Dentro l’Avvenire - Il racconto dell'attualità con le voci dei giornalisti

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Dentro l’Avvenire - Il racconto dell'attualità con le voci dei giornalisti episodes

  • Ep130 - Perché ci sentiamo tutti un po' soli?
    Non esiste un posto migliore di un altro in cui sentirsi soli. Le città sono fatte di vicinanze continue. Gente sul tram, negli uffici, nei bar, nei supermercati, nei condomini. Ma la solitudine con la quantità c’entra ben poco. Ha più a che fare con la qualità dei legami che riusciamo a costruire e a mantenere.  La solitudine urbana è anche una questione di luoghi perché se per costruire un legame servono tempo e frequentazione, servono anche dei posti in cui incontrarsi.

    Quando siamo giovani esistono luoghi che ci obbligano, quasi senza che ce ne accorgiamo, a passare moltissime ore insieme ad altre persone: la scuola, l’università, lo sport. Crescendo, molti di questi spazi spariscono. Per molto tempo abbiamo costruito una parte della nostra identità anche attraverso luoghi e organizzazioni collettive: sindacati, associazioni, partiti, comunità religiose. Forse siamo solo alla ricerca di appartenenze abbastanza grandi che non riguardino soltanto noi, delle identità che siano in grado di dare un senso al mondo che viviamo.

    In questo episodio del nostro podcast “Dentro l’Avvenire“ abbiamo esplorato il fenomeno della solitudine urbana, esperienza personale e collettiva, tra cause, conseguenze e possibili soluzioni alternative. Costanza Oliva ha raccolto la testimonianza di Francesco Salonia, cofondatore di Better Together, associazione no profit nata proprio per combattere la solitudine urbana e le analisi di Patrizia Catellani docente di Psicologia sociale all'Università Cattolica di Milano e dove dirige lo Psylab dell’Università Cattolica, uno dei centri coinvolti in Lonely-EU, un progetto europeo che studia cosa succede a una società quando molte persone si sentono sole.
    18 min
  • Ep129 - Un Nobel per la pace che non c'è
    Continua senza sosta il movimento spontaneo di assenso alla proposta di Eugenio Mazzarella di assegnare il premio ai piccoli della Striscia, simbolo di tutte le vittime innocenti delle guerre dimenticate. Avvenire è diventato, attraverso questa petizione, il punto di riferimento per chi chiede che venga consegnato il Nobel per la pace ai bambini di Gaza, come simbolo di tutte le infanzie violate nel mondo. La sottoscrizione a questa campagnasi può fare scrivendo a [email protected]. Oltre che per comunicare la propria adesione, può essere utilizzata per condividere un pensiero di pace e di solidarietà. Verso i bambini di Gaza ma anche verso tutti i bambini e tutte le vittime innocenti delle tante, troppe guerre in corso, come ha ricordato il direttore Marco Girardo. 

    Questo Nobel quindi, prima ancora di essere assegnato, chiede agli adulti, ai governi, a tutti noi di mantenere la promessa della pace e non dimenticare tuti i bambini a cui viene negata l’infanzia. Su Avvenire è un impegno che portiamo avanti quotidianamente e che raccontiamo nella serie "Guerre Dimenticate", una serie di reportage dei nostri inviati per raccontare i conflitti di cui troppo spesso nessuno parla. Un viaggio nei luoghi dove la prima vittima è l’infanzia. Sostenere questa proposta significa allora scegliere di guardare la realtà ad altezza di bambino: dal punto di vista di chi, prima di ogni altra cosa, chiede agli adulti di poter vivere in pace.

    Ascolta l'episodio di Dentro l'Avvenire, a cura di Maria Gomiero, che ricostruisce tutti gli aspetti di questa iniziativa insieme al suo promotore, Eugenio Mazzarella
    14 min
  • Ep128 - Era una casa molto carina
    Più di 650mila famiglie sono nelle graduatorie comunali per ottenere un alloggio: parliamo di un milione e mezzo di persone stanno aspettando una casa. Secondo gli ultimi dati, nel 2024 in Italia sono stati emessi poco più di 40mila provvedimenti di sfratto, e la Lombardia concentra il numero più alto. Spesso l’emergenza abitativa è solo la punta dell’iceberg. Dietro c’è un licenziamento. Una separazione. Una malattia. Debiti. Una rete che si rompe.

    L’housing sociale è un trampolino da cui ripartire. Non offre solo un tetto: serve a ricostruire la propria autonomia e fare in modo che, primo o poi, quel supporto non serva più. Ma uscirne non è semplice. L’accesso alla casa è problematico anche per chi non è in una situazione di particolare fragilità. E senza una visione politica più strutturata si rimane impantanati in una condizione di marginalità. Ne abbiamo parlato con beneficiari e operatori del progetto di social housing del Consorzio Comunità Brianza.

    In questo episodio del nostro podcast “Dentro l’Avvenire“ Costanza Oliva racconta cosa succede quando si perde la propria casa, dal progetto di social housing alle difficoltà da affrontare in un mercato immobiliare ormai proibitivo per tantissime persone.
    19 min
  • Ep127 - Ventidue ore senz'aria
    Fa caldo. Chiudi gli occhi, inspiri, espiri, ma il caldo resta. Non c’è un condizionatore, non c’è un ventilatore, non c’è un frigo per mettere una bottiglietta d’acqua in fresco. C’è però una porta blindata, chiusa, e delle finestre. Con delle sbarre. Sei in questa stanza per ventidue ore al giorno. Quella stanza, che è una cella, è pensata per tre, ma dentro siete in sette.

    Questa è la descrizione di un momento qualsiasi, anche ora, all’internodi un carcere italiano. A fine luglio le persone detenute erano quasi 65mila mentre i posti disponibili sono poco più di 46mila. Significa che ci sono circa 20mila detenuti in più di quelli che gli istituti penali potrebbero contenere. Il tasso di affollamento è al 140%. Stiamo tornando ai numeri per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel 2013.Secondo Susanna Marietti, responsabile dell’Osservatorio minori di Antigone, siamo di fronte a «un allargamento del controllo penale sui minori».

    In questo episodio di “Dentro l’Avvenire“, a cura di Maria Gomiero, raccontiamo le condizioni precarie e di sovraffollamento delle carceri, acuite dal caldo torrido, l’assenza di prospettive per un reinserimento sociale delle persone detenute e il cambio di approccio da una presa in carico sociale dei minori a una risposta penale contenitiva.
    14 min
  • Ep126 - Vuoi una rosa?
    Ogni sera, tra i tavoli di bar e ristoranti un ragazzo si avvicina ai tavoli con un mazzo di rose in mano: «Vuoi una rosa?». Abbiamo parlato con alcuni di loro, venditori originari del Bangladesh, e con Francesco Della Puppa, professore di Sociologia all'Università Ca' Foscari di Venezia, provando a ricostruire i percorsi migratori, la rete di intermediari a cui si appoggiano, le forme di sfruttamento, le speranze per il futuro.
    18 min
  • Ep125 - In Cisgiordania, nella fattoria assediata dai coloni
    Daoud Nassar in trent’anni ha speso oltre 300mila dollari, raccolti tramite donazioni di volontari da tutto il mondo, per sostenere la più lunga battaglia di un palestinese contro Israele per il possesso di una terra. La sua fattoria si trova in Palestina, vicino a Betlemme, dove i suoi nonni l’avevano acquistata oltre cento anni fa. Ma ora Tel Aviv sostiene che non gli appartenga. Tra un’udienza in tribunale e un’altra, i coloni hanno iniziato a isolarlo: tagliano i cavi della corrente, bloccano le strade ed entrano armati nella proprietà.

    Nella stessa situazione di Nassar si trovano tutti i palestinesi che ancora vivono nell’area C della Cisgiordania, quella a controllo israeliano, ma ormai anche moltissimi che abitano in area A. Da accordi, a controllo palestinese. In questo scontro, tanti perdono la vita: dal 7 ottobre 2023, le uccisioni di palestinesi da parte di forze israeliane in tutta la Cisgiordania, secondo l’Onu, sono state almeno 255. Tra queste, 8 donne, 47 bambini e 3 persone con disabilità.  

    Andrea Ceredani è stato due settimane in Cisgiordania per raccontare le storie, e le ragioni, dei palestinesi che scelgono di restare nella loro terra tenendo una postura non violenta.

    Ascolta la nuova puntata di Dentro l’Avvenire con le voci di Daoud Nassar, Bimshara Nassar e le beduine palestinesi del villaggio di Al Hatrura.
    21 min
  • Ep124 - Le cicatrici del disastro di Seveso
    Cinquant'anni dopo la fuoriuscita della nube tossica dell'Icmesa di Seveso, Giancarlo Cesana torna con la memoria a quell'estate del 1976. Medico, già professore ordinario di Igiene generale e applicata all'Università degli Studi di Milano-Bicocca e presidente della Fondazione Irccs Ca' Grande Ospedale maggiore policlinico di Milano, fu tra i primi a raggiungere Seveso per contribuire alla gestione dell'emergenza. Alla sua testimonianza si aggiunge quella di Alessia Borroni, attuale sindaco di Seveso, che all'epoca aveva due anni e ha vissuto negli anni la trasformazione della città. Per ompletare il racconto del disastro avvenuto 50 anni fa Armando Nava ricorda la scelta della moglie Adele di portare a termine la gravidanza, nonostante la pressione sociale. 

    Ripercorriamo quei momenti nell'ultimo episodio del podcast Dentro l'Avvenire, a cura di Maria Gomiero. Si ascolta su tutte le principali piattaforme di streaming.
    15 min
  • Ep123 - Ritorno al futuro a Sarajevo
    Ajna Mesic è nata nel 2002, sei anni dopo la fine dell’assedio di Sarajevo. Eppure è un’orfana di guerra. Suo padre è morto quando aveva un anno per le conseguenze di una ferita nella guerra dei Balcani. Oggi Ajna lavora alla Youth Initiative for Human Rights, un ente che mette in contatto giovani dei Balcani per conoscersi, per superare le ferite del passato.

    Sono passati infatti più di 30 anni dal 1995, quando gli accordi di Dayton divisero la Bosnia Erzegovina in due entità: quella serba e la maggioranza croata e bosgnacca (musulmana). Quella divisione ha consentito di mettere fine alla guerra ma oggi ha finito per accentuare la divisione etnica. E paralizza anche le istituzioni.
    14 min
  • Ep122 - Un'estate troppo lunga per non andare a scuola
    L’ultima campanella è suonata e la scuola è finita in tutta Italia. Tre mesi di vacanze estive attendono circa nove milioni di studenti. Tre mesi di equilibrismo tra lavoro e cura dei figli attendono, invece, le loro famiglie. Per la maggior parte, resistere tra giugno e settembre è diventata un’impresa. Sempre più genitori non hanno nonni a cui affidare i ragazzi, i centri estivi privati rincarano di anno in anno e le opzioni gratuite latitano. Che fine fa l’educazione tra giugno e settembre?

    Nel nuovo episodio di Dentro l'Avvenire, Andrea Ceredani ne parla con i dirigenti scolastici Barbara Oteri e Salvatore Giuliano. Un racconto della crisi che ogni estate colpisce scuole e famiglie, ma anche delle iniziative che permettono di "galleggiare" fino a settembre.
    11 min
  • Ep121 - Le madri della Repubblica
    È il 2 giugno 1946 e quel giorno 13 milioni di italiane possono votare per la prima volta nella storia del nostro Paese. Non era mai accaduto prima. E non solo sceglievano i componenti dell’Assemblea Costituente, ma partecipavano alla definizione della forma dello Stato: Monarchia o Repubblica.

    Un evento al quale le 13 milioni di donne che si recarono alle urne (assieme a 12 milioni di uomini) si prepararono con accuratezza. Ad accompagnare le donne al voto nel modo migliore, c’è stata anche Armida Barelli, cofondatrice dell’Università Cattolica e fondatrice della Gioventù femminile di Azione Cattolica. “Noi donne siamo una potenza: su 100 voti, 47 sono per gli uomini e 53 per le donne” scriveva nei mesi precedenti il voto.

    Sono passati 80 anni da quel giorno, ma la presenza delle donne nella vita politica del nostro Paese non è ancora un aspetto consolidato. E il percorso è lungo e lento.

    Enrico Lenzi ne parla con la professoressa Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Torino ed esperta della storia del cattolicesimo in Italia. Uno sguardo a quel giorno di 80 anni fa, ma anche a questi otto decenni di storia repubblicana, fino a oggi attraverso svolte e limiti.
    14 min

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