Gameromancer

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Gameromancer episodes

  • Ep. 221: Per la Super Terra dei Liberi – da Charlie Kirk fino a tornare al Gamergate

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    Il Congresso USA accusa i videogiochi di aver alimentato l’odio politico della sinistra. Non solo Steam, perché l’8 ottobre sono stati convocati oltre a Gabe Newell anche i CEO di Discord, Twitch e Reddit. Posti che sicuramente hanno bazzicato anche Luigi Mangione (che sua cover su X aveva scelto un pokémon, Breloom) che Tyler Robinson, […]
    1 hr 10 min
  • Ep. 220: La compagnia delle Indie – come il videogioco indipendente è diventato di tutti

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    Com’è che adesso giochiamo tutti ai giochini piccini abbastanza abitualmente?
    Troppo facile dire “eh la pandemia signora mia”. È un percorso che è iniziato più di 15 anni fa, che ha visto lo zeitgeist culturale del videogioco spostarsi un po’ alla ricerca di alternative sostenibili, un po’ perché PlayStation mica poteva ignorare Wiiware e Xbox Live Arcade, specie considerati i numeri che ci muovevano sopra i vari Castle Crashers e World of Goo.
    Questa è la storia di com’è nato il videogioco indipendente. Quello contemporaneo eh, non in assoluto – perché in assoluto esiste da praticamente l’epoca di Tennis For Two.
    1 hr 14 min
  • Ep. 219: Remember Me(nchia) – videogiochi dimenticati

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    Escono talmente tanti giochi ogni giorno che è facile dimenticarsi della roba vecchia, soprattutto in un contesto culturale dove si guarda sempre avanti e pure al day one ormai si pensa alle patch, ai DLC, ai sequel. Chiaro, poi esistono i Dark Void che era giusto e sacrosanto dimenticarsi, ma ci sono pure gli Starhawk che non s’è inculato di pezza nessuno o i Castle Crashers che ti ha tenuto compagnia su Xbox 360 e poi non c’hai pensato mai più.
    Questa settimana ti proponiamo un po’ di giochini che magari conosci, magari no, ma che sicuramente hai smesso di giocare.
    58 min
  • Lettere da Pulveria: una monografia di Hollow Knight

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    Hollow Knight era il gioco giusto al momento giusto
    Ho solo amore per il gioco di Team Cherry da quando nel 2018 mi sono chiuso a Nidosacro per quelle 50 e passa ore.
    Una specie di soulslike che si ibrida al metroidvania, con una lore alla Bloodborne, esattamente quando c'era bisogno esattamente di questo.
    Uno stile disegnato a mano pulito e bellissimo, una colonna sonora eccezionale, dei controlli precisi come se ne trovano raramente. La mappa intricata, complessa e varia, piena di popoli diversi e approfonditi, totalmente interconnessa. Boss su boss uno più bello dell'altro.
    Su tutto una cura al dettaglio clamorosa, che dopo 40 ore ti porta ad avere un personaggio secondario che si mette a recitare a caso 50 precetti del buon cavaliere - uno più scemo dell'altro - e poi ti affronta in dieci boss fight di difficoltà e stupidità crescente.
    Sono sei anni che aspetto il seguito, e anche io a un certo punto mi sono stancato di sperare lo mostrassero agli eventi.
    Ma ho troppo amore per Hollow Knight per avercela con Team Cherry. Buon Silksong, a me quanto meno
    1 hr 19 min
  • Ep. 218: Processo a The Phantom Pain

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    Penso a "Luci guida anche nella morte" da quando ho finito The Phantom Pain la prima volta.
    Qualcuno la definirebbe una sezione Walking Simulator del cazzo. Alla fine devi solo attraversare i corridoi della Mother Base sparando in testa ai Diamond Dogs. Solo che sono i tuoi Diamond Dogs, quelli che hai speso ore a reclutare cercando tra le fila nemiche il meglio del meglio, soldati di Rango S che potessero essere degni della reputazione da Leggenda che ti stavi costruendo.
    Quella stessa reputazione che evapora 60 punti alla volta ogni volta che adesso ne fai fuori uno.
    La vocina dell'iDroid continua a ripetere "Staff member has died" e tu non puoi farci un cazzo. I tuoi commilitoni chiedono pietà e tu non puoi farci un cazzo. Ad un certo punto alcuni di loro gettano le armi a terra e ti rivolgono il saluto militare. "Viviamo e moriamo ad un tuo comando, Boss". È un brivido che mi porto dentro da 10 anni.
    Lo strumento più basilare che si possa trovare nei videogiochi, il punteggio, che viene usato così, per ricordarti che non conti un cazzo, che i Diamond Dogs che stai ammazzando non sono solo statistiche, hanno un nome e lo vedi nell'HUD ogni volta che stai per premere il grilletto.
    Giocando "Luci guida anche nella morte" mi sono chiesto per dieci anni come si possa pensare che i videogiochi desensibilizzano davanti alla morte.
    Difficilmente mi sono mai sentito così una merda come durante quella missione. Difficilmente riuscirò mai a prendere una vita IRL, se ho fatto così fatica a farlo usando un controller.
    1 hr 4 min
  • I buffi di Enotria e la comunicazione di Hollow Knight Silksong – Checkpoint

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    Tocca tirare fuori il terzo Checkpoint in due settimane perché, beh, continuano a succederne di ogni. Tipo che Blur, IlMasseo e un altro po' di gente racconta di come Jyamma Games spenda i big money per far vedere il trailer de La Divina Commedia™ (™ perché è marchio registrato) durante la Opening Night Live della Gamescom debba ancora pagarli per le adv del lancio di Enotria. Di cui sembra misteriosamente sparito dalla roadmap il DLC che doveva essere incluso nelle Deluxe Edition.
    Poi vabbè, siamo in quei giorni lì, in quelli dove tra poco esce Hollow Knight Silksong e quindi si parla di come Team Cherry abbia lavorato senza fretta in opposizione a quello che succede abitualmente nel game dev. Solo che no, non sono i paladini proprio di un cazzo, solo dei marketer a cui è riuscito il colpaccio.
    1 hr 11 min
  • La famiglia nei videogiochi – unWired

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    Nello spirito del format, più che scrivere una sinossi dell’episodio ho pensato potesse essere fico copincollarvi la “mappa concettuale” che ho preparato pre-puntata. Poi chiaramente gli altri partecipanti erano blind quindi si è deviato da questo percorso.
    La prima famiglia nei videogiochi è probabilmente la famiglia Mario. Luigi nasce come reskin del fratello per l'eventuale player 2 e poi si ritaglia un suo spazio.
    Ryu e Ken in Street Fighter non sono fratelli ma hanno una rappresentazione molto simile a quella di Mario e Luigi.
    Per anni la rappresentazione della famiglia nei videogiochi è arrivata dall'arcade, in particolare coi picchiaduro a scorrimento (Ninja Turtles, i Simpson, Double Dragon...).
    Forse inizia a cambiare qualcosa con i JRPG.
    La cosa comunque va avanti fino almeno a PS2, dove magari si inizia a raccontare anche qualcosa ma la famiglia è tendenzialmente scontro (Devil May Cry).
    Negli RPG inizia a spuntare la meccanica per cui ti sposi ma spesso è solo una fighetteria senza conseguenze.
    Quel merda di David Cage ci si butta a pesce con Heavy Rain e quella colata di diarrea di Beyond Due Anime, ma in quella generazione si inizia a costruire qualcosa di alternativo (vedi soprattutto Nier Replicant — questione fratello vs padre nella versione occidentale).
    Ci prova un po' anche Assassin's Creed, soprattutto per quanto riguarda Ezio e Connor.
    Ad una certa il tema si sdogana e si trova una rappresentazione molto più varia della famiglia, sia dal punto di vista dei conflitti che del supporto.
    1 hr 5 min
  • I dazi amari di PlayStation, i soldi sporchi di Kojima e le nuove recensioni di Steam – Checkpoint

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    Non esiste consumo etico dentro il capitalismo.
    Il Savvy Games Group possiede ad oggi il 10% di Nexon, il 9% di EA, l’8,3% di Embracer, il 7,5% di Nintendo, il 5% di Capcom e una quota non meglio specificata in TakeTwo. Sì, quelli di GTA.
    E l’Arabia Saudita non è l’unico Stato Canaglia che sta vomitando soldi nei videogiochi.
    La Cina negli ultimi anni ha comprato tantissime Proprietà Intellettuali occidentali, con Tencent che per esempio è il 100% di Riot Games, il 40% di Epic (e quindi sia di Unreal Engine, l’engine più usato nel gamedev, che di Fornite, il gioco più giocato nell’industria) e il 16% di From Software.
    A dirla tutta non è che in occidente siamo più puliti: Microsoft è uno dei più grandi complici di Israele, Valve non ci ha pensato due volte a censurare un bel po’ di videogiochi per non avere problemi con VISA e Mastercard e continuare a far soldi.
    Fuori dai videogiochi, Amazon ha ridotto un sacco di gente in condizioni molto simili alla schiavitù.
    Cosa dovrebbe Eric Kripke, il produttore di The Boys, accettare i loro soldi e usarli per criticare Amazon paragonandola alla Vought oppure rinunciare alla possibilità di far ascoltare il suo messaggio in nome di una superiorità morale molto bella sulla carta, ma molto inutile nel mondo reale?
    Cosa dovrebbero fare gli Hideo Kojima, i Sam Lake, i Fumito Ueda a cui Epic sta permettendo di lavorare al suo prossimo gioco pagando le spese e mantenendo il pieno controllo creativo?
    Ogni volta che si sceglie di sviluppare un videogioco si firma un patto col diavolo.
    Ma se basta questo per cancellare i messaggi contenuti in un’opera allora il capitalismo ha già vinto.
    E non è di conforto che l’abbia fatto usando i cheat.
    1 hr 10 min
  • Ep. 217: Indiesponenti – videogiochi indie giocati quest’anno (finora)

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    Pensavi ci fossimo dimenticati dei cestoni indie, ve? E invece eccoci qui col format dove si raccontano i giochini piccini giocati nell’ultimo periodo. Perché i videogiochi hanno questo vezzo che prima di parlarne sarebbe il caso di giocarli, e anche dopo averlo fatto ti devi ricordare che “un bel tacer non fu mai scritto” – figurati detto – e che bisognerebbe fare un po’ di selezione.
    58 min
  • Vinci il giochino! – Scibetta non ha l’acqua e neanche una connessione

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    Qualche mese fa su insistenza di Calzati (e perché da piccolo volevo essere Enrico Papi, ma soprattutto su insistenza di Calzati) ci siamo inventati questa stronzata di Vinci il giochino.
    In buona sostanza è un rip-off di un quiz televisivo ma a tema videogiochi e in formato podcast, ne registriamo mediamente uno al mese per chi paga il Patreon – paga il Patreon, pezzo di merda – e insomma è una baracconata, ma fa un sacco ridere. O almeno fa un sacco ridere vedere gli stronzi che fanno il podcast con me andare in difficoltà per le domande che ho immaginato.
    Questa settimana abbiamo pensato che fosse una buona idea confezionare una puntata a beneficio di tutta la gente che ascolta il podcast, in modo da rendere chiaro a tutti che di videogiochi, in fondo, non sappiamo un gran cazzo.
    Buon ascolto. Stronzə.
    55 min

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