prima della disintegrazione dell’URSS e tuttora in corso, che mi ha consentito di essere testimone dei grandi sconvolgimenti avvenuti in questo immenso Paese e di conoscerlo anche attraverso la sua gente, un popolo segnato dalle vicende storiche recenti ma anche immerso in una sua memoria collettiva fatta di cultura materiale e spirituale che si tramanda fra le generazioni. Un popolo e una cultura fortemente segnati dalla natura, protagonista assoluta del vivere russo, ma anche dal vissuto delle generazioni precedenti come dai traumi recenti che la fine dell’Unione Sovietica e la successiva fase neo-liberista hanno imposto alla nazione. La fine dell’Unione Sovietica era stata accolta con molta speranza dalla popolazione, intendendo però con ciò l’entrata nella grande famiglia europea e la fine di un paradigma sociale che non lasciava libera iniziativa all’individuo ma lasciava nelle mani dell’apparato statale le leve esclusive dell’economia e della cultura nazionali. La dissoluzione dell’URSS – peraltro non voluta dalla maggioranza della popolazione sovietica – e le successive brutali fasi di privatizzazione dello stato sovietico invece di portare pace, benessere e una nuova vitalità economica hanno aperto di fronte ai russi una voragine di miseria e derelizione: la fine di ogni garanzia sociale (casa, istruzione, sanità), la frantumazione sociale liberista dovuta alla fine di ogni valore di solidarietà, la crescita di fenomeni criminali mai visti prima, come la famosa mafia russa, la nascita delle nuove oligarchie parassitarie, un profondo degrado culturale, etc.. Il risultato è condensato in un dato statistico: al termine del decennio di El’cin, l’aspettativa media di vita era al di sotto dei 60 anni. Lo sconquasso della società ridotta in frantumi e le miriadi di reazioni personali e collettive che questo stato di cose ha innescato nella Russia degli anni ’90 sono la base di partenza di questo romanzo.
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