Gameromancer

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Gameromancer episodes

  • Ep. 210 – Portal Madonna

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    Il videogioco è la dimensione dove lo spin off è più a suo agio. E dove è libero di fare delle cose davvero fuori di testa, tipo prendere Borderlands e farlo diventare un’avventura stile Telltale (si può dire “stile Telltale” parlando di un gioco di Telltale? Boh, io ormai l’ho detto) o diventano addirittura serie […]
    56 min
  • Il numero 2 nei videogiochi – unWired

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    Ti sei mai chiesto qual è stato il primo sequel nella storia dei videogiochi?
    Ti sei mai chiesto com’è che un sacco di roba che ha contribuito a diffondere i videogiochi, un sequel “non lo ha mai avuto”? O meglio, Tetris 2 esiste, e non sto alludendo a Tetris Effect, ma proprio ad un gioco brandizzato come Tetris 2 uscito nel 1993, solo che chi cazzo l’ha mai saputo? Se ti chiedessi qual è il sequel di Pac-Man mi risponderesti Miss Pac-Man, eppure esiste pure un Pac-Man 2 che con la faccina che mangia le palline e scappa dai fantasmi c’entra ben poco.
    Ti sei mai chiesto che cosa significa il 2 nei videogiochi? Perché la nostra storia inizia da qualcosa che si chiama “Tennis for Two” – Tennis PER DUE, e nonostante dal 1958 sia passata una vita oggi Fares con la stessa gimmick sta facendo un pacco di soldi.
    59 min
  • Ep. 209: Clair Obscur: Expedition 33 spiegato bene

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    Quando sei giovane stai con Maelle, è quando diventi adulto che inizi a vedere le ragioni di Renoir… Nota: dopo una mezz’ora dall’inizio della puntata si inizia a spoilerare pesante. La cosa viene esplicitata in tutti i modi possibili, ma ribadisco: quando senti le parole “Corinne Cléry“ continua a tuo rischio e pericolo. Il finale […]
    1 hr 9 min
  • Ep. 208: Processo a The Witcher 3

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    The Witcher 3 usciva esattamente 10 anni fa e non sembra minimamente così vecchio.Merito del gioco? Fino ad una certa. CD Projekt con il suo terzo videogioco ha tirato fuori quello che è de facto diventato il template con cui si fanno ancora oggi i Tripla-A single player. Ma questo vuol dire che 9 Tripla-A single player su 10 che abbiamo giocato nell'ultima decade non si sono inventati un cazzo.Qualcuno ha provato a copiare i compiti cambiando qualcosa (tipo, Horizon Zero Dawn inventandosi i cyber-dinosauri o Ghost of Tsushima spingendo forte sul combat con le spade), ma per il resto l'industria dei grandi si è abbastanza accontentata di rifare The Witcher 3 e bella lì, tanto era più che sufficiente per vendere 20 milioni di copie di un Assassin's Creed a caso.Non se ne può fare una colpa a CD Projekt Red. Dopotutto non stiamo parlando di Cyberpunk 2077. Però è successa più o meno la stessa cosa accaduta nel 1993 quando dopo l'uscita di Doom tutto era a sua immagine e somiglianza, e solo nel '98 con Half Life l'industria ne è uscita.Con la differenza che oggi Valve di Half Life non ne pubblica più, e non è arrivato nessuno a spezzare il loop a cui c'ha condannato Geralt di Rivia.
    1 hr 4 min
  • Ep. 207: Ma che cazzo è un JRPG?

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    Ad un certo punto abbiamo deciso che JRPG = turni. Solo che è una cazzata.
    La differenza tra un JRPG e un RPG occidentale, se ci pensi bene, è che il primo in realtà non è un vero RPG. Non hai le scelte, appunto, reciti una parte già scritta con zero margini per dare un’identità anche solo un po’ più personale alla maschera che stai indossando, al personaggio che stai controllando. Ci sono le statistiche, c’è un party e fine.
    Non se ne può fare nemmeno una questione geografica, perché di roba sviluppata seguendo questi stilemi se ne trova anche ad occidente.
    E ben prima di Clair Obscur, eh. Ben prima pure di Sea of Stars e di Chained Echoes. Già nel 2010 Double Fine aveva tirato fuori Costume Quest. Ad una certa abbiamo avuto i due giochini di South Park che erano questa roba qui. La tanto vituperata Ubisoft s’era inventata Child of Light.
    JRPG non vuol dire “Giappone” più di quanto non voglia dire “gioco di ruolo”.
    Vuol dire tirare fuori un’opera corale, raccontare un mondo lasciando che i giocatori viaggino da una città all’altra, scoprano cose parlando con gli NPC.
    E che non abbiano praticamente scelta, perché quelle sono cose da RPG occidentale.
    55 min
  • Ep. 206: BOIA CHI MILLA! Usi dei trofei nei videogiochi

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    I trofei sarebbero una cosa pazzesca, se solo non li usassimo per misurarci il cazzo.
    Giocare Gris senza la notifica dell’obiettivo che si sblocca alla fine di ogni livello, facendoti capire che non stai giocando un livello ma una delle fasi del lutto, sarebbe un’esperienza completamente diversa. I requisiti minimi per capire Gris sono aver perso qualcuno, e i più fortunati di noi quindi senza questa protesi non potrebbero capire cosa stanno giocando.
    Altre volte gli obiettivi diventano un assist per scoprire cose che non sai di un gioco che sei convinto di conoscere a memoria perché fa parte del tuo background culturale, ma di cui non avevi mai carpito davvero tutti i segreti.
    Solo che poi succede che li usi per mostrare quanto sei molto più giocatore di quell’altro che Devil May Cry 1 mica l’ha platinato. Quell’ossessione per cui compri giochi scam del cazzo per poter pompare i numeri della tua gamertag, in sfregio a Yoko Taro e all’uso della madonna che ha fatto di questa meccanica in Nier Automata.
    I trofei potrebbero fare tantissimo per i videogiochi. E invece li abbiamo ridotti ad un gagliardetto che serve a titillarci l’ego.
    Un po’ come con i videogiochi.
    51 min
  • Ep. 205: Morrowind of the Same – remake, remastered, reboot e nei videogiochi

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    Esce Oblivion Remastered e non si capisce più un cazzo. Tecnicamente è un remake, perché non è che son partiti dall’originale e hanno cambiato le texture tenendo immutato il coding, hanno cambiato engine ricalcando sopra il gioco del 2006. Ma Bethesda lo ha etichettato come remastered perché vuole giocare coi tuoi sentimenti, ha bisogno che credi che sia lo stesso gioco a cui hanno aggiornato solo la grafica – e in effetti lo è, solo che non dovrebbe essere una bella cosa ma c’han convinto che sia il risultato ottimale.
    Tutto questo perché chiamare Remake le cose par brutto. E quando le chiamano remake, lo sono davvero? Perché Final Fantasy VII Remake tecnicamente è un remake se usiamo la definizione cinematografica, ma in realtà è Nomura che fa il cosplay di Hideaki Anno.
    Questo grossomodo è il tema su cui ci siamo scannati questa settimana. Non abbiamo concluso un cazzo (as usual), ma magari ci puoi dire la tua negli appositi spazi commenti sulle varie piattaforme o sul gruppo Telegram del podcast videoludicamente scorretto.
    1 hr 10 min
  • La Tier List di TUTTI i giochini di Nintendo Switch

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    Com’è stata l’ultima generazione di Nintendo? Passando in rassegna le uscite in ordine temporale e provando a catalogarle secondo la nostra personalissima scala – dove la S sta per “liquido seminale secreto dall’apparato maschile” e il fondo del barile è un siculissimo “manco cu lignu” — è venuto naturale fare un po’ di considerazioni sulla lineup di roba che ci siamo sciroppati negli scorsi 8 anni. Tipo, perché è uscito un numero così smisurato di musou sulla console peggiore per garantire un’esperienza di gioco al di sopra dei 15 fps?
    1 hr 10 min
  • Ep. 204: Indieavolati – i giochini indie degli ultimi mesi

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    I giochini piccini di cui s’è fatta indiegestione stavolta sono:
    Ender Magnolia. Che è il sequel di Ender Lillies e apparentemente sistema diverse delle cosine che non funzionavano nel primo;
    Everhood 2. Che è il sequel de La Grande Corsa dei Puffi e su cui il Boss Finale e Sieg Heilteri hanno delle opinioni un po’ discordanti, nonostante comunque sia garbato ragguardevolmente a tutti e due. Ovviamente scherzavo, ed è il sequel di Everhood;
    Wanderstop. Che è il giochino di cui tutti hanno detto “è il sequel di The Stanley Parable” e invece cor cazzo, ma cor cazzo proprio. Ed è giustissimo così (questo peraltro Alteri l’ha giocato coi soldi del Patreon e manco ci ha scritto un rigo, complimenti);
    Spilled!. 5€ per giocare un paio d’ore ad un cozy game sul ripulire i mari con una pixel art bellina. La pixel art bellina è un po’ il filo conduttore di tutto questo cestione indie;
    Ale Abbey. Io con gli anni ho fatto pace con l’idea che non impazzisco per la birra e sono più tipo da vini da Long Island, però questo gestionale (ancora in Accesso Anticipato) su dei monaci che devono diventare mastri birrai e fare un pacco di soldi non è male per nulla;
    Cataclismo. Per un Accesso Anticipato che parte, uno che finisce e fa uscire finalmente il giochino. Cataclismo è stata una delle hit dell’anno scorso, Alteri c’era finito sotto e adesso che hanno aggiunto pure il workshop e una madonna di cose è contento. Ha piazzato 250mila copie in una settimanella. Buttale via;
    Keep Driving. Per la serie “guarda come il resto d’Europa fa i soldi mentre noi siamo qua a prenderci le letterine degli avvocati di Enotria”, è il gioco che mi ha fatto scoprire che in Svezia esistono effettivamente i Seven Eleven. Pensa te;
    Abbiamo parlato anche velocemente di un giochino che puoi giocare da te, basta che cerchi “Fight Ur Demons” su itch.io e lo trovi. È una roba a cui sta lavorando Francesco “Dipi” Di Pietro con cui siamo amici e quindi in conflitto di interessi, però è bello bello e ci sto passando più tempo del lecito sopra.
    53 min
  • Mario Kart World non è Forza Horizon e altro di Switch 2 raccontato con calma – Checkpoint

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    Nintendo apre quello che non lo sappiamo ma sarà uno dei reveal di una nuova console peggiore da anni a questa parte con Mario Kart World e il durello è inevitabile. Sogni finalmente un Mario Kart moderno, sul modello di Forza Horizon o quantomeno di Burnout Paradise, la grande mappa open world piena di eventi che puoi esplorare con la cumpa di amici (che detto così sembra The Crew spiegato bene).
    Poi viene fuori che l’Open World in realtà è una modalità a parte rispetto ai soliti Grand Prix e non si capisce bene a che cazzo serva.
    Ad un certo punto sembra che Nintendo abbia osato lì dove Sony ha ritenuto che 5 milioni di copie non fossero abbastanza, in spregio al fenomeno di culto che s’è radunato attorno all’IP. Quella IP, il Miyazaki che abbraccia il gotico, l’orrore cosmico, i punti intuizione che ti rendono sempre più pazzo.
    Poi guardi i modelli poligonali che sembrano usciti da Dark Souls Prepare to Die (2012). E l’orrore diventa The Duskbloods, perché non ci vuoi credere che Miyazaki stia facendo quella roba lì.
    E insomma ne hanno già parlato tutti, ma nessuno ne ha parlato come ne abbiamo parlato noi. Sparati ‘sto checkpoint per fare un po’ il punto della situazione su Switch 2.
    1 hr 10 min

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Il podcast videoludicamente scorretto