Il grande gioco

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Il grande gioco episodes

  • Ep. 22: Dietro il voto c’è l’America che non funziona
    Il prossimo presidente americano avrà metà America contro e non riuscirà a riportarla all’unità. La polarizzazione fra le anime degli Stati Uniti (che non è solo politica fra democratici e repubblicani) riflette concezioni contrapposte dell’American way of life che si disprezzano fra loro. Questo malessere in America dura da anni ed è, fra le altre cose, figlio del ruolo di egemone che gli USA hanno assunto da più di 30 anni – con la fatica, gli errori, l’ideologia e le sbagliate convinzioni che hanno accompagnato la sua missione universalistica. Disfunzionalità che oggi limitano la formulazione di una strategia americana coerente nei dossier di politica estera, un’impasse che diventa inaffidabilità per gli alleati e i partner e opportunità per i rivali che insidiano il primato americano nei suoi punti più deboli.

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    20 min
  • Ep. 21: Spie, disinformazione, BRICS: prove per sovvertire l’ordine americano
    Nel momento più fragile per il potere americano, ovvero a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, si moltiplicano i tentativi di interferenze. Alcune sono interne, come la fuga di notizie di documenti top secret del Pentagono (difficilmente voluta da Washington) sui piani di attacco israeliano all’Iran che mostrano un apparato statale permeabile a spie, hacker o potenze ostili. Altre sono esterne e di più ampio respiro, come il summit dei BRICS in corso a Kazan, in Russia. Qui Mosca e Pechino provano a convincere anche paesi alleati o amici di Washington che il sistema internazionale guidato dagli Stati Uniti sta fallendo e che, soprattutto, va eroso, a partire dalla riduzione della dipendenza dal dollaro. E talvolta ci riescono pure.

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    21 min
  • Ep. 20: UNIFIL: ma l’ONU funziona ancora?
    10 mila caschi blu (tra cui oltre 1000 soldati italiani della Brigata Sassari) si trovano ora in un’area del Sud del Libano dove il cessate il fuoco ha ceduto il passo allo scontro aperto. In questione è il mandato che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato per la missione Unifil: le attività dei peacekeepers sono legate al debole esercito libanese e non possono usare la forza se non per autodifesa. Ma la guerra fra Hezbollah e lo Stato Ebraico già impervia: le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro basi Unifil, Netanyahu ci chiede di toglierci di mezzo, il Segretario dell’ONU Guterres si rifiuta e Meloni vola in Libano in cerca di garanzie di sicurezza. Intanto tutti i delegati delle 49 nazioni coinvolte nella missione protestano al Consiglio di Sicurezza, l’unico organo che potrebbe cambiare le regole di ingaggio, ma che difficilmente lo farà perché è in un’impasse. Vi raccontoperché.

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    19 min
  • Ep. 19: Israele vuole un “nuovo ordine“ in Medio Oriente
    A un anno dal 7 ottobre, la guerra per l’esistenza di Israele ha tanti volti, tutti reali e tutti contraddittori. Per lo Stato ebraico è ancora una guerra difensiva ed esistenziale che secondo il premier israeliano Netanyahu è un po’ la stessa cosa (“dalle nostre parti, se non ti puoi difendere non puoi esistere” ha detto all’Onu). Nel concreto, però, i piani militari prevedono offensive a sud (Gaza), a nord (Libano) e a est (Cisgiordania) per ampliare i confini di Israele ed eliminare l’accerchiamento di attori e milizie ostili – Hamas, Hezbollah, Houthi – parte di quell’Asse della Resistenza costruito dall’Iran negli ultimi 40 anni. È una scommessa pericolosa. Certo del sostegno degli Stati Uniti, Israele rischia di precipitare in una guerra senza fine contro la Repubblica Islamica, potenza regionale sempre più vicina a Russia e Cina. E senza avere in mente come fare la pace.

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    21 min
  • Ep. 18: NATO, a cosa e a chi serve oggi?
    La NATO com’è oggi non basta più. 75 anni fa era nata per “tenere gli americani dentro, i russi fuori e i tedeschi sotto” secondo le parole di Lord Ismay, primo Segretario Generale. Ma oggi gli Stati Uniti pensano a espandere la difesa comune agli alleati dell’Indopacifico per bloccare la Cina. Mentre i paesi europei vedono allontanarsi la copertura americana senza essere pronti a proteggersi da soli. La soluzione, allora, più che l’allargamento – col rischio di quinte colonne interne (vedi l’Ungheria di Orbán che si defila dall’aiuto all’Ucraina) – potrebbe essere la ripartizione delle aree di competenza nel contenimento della massa euroasiatica, riorientando il futuro dell’Alleanza verso i nostri interessi.

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    18 min
  • Ep. 17: Che succede in Francia dopo il fallimento di Macron?
    Da studentessa in Sorbona ho visto sorgere il sogno macroniano. Oggi assistiamo al tramonto della sua formula centrista. La Francia è un paese sempre più polarizzato fra estrema destra ed estrema sinistra e il rischio di scontri e proteste di piazza è alto. Per due vie opposte, la crisi sociale ed economica è entrata nelle istituzioni e le sta conducendo allo stallo. Con un parlamento appeso e un presidente indebolito, considerato voce arrogante di quella élite non in contatto con la gente comune. Cittadini che si sentono declassati, sfiduciati, e che in parte temono un attacco alla propria identità nazionale. E quando lo Stato è debole, il protagonismo internazionale, la “grandeur” francese soffre.

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    22 min
  • Ep. 16: Chi vuole e chi può cambiare l’Unione Europea
    Il nuovo volto dell’Unione Europea non verrà deciso questi giorni a Bruxelles. Anche perché se tradizionalmente politici e funzionari sono ben capaci di giocare al risiko dei nomi per la prossima Commissione, non lo sono affatto alla definizione di una strategia europea. Ma cos’è nel nostro interesse? Gli Stati Uniti, nostro principale alleato, pare lo sappiano bene: per la prima volta ci vogliono più autonomi, armati e pronti a difenderci da soli. E pure ostili a Russia e Cina. Due potenze che con la guerra in Ucraina, la penetrazione nel mercato europeo e l’intrattenimento di legami speciali con singoli Stati membri, invece, attentano alla coesione interna perché certi che un interesse comune europeo, in realtà, non potrà mai esistere. Â

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    19 min
  • Ep. 15: Cuba 2.0, americani di nuovo sotto assedio?
    Nei rapporti fra potenze esiste un canale di dialogo noto come «diplomazia della violenza». Non è esattamente quello che sta avvenendo fra i tre grandi della Terra in questi giorni, ma quasi. Le dimostrazioni sulla disponibilità all’uso della forza sono aumentate. È successo ad esempio con l’attracco di un gruppo navale russo, incluso un sottomarino a propulsione nucleare, a Cuba, cortile di casa e storico tallone d’Achille degli americani perché fuori dalla sfera di influenza a stelle e strisce. Russi e cinesi si sentono insidiati da Washington rispettivamente in Ucraina e a Taiwan, spazi che Mosca e Pechino considerano casa loro. Presentandosi a Cuba - i primi con navi da guerra e i secondi, forse, con spie - restituiscono le attenzioni ricevute.

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    20 min
  • Ep. 14: L’Europa giocata a calcio
    Cominciano gli Europei 2024 in Germania. E noi tutti tiferemo gli azzurri che proveranno a difendere il titolo conquistato nel 2021. Perché appassionati o no, il calcio resta un fattore identitario, specialmente nei paesi europei, ma con una forza di proiezione universale. Forse uno dei pochi strumenti di soft power mai davvero «made in USA». Uno sport che solletica i cuori, le tasche, i mercati e pure le ambizioni delle superpotenze. Al punto che la Cina, forse credendoci un po’ troppo, ha adottato una strategia ben precisa per scalarne la vetta. Così la Russia, che fra oligarchi e Mondiali ha pensato di fare del campo da gioco un terreno di incontro diplomatico, guerra in Ucraina a parte.

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    21 min
  • Ep.13: Abbiamo perso il Mare Nostrum?

    A Roma le redazioni dei giornali, le tv e i palazzi del potere sono in fermento. Tutti aspettano i risultati del voto europeo per capire quale testa salterà e quali saranno le nuove nomine. In pochi si chiedono se cambierà davvero qualcosa per il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Anche perché a leggere i programmi elettorali, le idee sembrano scarse e confuse. Se c’è una cosa però che non cambierà è la base fondamentale che dovrebbe essere all’origine di qualsiasi strategia italiana: il Mar Mediterraneo. Conteso fra russi, cinesi e non solo. Abbiamo perso anche il Mare Nostrum?

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    22 min

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