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Ci allontaniamo un po' da Desert Suite, ma poi non così tanto e incontriamo Roberto Silvestri che ci racconta il film precedente di Fabrizio Ferraro, Wanted.
Si va dietro le quinte del film, in cui Francesco Pesci, il vignaiolo di Banyuls, si trova a interpretare sé stesso, ma anche a confrontarsi con un ruolo ribaltato che sfida la sua quotidianità. Tra realtà e finzione, emergono temi universali: la resilienza della natura, la fragilità umana, e l'equilibrio tra controllo e accettazione. Un viaggio affascinante che mette in comune il lavoro della campagna con il lavoro del cinema.
Al Cinema Beltrade di Milano il 14 dicembre 2024. L’episodio intreccia il racconto personale di Claudio Bonafede e le osservazioni di Matteo Marelli, moderatore dell'incontro con Fabrizio Ferraro prima e dopo la visione di Desert Suite. È cruciale l’importanza dell’esplorazione visiva e della ricerca di nuove sensazioni. Il film è come un viaggio umano e sensoriale che abbraccia l’inquietudine e la meraviglia della vita, spingendo lo spettatore a confrontarsi con il mistero e l’imprevedibile. La narrazione si conclude con una riflessione sulla figura del protagonista, lasciata volutamente enigmatica per stimolare interpretazioni libere e personali.
Desert Suite è un’opera cinematografica che combina il nichilismo con un umanesimo profondo, inserendosi nel solco di grandi tradizioni del cinema italiano e internazionale.
Valerio Carando descrive il film come una "notte dei morti viventi" narrata da un grande umanista, capace di creare ponti tra il passato e il presente del cinema. L'opera dialoga con classici come La grande illusione di Jean Renoir e anche con lo stesso film di Ferraro, I morti rimangono con la bocca aperta, evocando atmosfere ricche di spunti di riflessione. Nonostante l'apparente nichilismo che permea le sue immagini, Desert Suite apre a vie di fuga luminose e significative, come mostrato nel suo finale, dove la "resurrezione dei corpi" segna un movimento di speranza e rinascita. Questo sguardo umano e rigenerativo è una costante del cinema di Fabrizio Ferraro, richiamata anche in film come Wanted, che, pur imprigionato in atmosfere chiuse e oscure, lascia sempre intravedere una possibilità di evasione e rinnovamento, in linea con lo splendido epilogo di Un condannato a morte è fuggito di Robert Bresson. Attraverso riferimenti cinefili, Desert Suite si configura come un'opera che supera la catatonia generale della modernità per aprire nuove prospettive di senso e libertà.
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