Più il presente ci preoccupa, più il genere distopico fiorisce. Da sempre le distopie raccontano le paure e le trasformazioni della società attraverso mondi possibili, costruiti a partire dai segnali del presente e proiettati verso futuri estremi. Un genere che non si limita a immaginare ciò che potrebbe accadere, ma utilizza il futuro come lente per leggere con maggiore lucidità il nostro tempo.
Nicoletta Vallorani, docente di Letterature anglofone presso l'Università degli Studi di Milano e scrittrice, ci guida nella lettura di uno dei generi più politici della narrativa contemporanea. In un presente che sembra sempre più vicino alle distopie raccontate dalla letteratura, quale funzione possono ancora avere queste storie? Ci aiutano a immaginare ciò che verrà o, piuttosto, a riconoscere con le derive di ciò che sta già accadendo?