«Fra emergenza coronavirus e ricerca di soluzioni per una nuova ripartenza sostenibile, le biotecnologie, giocando sulla strategicità della filiera corta e dell’economia circolare, offrono una potente spinta innovativa per il nostro Paese». Lo afferma il presidente di Assobiotec Federchimica Riccardo Palmisano in occasione della presentazione del rapporto Assobiotec-Enea su “Le imprese di biotecnologia in Italia”.
Durante la presentazione del rapporto, si è evidenziato come il biotech si stia affermando come tecnologia chiave per una ripartenza “sostenibile” del Paese, anche nella fase post emergenza coronavirus. Le biotecnologie, se applicate all'agricoltura, per esempio, offrono una risposta concreta per gestire la ridotta disponibilità di suolo e di acqua, per preservare la biodiversità e rendere le produzioni più resistenti ai cambiamenti climatici o ai patogeni, o per sviluppare prodotti biologici ed ecocompatibili per la difesa di piante e animali dall’attacco di questi ultimi.
Il comparto biotech italiano si conferma un settore in crescita. A fine 2019 sono 696 le imprese biotech attive sul territorio nazionale, con 13 mila addetti (di cui il 34% impiegato in attività di R&S) per oltre 12 miliardi di fatturato.
Secondo il rapporto le imprese biotech che operano nell'area agricoltura e zootecnia in Italia si presenta molto diversificato. Sono 60 le imprese censite (9% del totale). Il fatturato dell’area supera gli 850 milioni di euro.