Con una prefazione di Liliana Segre.
De Paolis è il magistrato che ha dedicato la propria vita a riportare alla luce alcuni dei momenti più duri della storia italiana.
Classe 1959, era gip a La Spezia quando, nel 1994, il procuratore militare Antonino Intelisano trovò, in un armadio nascosto nella procura militare di Roma, documenti archiviati decenni prima, tra cui il dossier segreto “Atrocities in Italy” dello Special Operations Executive sulle violenze nazifasciste, consegnato alla magistratura italiana dopo la guerra.
Da quel ritrovamento, poi ribattezzato “armadio della vergogna”, partirono le indagini per individuare i responsabili delle atroci vicende italiane.
De Paolis ne condusse la gran parte, tanto da essere definito “l’uomo che dava la caccia ai nazisti”, espressione da cui prende il titolo uno dei suoi libri per ragazzi sul tema, insieme con “Caccia ai nazisti”, entrambi caratterizzati da toni diretti e umani.
“Ho scritto questi libri per rendere comprensibile a tutti una parte tragica della nostra storia, che deve essere conosciuta soprattutto dai più giovani. Una volta schiuso l’“armadio della vergogna” sono state svolte 515 indagini in totale; io ne ho dirette 435 a La Spezia, celebrando 17 processi su crimini di guerra e stragi nazifasciste. Tra il 2003 e il 2013 sono stati condannati all’ergastolo 57 imputati e rinviate a giudizio 78 persone. Numeri importanti, ma dietro ogni fascicolo c’erano storie umane, famiglie distrutte, comunità segnate per sempre”.
Dalle stragi di Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto, da Cefalonia al Padule di Fucecchio, De Paolis ha attraversato alcune delle pagine più buie della storia italiana.
“Mi trovai davanti a un archivio occultato di cui nessuno immaginava le dimensioni. Mi resi presto conto che il modo di condurre la guerra da parte dei nazifascisti era stato molto più duro di quanto il Paese conoscesse. Non vi era la percezione della quantità delle stragi né della loro portata. Sant’Anna di Stazzema è un ricordo che resta inciso: non perché fosse più tragica delle altre, ma perché fu la prima a squarciare il velo. Da lì in poi, ogni nuova inchiesta sembrava scavare ancora più a fondo, rivelando un orrore sempre più esteso, spesso sconosciuto, talvolta persino rimosso”.
In alcuni casi le vittime civili furono oltre 200, in altri più di 800. Numeri che danno la misura della violenza sistematica che colpì la popolazione.
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