Il carcere non può diventare il luogo del sospetto permanente. In questo 71esimo episodio del podcast Fuoriluogo proponiamo la registrazione audio del webinar “Contro il carcere del sospetto. No alle operazioni sotto copertura”, promosso il 3 giugno 2026 per lanciare la mobilitazione contro la possibilità di impiegare agenti infiltrati all’interno degli istituti penitenziari.
Al centro dell’incontro c’è l’appello “Difendiamo l’articolo 27. No agli agenti infiltrati nelle carceri”, sottoscritto da associazioni, operatori e operatrici, volontari, insegnanti e persone impegnate nella tutela dei diritti di chi è detenuto. Lo trovate su Fuoriluogo, il link nella descrizione dell’episodio.
L’articolo 15 del decreto Sicurezza n. 23 del 2026, convertito nella legge 24 aprile 2026, n. 54, autorizza gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi della Polizia penitenziaria a svolgere operazioni sotto copertura nelle carceri. Uno strumento nato per il contrasto alla criminalità organizzata transnazionale viene così esteso anche a fatti come rivolte, evasioni, circolazione di sostanze e detenzione di telefoni cellulari: fenomeni che dovrebbero essere affrontati nell’ambito dell’ordinaria gestione penitenziaria, con regole chiare, garanzie e responsabilità istituzionale.
Il rischio è quello di contaminare l’intera vita del carcere con una cultura della paura e della diffidenza. La persona sotto copertura potrebbe presentarsi come detenuto, educatore, infermiere, volontario o appartenente a una delle altre figure che quotidianamente costruiscono relazioni di ascolto, cura e accompagnamento. Proprio quelle relazioni su cui dovrebbe fondarsi il mandato costituzionale della pena.
In un sistema già segnato da sovraffollamento, degrado, suicidi, carenza di personale e mancata attuazione delle attività trattamentali, l’introduzione di strumenti investigativi opachi rischia di accrescere la conflittualità, indebolire la fiducia e rendere sospetta ogni forma di relazione. Anche la legittima presa di parola delle persone recluse potrebbe essere letta come materia di indagine, anziché come espressione di bisogni, diritti e conflitti da affrontare democraticamente.
Il webinar è introdotto e coordinato da Susanna Ronconi di Forum Droghe. Intervengono Franco Corleone per La Società della Ragione, Stefano Anastasia, Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Ornella Favero di Ristretti Orizzonti e Vincenzo Scalia, sociologo della devianza all’Università di Firenze.
Le loro analisi ricostruiscono il significato della norma, i suoi possibili effetti sulla vita penitenziaria e le ragioni di una mobilitazione che chiama in causa garanti, magistratura di sorveglianza, avvocatura, operatori, volontariato e società civile. L’appello invita a difendere l’autonomia dei ruoli, a non collaborare con operazioni che compromettano le relazioni di fiducia e a segnalare arbitri, violazioni dei diritti, ingerenze illegittime e provocazioni.
Difendere l’articolo 27 della Costituzione significa opporsi a un carcere ridotto a spazio di sorveglianza opaca. La sicurezza non si costruisce attraverso l’infiltrazione e il sospetto, ma attraverso diritti, trasparenza, cura e responsabilità democratica.
Buon ascolto!
Approfondimenti
* Aderisci all’appello
* Dissobbedienza contro le spie in carcere. La presentazione di Susanna Ronconi per Fuoriluogo su il manifesto
* Il webinar su Youtube
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