Birthh è appena uscita con “SENZA FIATO”, il suo primo album interamente in italiano dopo anni di musica pubblicata in inglese e dopo essersi costruita una vita tra la Toscana e New York.
Ed è proprio questa frattura il cuore del disco: sentirsi sospesi tra due luoghi, due identità, due versioni di sé.
In questo episodio di HyperSimposio abbiamo parlato di trauma generazionale, capitalismo, senso di colpa, amore, desiderio di fuga, del peso di crescere nei nostri vent’anni e del bisogno quasi disperato di trovare ancora qualcosa di bello dentro un mondo che sembra andare continuamente in pezzi.
Birthh è un’artista che riesce a unire il cantautorato italiano, l’alternative pop e la club culture newyorkese in modo molto personale, trasformando ansia, alienazione e vulnerabilità in qualcosa di fisico, vivo, quasi viscerale.
E “SENZA FIATO” sembra proprio questo: il tentativo di continuare a correre verso la bellezza anche quando tutto attorno spinge verso il cinismo o la paralisi.
Abbiamo parlato anche del suo rapporto con New York, della vita notturna, del corpo come spazio di liberazione, della danza, delle contraddizioni del nostro tempo e del perché oggi sembri così difficile sentirsi davvero presenti nella propria vita.
È stata una delle conversazioni più intense che abbiamo fatto ultimamente e sono molto felice di poterla condividere ora 💙
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🎥 Credits:
Foto di Gaia Marconcini
Sigla di Merlinboy
Logo e copertina illustrata di Echo
Girato in sede di Spotify Italia
Si ringrazia
Jacopo, Sara e Siamo un Magazine
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HyperSimposio è un progetto scritto e ideato da
Silvia Villoresi