l testo analizza la formazione del Pentateuco, evidenziando come la Bibbia non sia un’opera unitaria ma un collage di fonti diverse e spesso contraddittorie, note come J, E, P e D. L'autore esplora le ambiguità linguistiche dei nomi divini, come Elohim e Jahvé, collegandoli a radici semitiche comuni e a contesti politici differenti tra i regni di Israele e Giuda. Viene ripercorsa la storia della critica biblica, citando studiosi che hanno sfidato l'idea di un'unica autoria mosaica, subendo spesso censure religiose. Nonostante le evidenze archeologiche e filologiche abbiano costretto la Chiesa a riconoscere la natura composita dei testi, l'istituzione difende ancora il dogma dell'ispirazione divina. In conclusione, l'estratto suggerisce una visione laica secondo cui le incongruenze del testo sacro dimostrano che sia stata l'umanità a creare Dio a propria immagine, e non viceversa.