Una lunga conversazione con Alberto Negri ,giornalista ,inviato di guerra ed esperto conoscitore del Levante, ci porta ad affrontare varie tematiche a volte in maniera erratica ma con molti spunti di riflessione. Partiamo dalla guerra contro l’Iran la cui gestione da parte di Trump dimostra una mancanza di progetto politico, mentre si può’ intuire la finalità economica quella di controllare i flussi energetici ed assicurarsi che la valuta in cui saranno regolati sia il dollaro. La creazione d’instabilità è sempre stata un obiettivo degli Stati Uniti mentre il fine della Cina è la stabilizzazione internazionale, perché per chi fa commercio, per chi deve vendere merci, servizi, infrastrutture è ovviamente importante la stabilità, per gli americani, che ormai sono indipendenti dal punto di vista energetico da diversi anni,invece non è più importante la stabilità, ma eventualmente la destabilizzazione di alcune zone del mondo, da dove loro traggono dei vantaggi, come il caso della chiusura dello stretto di Hormuz. Come ribadito dagli stessi membri dell’amministrazione Trump gli americani si avvantaggiano vendendo più petrolio e più gas agli europei e a coloro che non hanno queste materie prime energetiche, in realtà l'instabilità oggi favorisce gli Stati Uniti. Questo vale anche per la guerra in Ucraina ,la cui continuazione è negli interessi americani e sopratutto del loro complesso militare industriale .Rispetto ai rapporti con la Cina le due economie sono ancora interconnesse ,non si è verificato il “decoupling” e la questione del debito americano in mano cinese è relativa rispetto alla mole dell’indebitamento americano complessivo che ammonta a 39 mila miliardi di dollari . Le due potenze hanno dei fini diversi ma ancora forti interessi comuni. La guerra contro l’Iran ,serve sopratutto a Netanyahu e al suo progetto di grande Israele,le conseguenze su certe filiere industriali come quelle dei fertilizzanti saranno molto pesanti ma è difficile pensare che non siano state valutate ,anche se il confronto cruciale si sta definendo nel Mediterraneo orientale ,in particolare sul gas e le risorse energetiche . Si profila per Israele un confronto con la Turchia ,membro della Nato con uno degli eserciti più potenti dell’area per il controllo delle risorse energetiche, confronto che già è presente in Siria ormai divisa e spartita . Il problema è il controllo delle risorse del Mediterraneo, il gas, tutte le rotte economiche e commerciali, che interessano Israele che ha già degli accordi stringenti con l'Egitto, quindi su Suez, in contrapposizione con gli interessi turchi che intanto hanno guadagnato posizioni in Libia . In questo contesto l’Italia ,che con la caduta di Gheddafi ha perso qualsiasi influenza sulla Libia ,si ritrova a rincorrere fonti di approvvigionamento alternative al costoso gas americano, mentre si delinea l’ininfluenza geopolitica e la subordinazione alla politica americana ed israeliana. Le politiche di privatizzazione ed austerità hanno privato il paese della sua base industriale ed ora l’Italia si ritrova in una situazione analoga alla quella greca e superata nei dati economici dalla Spagna .La mancanza di strategia del governo accompagnata dall’inesistente programmazione economica rimandano ad una debolezza sistemica che favorisce gli appetiti del capitale finanziario e speculativo come dimostra la questione della rendita immobiliare in particolare a Milano. Queste ed altre riflessioni e spigolature nella lunga conversazione con Alberto Negri che vi invitiamo ad ascoltare.