C’è stato un tempo in cui la comicità non aveva bisogno di urlare. Bastava uno sguardo di Walter Chiari, una pausa perfetta di Ugo Tognazzi, l’eleganza malinconica di Marcello Marchesi. Era una comicità fatta di ritmo, intuizione, umanità, costruita dal nulla, senza volgarità, senza effetti speciali. Poi sono arrivati gli anni veloci, quelli delle battute consumate in pochi secondi, dei tormentoni, dell’ironia usa e getta. Eppure c’è chi ha continuato a credere che far ridere fosse ancora un atto artigianale. Che dietro ogni sketch dovesse esserci scrittura, osservazione, fame di palcoscenico. Che la risata fosse una cosa seria, serissima.
Anthony Fracasso scrive da quando era giovanissimo: giochi di parole, monologhi nonsense, battute fulminanti e situazioni quotidiane in cui tutti ci ritroviamo. Dai banchi di scuola a oggi, i suoi testi hanno attraversato televisione, teatro, palchi, feste di paese, con un linguaggio riconoscibile, surreale.Da qualche anno ha fondato, assieme a Tonio Rollo e Cristiano Nobile, il trio di cabaret gli Scemifreddi, scegliendo di restare fedele a un’idea di spettacolo popolare, ma mai banale.