Una crisi lampo ha fatto cadere il terzo governo di questa legislatura.
Ai malumori del M5S si sono sommate le prese di posizione del centrodestra e Mario Draghi ha rassegnato le sue dimissioni, dando il via alle polemiche ed allo scambio di accuse tra partiti e movimenti politici.
Le critiche non hanno risparmiato neppure l’ex Premier, accusato da qualcuno di populismo per i toni del suo discorso finale alle Camere e da altri di scarsa visione politica per non aver voluto comunque tenere presente la maggioranza che comunque aveva dalla sua parte.
Oramai i giochi sono fatti, si voterà il 25 settembre ed anche questa data ha scatenato sui social un mare di commenti, poiché deputati e senatori hanno diritto al trattamento economico conosciuto come vitalizio dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorno dall’inizio del loro mandato e dato che la XVIII legislatura è iniziata ufficialmente il 23 marzo , questo diritoo maturerà il giorno prima di quello in cui si vota, la qual cosa ha fatto pensare a moltii che la data sia stata scelta anche per tutelare questo diritto ahe agli occhi di molti pare eccessivo ed ingiusto.
Sempre rimanendo nel campo delle date, liste, simboli e programmi dovranno essere depositati nelle Corti d'Appello tra il 21 e 22 di agosto, quindi si prevede un ferragosto davvero di fuoco per i protagonisti di questa tornata elettorale, che vedrà comizi balneari e roventi non solo nei toni degli slogan.
Si vota ancora con la legge elettorale conosciuta come “Rosatellum”, dal nome del suo estensore, che mette insieme maggioritario e di proporzionale e dovrà eleggere un parlamento fortemente ridimensionato nei numeri, poiché si passerà da 630 deputati a 400 e da 315 senatori a 200, rendendo quindi necessari aggiustamenti e modifiche per consentire la corretta attività delle Camere e la rappresentanza dei cittadini elettor, considerando – solo per dirne una - che in Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Basilicata e Umbria ci sarà un unico grande collegio uninominale, con la conseguente compressione della rappresentanza.
L'impianto della legge, identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato, si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa, e per entrambe le camere:
il 37% dei seggi (148 alla Camera e 74 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo il sistema noto come uninominale secco;
il 61% dei seggi (rispettivamente 244 e 122) è ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; la ripartizione dei seggi è effettuata a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di liste bloccate di candidati;
il 2% dei seggi (8 deputati e 4 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all'estero e viene assegnato con un sistema proporzionale che prevede il voto di preferenza.
Per favorire la rappresentanza di uomini e donne, nei collegi plurinominali l'elenco dei candidati di ciascuna lista deve seguire l'alternanza di genere ed inoltre nel complesso dei collegi uninominali e nelle posizioni di capolista nei collegi plurinominali i candidati di ciascun genere devono essere compresi tra il 40% e il 60% del totale a livello nazionale per la Camera ed a livello regionale per il Senato.
La scheda elettorale, unica per la quota maggioritaria e proporzionale, ricorda, almeno graficamente, quella usata per le elezioni amministrative nei comuni oltre i 15.000 abitanti ma – a differenza delle elezioni amministrative – non è ammesso, pena l'annullamento della scheda, il voto disgiunto: l'elettore non potrà quindi votare contemporaneamente per un candidato di un collegio e, nel proporzionale, per una lista a lui non collegata.
Nei collegi uninominali, il seggio è assegnato al candidato che consegua il maggior numero di voti validi; in caso di parità, è eletto il più giovane per età.
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