E se un manga fosse fatto soltanto di parole? L'idea di Alfabeto Manga, in fondo, è cominciata da questa domanda. Ma prima ancora è cominciata da un dubbio. Quanto siamo ancora capaci di immaginare qualcosa che non abbiamo già visto? Ogni giorno passano davanti ai nostri occhi centinaia, forse migliaia di immagini. Fotografie, video, volti, luoghi, case, corpi, paesaggi. Basta prendere un telefono e possiamo vedere praticamente qualsiasi cosa. Ed è una possibilità straordinaria. Ma qualche tempo fa ho cominciato a chiedermi se, insieme a tutto quello che abbiamo guadagnato, non rischiamo anche di perdere qualcosa. La capacità di vedere quello che non c'è. Ci ho pensato anche durante alcune lezioni che ho avuto occasione di tenere nelle scuole elementari di alcuni quartieri a rischio di Palermo. Guardando i bambini, mi sono posto una domanda molto semplice: che cosa posso mettere davanti a qualcuno senza mostrargli niente? Qualcosa che costringa la sua mente a fare il resto. La risposta era la cosa più antica e semplice che avevo a disposizione. Una parola. Perché una parola non mostra. Evoca. Se io dico "mare", non vediamo tutti lo stesso mare. Qualcuno vedrà una spiaggia d'estate. Qualcun altro una tempesta. Un bambino potrebbe immaginare una barca. Un altro un pesce. Qualcuno sentirà persino un odore o ricorderà una persona. Ho pronunciato una sola parola. I mondi, invece, possono essere infiniti. Ed è da qui che è nato Alfabeto Manga. Ho pensato al fumetto e soprattutto al manga, una forma narrativa nella quale l'immagine ha una forza enorme e alle parole viene affidata soltanto una parte del racconto. E ho provato a capovolgere tutto. E se togliessimo le immagini? Se lasciassimo le vignette, ma dentro mettessimo soltanto parole? Che cosa accadrebbe negli spazi rimasti vuoti? È nato così un alfabeto. Lettera dopo lettera, ho scelto delle parole e le ho messe dentro delle tavole. Ma ho deciso di non raccontare il mondo che sta loro intorno. Quel mondo non appartiene più a me. Appartiene a chi guarda. Alfabeto Manga è diventato così una specie di fumetto incompleto. E forse proprio per questo completo. Perché ciò che manca sulla carta deve comparire da qualche altra parte. Nella testa di chi legge. Non esiste quindi un Alfabeto Manga uguale per tutti. Ce ne sono tanti quanti sono i suoi lettori. E da questa idea è nato un libro, ma mi sono accorto quasi subito che il libro poteva essere soltanto l'inizio. Alfabeto Manga può entrare in una scuola e diventare un laboratorio nel quale bambini e ragazzi costruiscono il proprio alfabeto, inventano storie, disegnano quello che una parola ha fatto apparire nella loro mente. Può diventare una mostra. Un'installazione. Può diventare un'opera collettiva nella quale ciascuno aggiunge una parola. Perché l'idea che sta dietro ad Alfabeto Manga, alla fine, è molto più semplice del progetto stesso. È questa. Se c'è una via di salvezza in questa vita, una via che può in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo portarci via da dove siamo, che sia uno spazio fisico o un luogo mentale, questa si chiama immaginazione. Ad occhi aperti o nel torpore della notte, possiamo sempre costruire il mondo per come lo vorremmo, la nostra vita come un desiderio sempre a portata di mano. Se oggi corriamo un rischio, è quello di perdere la capacità di costruire una visione che sia dettata dal nostro cuore e non dalle immagini preconfezionate che ci vengono continuamente offerte sui nostri dispositivi. Cosa ci salva se non la possibilità di essere dove non siamo, di vivere altre vite, di essere creatori di un mondo che può essere plasmato secondo i nostri personali canoni di bellezza? Alfabeto Manga nasce da questa idea. Fornire uno spunto. Una parola. Un punto di partenza. E poi lasciare spazio all'immaginazione di ciascuno. Se vuoi scoprire Alfabeto Manga, leggere il libro, portare il progetto nella tua scuola o immaginare insieme una mostra o un laboratorio, trovi tutto sul mio sito, dariolarosa.it. E se vuoi partecipare, puoi cominciare anche adesso. Non serve comprare niente. Non serve nemmeno saper disegnare. Pensa semplicemente a una parola. La tua. E prova a immaginare tutto quello che c'è intorno.
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