Bancomat, prenotazioni aeree, banche, pubblica amministrazione: dietro le interfacce moderne che usiamo ogni giorno gira spesso codice scritto negli anni Settanta e Ottanta, che quasi nessuno sa più mantenere. Un problema enorme e invisibile, e il modo in cui l'Intelligenza Artificiale può aiutare a risolverlo.
Gabriele Gobbo, digitologo e ideatore di FvgTech, ne parla con Michele Laurelli, sviluppatore di sistemi AI. Insieme spiegano perché linguaggi come COBOL sono un rischio (non li studia più nessuno, chi li conosce va in pensione), cosa succede quando quel software si rompe, e perché le migrazioni verso sistemi moderni sono operazioni delicatissime, da centinaia di milioni fino a due miliardi di euro per i grandi gruppi.
Il punto di svolta è l'AI, ma non quella pubblica: Laurelli racconta il lavoro del suo team su un sistema che automatizza gran parte della migrazione, spiegando perché non si può usare ChatGPT o Gemini quando si tocca il patrimonio informatico di un'azienda, e serve lavorare con modelli privati e in locale. Un episodio che si affianca ai temi del libro "Sentimento Sintetico" sul rapporto tra tecnologia e lavoro.