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Gameromancer episodes

  • DLC #87: Le Terme di Caracal [pseudo intervista a Caracal Game]

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    TL;DR: Abbiamo parlato col papà di Star Overdrive. Se non sai cos'è, studia.
    Caracal Games sta facendo un giochino. Che poi tanto "ino" non è, nel senso che ok, in un periodo storico in cui abbiamo normalizzato le 200 ore di Assassin's Creed Valhalla 15 ore di gameplay sembrano poca roba, ma bisogna considerare che questi sono andati da Nintendo a mostrare la mercanzia e Nintendo ha risposto "domo arigato".
    E quindi morale della favola Star Overdrive è finito in due Nintendo Direct e a Kyoto ci credono un sacco.
    Ed è facile credere in Star Overdrive, dopo aver preso un po' di familiarità con l'hoverboard e aver intinto le dita nei dungeon giocabili della demo. È facile perché ci rivedi un po' di Breath of the Wild, un po' di Monster Hunter, un po' di Tony Hawk perfino.
    Ne avrà per 15 ore? Per ora possiamo dire che Tommaso Bonanni, che di Caracal Games è il CEO e di Star Overdrive il babbo, ne aveva per un'oretta. E l'abbiamo registrata. Goditela.
    Per un parere più critico sul gioco, tocca aspettare che ci giochiamo.
    1 hr 7 min
  • Ep. 203: Pato of Exile – serie videoludiche che hanno tradito le aspettative

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    Quante serie videoludiche sembravano il prossimo Pallone d’Oro e poi han fatto la fine di Alexandre Pato? No, non copulare con la figlia di B., ma non riuscire ad essere all’altezza delle aspettative che avevano costruito.
    Dopo Borderlands 2 – e anche la parentesi Telltale della serie – pensavamo che Gearbox fosse sul punto di consacrarsi come uno degli sviluppatori capaci di confezionare un classico ad ogni release. Poi è successo The Presequel, e nemmeno Borderlands 3 è riuscito a farcelo dimenticare. Men che meno il film sfigatissimo uscito da Hollywood fuori tempo massimo.
    Un po’ com’è successo a Prince of Persia, morto male dopo la trilogia delle sabbie e arrivato in sala con 10 anni di lag, e pure ad Assassin’s Creed, che però poi è riuscito ad aprire un nuovo ciclo andando a copiare di peso The Witcher 3.
    Chi non c’è l’ha fatta è Final Fantasy. Quand’è che la serie ha iniziato a diventare irrilevante? C’è chi dice con Tre Uomini e una Gamba Final Fantasy XV, chi invece ricorda la delusione dei corridoi di XIII dopo il quasi open-world di XII. C’è qualche stronzo che ti dirà già con Final Fantasy 7 perché non è il 6 ed era più fica la pixel art.
    Nei videogiochi abbiamo avuto Maradona e abbiamo avuto anche i Pato, gli Adriano, i Recoba. Serie che avevano i numeri e si sono perse lungo la strada. Serie che forse proprio per questo ci portiamo dentro.
    Perché è facile amare i Grand Theft Auto e i God of War, ma non ci emozioneranno mai quanto l’annuncio di un nuovo Metroid che arriva all’improvviso.
    1 hr 1 min
  • Le Nintendo Virtual Card sono un’inculata? – Checkpoint

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    Nintendo presenta le Virtual Card per Switch e non si capisce assolutamente un cazzo.
    Non si vedeva una presentazione così confusionaria dai tempi dell'annuncio di Wii U. Ho dovuto guardare il video quattro o cinque volte per essere sicuro di come funzioni 'sta cosa: sostanzialmente da un certo punto in poi tutto quello che scaricheremo da eShop sarà una Virtual Card. Potremmo poi "disinserire" queste schede per poterle "inserire" su un'altra console su cui siamo loggati con lo stesso account, a patto di aver collegato le due macchine una prima volta tramite rete locale.
    Al momento per fare la stessa cosa bastava loggarsi e riscaricare il giochino da eShop, per la serie "ufficio complicazioni cose semplici".
    Ma le cose diventano anche peggio quando si arriva a come funziona il prestito dei giochi con altri account del tuo gruppo famiglia. Oltre a doverli scambiare su rete locale se ne può prestare solo uno per utente e solo per 14 giorni. "Proprio come con le cartucce fisiche" un cazzo.
    Non è ancora chiarissimo se tutto questo sostituirà l'attuale policy (che con qualche settaggio permette di condividere i giochi con un'altra persona e giocarli anche contemporaneamente). Se è un extra o una roba atta ad impedire l'account sharing su Switch 2.
    Quello che è chiarissimo è che Nintendo vuole trasformare anche i giochi digitali in copie fisiche, dimenticandosi però dell'unica feature che ci interessava: poterceli rivendere.
    23 min
  • Ep. 202: Il falò delle metroidvanità

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    Belli i metroidvania, eh. Però che palle quando durano troppo, sono troppo derivativi, sbagliano l’esplorazione e tutta una serie di difetti di design che rendono palloso un genere più vivo che mai, che anzi forse oggi addirittura è sovraesposto.
    57 min
  • Ep. 201: L’ernia del Disco Elysium [capitalismo, videogiochi & altri cazzi]

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    Questa puntata è sostanzialmente un’espansione di B-Human: vite di seconda classe nell’industria dei videogiochi.
    Nel primo indice che avevamo pensato per B-Human c’era un capitolo dedicato ai postumi di Disco Elysium. Organizzando le fonti però abbiamo realizzato una cosa: gli aspetti finanziari della vicenda erano al di là delle nostre competenze – nonostante l’ottimo lavoro fatto da People Make Games –, mentre i risvolti da “vite di seconda classe nell’industria” assomigliavano già ad altre storie che avevamo individuato come esempi per trattare di certe problematiche.
    Solo che qualche giorno fa è successo che ZA/UM è tornata alla carica sia marketizzando il suo Project C4 come sviluppato “dallo studio dietro Disco Elysium” che annunciando una nuova versione di Disco Elysium stesso, tirata fuori senza il coinvolgimento di chi Disco Elysium l’ha fatto.
    E allora abbiamo sentito l’urgenza di registrare questo episodio per parlare di quanto il capitalismo sia becero nell’appropriarsi di cose che sono sue negli atti e nelle carte, ma che in realtà dovrebbero appartenere a chi le ha ideate. C’è anche qualche aggiornamento sulla vicenda di The Sinking City e un po’ di chiacchiera su Kojima in cosplay da Genny Savastano.
    Ma mi sono già dilungato troppo, pigia play e non rompere i coglioni.
    48 min
  • Ep. 200: la TOP 10 dei MIGLIORI giochini di SEMPRE

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    200 episodi in culo ai sabotaggi e ai messaggini mandati su WhatsApp consigliando di mollare Gameromancer “perchè è ai limiti dell’illegalità”.
    200 episodi alla faccia di chi rosica perché si sentiva stocazzo e ha fallito qualunque tentativo di costruire qualcosa, e mo si deve accontentare delle paginette Instagram e dei giornali da radical chic.
    Ma soprattutto 200 episodi grazie a quelli che ormai solo su Spotify sono 2000 follower. Poca cosa nell’epoca da fuori in 90 secondi di TikTok, ma che per me – per noi tutti, incluse le persone che fanno GR ma non ci mettono la voce in podcast – valgono più di qualunque cosa avremmo potuto ottenere succhiando quel cazzo che in Italia chiamiamo “compromesso”.
    Oggi è festa. La festa dell’indipendenza. Quella vera. Quella su cui puoi premere tranquillamente play.
    1 hr 42 min

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