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È arrivato il cartone animato di Natale della Disney, Zootropolis 2, e come già il primo è molto bello; Jennifer Lawrence e Robert Pattinson hanno fatto un film d’autore così audace che forse è anche deludente; e c’è tutta una questione intorno alla possibilità di pilotare i giudizi di Rotten Tomatoes.
Cosa lega Wicked a molti dei film più importanti usciti negli anni Duemila? E che senso ha per The Rock fare un film d’autore? Ma soprattutto: come fanno i giornalisti e i critici ad aver visto tutti i film prima che escano? Il podcast Dicono che è bello, a Venezia è tornato e questa volta va al cinema, tutte le settimane, alle 18 del giovedì.
Torna il podcast sul cinema di Gabriele Niola, questa volta anche con Bianca Ferrari, per parlare di cosa c'è di nuovo: ogni giovedì alle 18:00, sul Post e sulle principali piattaforme.
La regola vuole che l’ultimo giorno del festival, quello che precede la serata di premiazione, sia un continuo rincorrersi di voci sui vincitori, voci più o meno affidabili. E quest’anno quando è stato chiaro che non avrebbe vinto il grande favorito è stato anche chiaro che c’erano problemi in giuria. La serata poi ha confermato una spaccatura mai vista tra i premi e la posizione della biennale.
In molti lo hanno saltato il film ungherese di due ore e mezza centrato su un Gingko biloba, terrorizzati, e hanno sbagliato, è stata la rivelazione del festival, un film più leggero del previsto, grandi applausi e molta partecipazione. Ma è stata la giornata del film di Franco Maresco, l’ennesima odissea del più grande artista anticonformista del cinema italiano, non a sorpresa anche lì un film esilarante.
Mentre il festival è invaso dai giapponesi perché passa il film di Mamoru Hosoda intitolato Scarlet, italiani e qualche europeo sono presi da Il mostro di Stefano Sollima, serie Netflix in 4 episodi che ha un livello inedito di attaccamento ai fatti e una grandissima realizzazione. Questi film come tutti gli altri hanno avuto anche i loro party e i loro ricevimenti più o meno esclusivi, ma le feste a cui posso aspirare io sono altre.
Era facile prevedere che il film The voice of Hind Rajab sulla vera storia della bambina intrappolata in un'auto a Gaza con la sua famiglia ormai morta che chiede aiuto al telefono sarebbe stato un potenziale vincitore, visto il tema. Ma è anche un film di grande innovazione filmica. Nella stessa giornata è passato anche il ben più sfortunato Duse.
A partire dal 2016 e con sempre maggiore insistenza si è cominciato a chiedere ai festival di cinema di porre più attenzione alla quota di film diretti da donne che vengono selezionati.. È una questione molto complicata, e ha avuto delle conseguenze. Ne parliamo oggi perché il caso ha voluto che passassero tre film diretti da donne, A House of Dynamite, The Testament of Ann Lee e la sorpresa del festival: Un anno di scuola di Laura Samani.
Chi l’avrebbe mai detto anche solo dieci anni fa di poter vedere Dwayne Johnson anche noto come The Rock, l’ex wrestler eroe di film d’azione, in un film in concorso a Venezia? È anche un bel film, e lui è molto bravo. E chi l’avrebbe mai detto che sarebbe comparso Kevin Spacey a un certo punto?
Il successo del film L’ultima notte di Amore ha creato la coppia Andrea Di Stefano (sceneggiatore e regista) e Pierfrancesco Favino (protagonista) che torna con questo film appartenente al genere che più si fa in Italia e fuori concorso. Invece in concorso è passato Il mago del Cremlino, film tratto dal libro di Giuliano Da Empoli che racconta il collaboratore di Putin che ha creato quella che è la strategia di comunicazione e mantenimento del potere più imitata nel mondo.
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