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La fiaba narra che due viandanti, colpiti dal caldo, si riposano all’ombra di un grande platano. Guardandolo, uno esclama che l’albero è inutile perché non produce frutti. Il platano risponde che, nonostante la sua apparente “inutilità”, sta offrendo ombra e riparo proprio a loro.
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La fiaba narra di un vaso di terracotta e un vaso di rame che galleggiavano insieme su un fiume. Il vaso di terracotta, più fragile, si rivolge al vaso metallico esprimendo paura che il contatto tra loro lo faccia andare in frantumi.
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La fiaba narra di un contadino che non riesce a far andare d’accordo i suoi figli, nonostante continui a rimproverarli. Decide allora di insegnare loro una lezione concreta: chiede un fascio di verghe e ne chiede di spezzare l’insieme — invano. Poi le dà una per una, e quelle si rompono facilmente. Così spiega: uniti siete forti, disuniti siete una facile preda.
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La fiaba narra di due viandanti che, attraversando un bosco, si imbattono in un orso. Uno dei due corre a nascondersi su un albero, l’altro, preso dal terrore, si finge morto a terra. L’orso lo annusa, resta convinto che sia cadavere e se ne va. Quando tutto sembra risolto, l’amico arboricolo chiede cosa gli abbia detto l’orso all’orecchio. La risposta: «Di non viaggiare più con chi ti abbandona quando è pericolo».
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La fiaba narra di due bambini che, giocando nel cortile, inventano una lingua segreta (“Brif braf”, “Braf brof”) per comunicare senza farsi capire dagli adulti. Un vecchio signore spettatore comprende invece tutto: i piccoli dicono quanto siano felici di vivere nel mondo. Una vecchia signora, invece, non crede e resta incuriosita. Alla fine, il vecchio commenta con un “Brif bruf braf”.
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La fiaba narra di una coppia che, dopo tanto attendere, ottiene una figlia di nome Raperonzolo. La bambina viene consegnata a una maga in cambio di raperonzoli rubati dal marito. Quando compie dodici anni, viene rinchiusa in una torre senza scala né porta, con solo una finestra in alto. La maga entra usando i lunghi capelli di Raperonzolo come corda. Un principe sentendo il canto della fanciulla la scopre, scala la torre allo stesso modo, si innamora e insieme progettano la fuga.
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La fiaba racconta di bambini che, con la complicità dell'immaginazione, inventano numeri come «stramilione di biliardoni», «ottone di millantoni» o «meravigliardo e meraviglione». Poi creano una tabellina surreale dove «tre per uno = Trento e Belluno», «tre per quattro = cioccolato» e così via. Alla fine, decidono di concludere inventando versi dialettali tipo «unci dunci trinci…» e «unzi donzi tenzi…».
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La fiaba narra di un signore di nome Barbablù, ricchissimo ma con un passato oscuro: ha avuto numerose mogli scomparse. Il giorno del matrimonio con l’ultima, lui parte e le consegna le chiavi di tutte le stanze con l’ordine di non aprire una sola porta. La giovane, spinta dalla curiosità, entra nella stanza proibita e scopre i corpi delle precedenti spose. Scoperta la verità, Barbablù la minaccia; lei chiama i fratelli che accorrono e uccidono Barbablù, liberandola: lei eredita i beni e può ricominciare una nuova vita.
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La fiaba racconta di tre fratellini di Barletta che, girovagando in campagna, trovano una strada interamente di cioccolato. Incantati, la leccano finché non ne resta neppure un quadratino. Smarriti, incontrano un contadino che li riporta a casa su un carretto… fatto di biscotto. Una piccola avventura surreale tutta dolce e briosa.
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La principessa sul pisello è un classico di Hans Christian Andersen. La versione letta in questo episodio è tratta da “Quaranta novelle”, la cui prima edizione italiana è del 1903. Ringrazio Carola che ne possiede una rara edizione del 1912 e mi ha mandato una copia della fiaba.
La fiaba narra del giovane principe che, desiderando sposare solo una vera principessa, non trova nessuna degna nelle terre vicine. Una sera tempestosa arriva una ragazza dichiarandosi tale: la regina la mette alla prova nascondendo un pisello sotto venti materassi e venti piumini. Al risveglio la ragazza lamenta terribili dolori e spiega che ha sentito qualcosa di duro tutta la notte — segno della sua sensibilità regale. Convinto, il principe la sposa e il pisello viene conservato come trofeo.
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