Il testo analizza criticamente le origini dei Vangeli, evidenziando come i racconti canonici non siano cronache storiche fedeli, ma piuttosto rielaborazioni letterarie di fonti eterogenee. Attraverso lo studio dei Vangeli sinottici e di materiali perduti come la fonte Q, l'autore decostruisce la narrazione tradizionale mostrando le discrepanze tra le diverse figure di Gesù, dal mago al profeta. La ricerca mette in luce come il canone del Nuovo Testamento sia il risultato di una selezione ecclesiastica arbitraria, finalizzata a scartare numerosi testi apocrifi e interpretazioni divergenti, come quella di Marcione. L'indagine si sofferma inoltre sull'incongruenza delle profezie sulla fine dei tempi, mai avveratesi, suggerendo che la Chiesa sia un'istituzione sorta su basi dottrinali posticce. In ultima analisi, la figura di Gesù viene presentata come un costrutto mitologico e devozionale, i cui insegnamenti morali, sebbene suggestivi, risultano spesso contraddittori o storicamente manipolati.