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Binance hackerata: oltre 6,3 miliardi di dollari in criptovalute sottratti in appena 20 minuti. Come è stato possibile realizzare il più grande furto crypto della storia? E chi si nasconde dietro questo attacco informatico?
In questa puntata di Cybersecurity & Cybercrime ricostruiamo l'attacco a Binance del 29 ottobre 2026, analizzando le tecniche utilizzate dagli hacker, gli hot wallet, gli smart contract Ethereum, le autorizzazioni EIP-7702 e il riciclaggio delle criptovalute rubate.
Seguiamo le tracce di TraderTraitor e Lazarus Group, gli hacker legati alla Corea del Nord, ripercorrendo anche il clamoroso attacco a Bybit da 1,5 miliardi di dollari e il furto alla Banca Centrale del Bangladesh del 2016.
Perché un gruppo di hacker sponsorizzato da uno Stato ruba miliardi in Bitcoin e criptovalute? E cosa ci insegnano questi attacchi sulla cybersecurity aziendale, sul social engineering e sulla sicurezza della blockchain?
Un viaggio tra cybercrime, criptovalute, hacker nordcoreani e una delle più grandi rapine informatiche di sempre.
🎙️ Cybersecurity & Cybercrime, il podcast di Antonio Capobianco.
#Binance #LazarusGroup #Cybersecurity #Cybercrime #Bitcoin #Ethereum #Criptovalute #Hacker #CoreaDelNord #Bybit
Gli agenti sono riusciti a trovare una strada verso Internet.
Adesso comincia la parte più sorprendente della storia.
Bloccati su alcune challenge di ExploitGym, alcuni agenti iniziano a cercare all'esterno informazioni che possano aiutarli a trovare le soluzioni. La ricerca li porta fino a Hugging Face.
Credenziali esposte, accesso alla piattaforma, vulnerabilità, esecuzione di codice, privilege escalation, movimento laterale e accesso ai cluster Kubernetes: quella che era iniziata come una valutazione delle capacità cyber di alcuni agenti AI finisce per coinvolgere infrastrutture che non facevano parte del test originale.
In questa seconda parte ricostruiamo la compromissione di Hugging Face e soprattutto cerchiamo di capire cosa rende questo incidente così importante: non soltanto le capacità tecniche degli agenti, ma la combinazione di autonomia, persistenza, adattamento e collaborazione.
Durante alcuni test di cybersecurity su ExploitGym, gli agenti AI di OpenAI dovevano trovare vulnerabilità e recuperare delle flag all'interno di ambienti isolati.
Ma qualcosa prende una direzione imprevista.
Gli agenti scoprono un modo per comunicare tra loro, condividere informazioni e collaborare. Quando i ricercatori eliminano il loro primo canale di comunicazione, ne trovano un altro. E quando Internet è bloccato, cercano una strada alternativa per raggiungerlo.
Nasce così quello che gli stessi agenti arriveranno a chiamare uno “swarm”, uno sciame.
Nella prima parte ricostruiamo come nasce questa collaborazione, il ruolo di ExploitGym e Artifactory, il reward hacking e il modo in cui gli agenti riescono progressivamente a superare i confini dell'ambiente nel quale avrebbero dovuto operare.
Una storia che solleva una domanda fondamentale: cosa succede quando un agente AI sufficientemente autonomo incontra un ostacolo tra sé e il proprio obiettivo?
Silk Road non è stato soltanto un marketplace criminale. È stato un sistema.
In questo episodio lo analizziamo dal punto di vista tecnico: Tor come layer di rete, Bitcoin come layer finanziario, l’applicazione come superficie operativa e il laptop di Ross Ulbricht come punto finale della catena.
Vediamo perché Tor non è stato “rotto”, perché Bitcoin non è stato “violato”, e perché l’anonimato non è una proprietà di una singola tecnologia, ma una proprietà emergente dell’intero sistema.
Un case study su OPSEC, blockchain analysis, endpoint security e failure mode architetturali.
La caccia a Dread Pirate Roberts entra nella sua fase decisiva.
In questo episodio riprendiamo la storia di Silk Road dal punto in cui l’illusione dell’anonimato inizia a crollare: agenti sotto copertura, identità multiple, corruzione interna alle task force federali, furti in Bitcoin e investigatori che iniziano a capire una cosa fondamentale: la blockchain non cancella le tracce, le conserva.
Un episodio su investigazioni digitali, Bitcoin forensic, dark web e sul momento in cui Silk Road smette di essere invisibile.
Silk Road non è solo la storia di un marketplace illegale nel dark web. È il momento in cui Tor, Bitcoin e ideologia libertaria si incontrano, creando l’illusione che anonimato di rete e pseudonimia finanziaria potessero rendere invisibili.
In questo episodio raccontiamo Ross Ulbricht, la nascita di Silk Road e il mito di Dread Pirate Roberts, fino ai primi segnali di frattura di un sistema che sembrava progettato per sfuggire al controllo.
Una puntata CyberHistory su dark web, blockchain, anonimato e cybercrime.
In questo episodio di Cybersecurity & Cybercrime entriamo nella CyberHistory e torniamo al momento in cui tutto è iniziato: la nascita di Bitcoin.
Dopo aver analizzato i meccanismi tecnici della blockchain negli episodi precedenti, ricostruiamo il contesto storico, economico e tecnologico che ha portato alla creazione della prima criptovaluta.
Cosa è successo davvero nel 2008?
Perché nasce Bitcoin?
E chi è — o chi era — Satoshi Nakamoto?
Partiamo dalla crisi finanziaria globale, dal crollo della fiducia nei sistemi centralizzati, e dai primi tentativi di moneta digitale come DigiCash, Hashcash, b-money e bit gold.
Arriviamo poi al momento chiave:
la pubblicazione del whitepaper “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”.
Analizziamo cosa introduce davvero Bitcoin e perché, per la prima volta, il problema della doppia spesa viene risolto senza un’autorità centrale.
In questo episodio vedremo:
– Il contesto della crisi del 2008 e la rottura della fiducia
– I precursori di Bitcoin e perché non hanno funzionato
– Il whitepaper di Satoshi Nakamoto
– Il blocco genesi e il messaggio nascosto nel primo blocco
– I primi bitcoin e perché quelli iniziali non sono spendibili
– Chi è Satoshi Nakamoto e il mistero della sua identità
– I primi attori della rete: Hal Finney, Gavin Andresen, Laszlo Hanyecz
– La prima transazione reale: le famose 10.000 BTC per due pizze
Un episodio fondamentale per capire non solo come nasce Bitcoin, ma perché nasce.
Perché Bitcoin non è solo una tecnologia.
È una risposta.
In questo episodio di Cybersecurity & Cybercrime analizziamo in profondità il Proof of Stake, uno dei meccanismi di consenso più utilizzati nelle blockchain moderne.
Dopo aver visto il Proof of Work negli episodi precedenti, entriamo nel dettaglio di un modello completamente diverso, in cui la sicurezza non è più legata alla potenza computazionale… ma al capitale.
Come funziona davvero il Proof of Stake?
Cosa succede tecnicamente quando un validatore partecipa al consenso?
E soprattutto: è davvero più sicuro?
In questo episodio analizziamo:
– Il funzionamento operativo del Proof of Stake
– Il ruolo dello stake e dei validatori
– Il meccanismo di slashing e la sicurezza economica
– La randomizzazione nella selezione dei validatori
– I principali attacchi: Nothing at Stake, Long Range Attack
– Il problema della centralizzazione dello stake
– I trade-off rispetto al Proof of Work
Vedremo come, nel Proof of Stake, la sicurezza diventa una funzione degli incentivi economici e di come questi possono essere sfruttati o difesi.
Analizziamo il sistema sia dal punto di vista offensivo — cosa può fare un attaccante — sia da quello difensivo — quali sono le contromisure implementate nei protocolli moderni.
Attacco del 51%: cosa succede se qualcuno controlla la maggioranza dell'hashrate. Double spend e censura: cosa permette davvero e cosa no. I casi reali di Ethereum Classic e Bitcoin Gold. Poi ASIC, mining pool e la centralizzazione economica che nessuno vuole nominare.
Proof of Work: come il mining trasforma energia in sicurezza. Cos'è il nonce, il target e il difficulty adjustment. Block reward, halving, fee e satoshi. E il consumo energetico di Bitcoin: perché PoW non è uno spreco casuale, ma un modello di sicurezza basato sul costo.
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