Trump diffonde sul suo social Truth il testo della lettera con cui minaccia l'imposizione di dazi al 30 per cento a partire dal 1 agosto a Unione europea e Messico. La scorsa settimana aveva preannunciato un innalzamento delle tariffe ad altri 14 Paesi. La Commissione Ue conferma la sospensione delle contromisure fino al 1 agosto e intanto continua a perseguire la strada del negoziato, che sembrava vicino ad ottenere un accordo accettabile. L'irrigidimento repentino di Trump è frutto di una strategia? Il Presidente Usa ricorre alla clava dei dazi per ottenere i risultati più vari: al Messico rimprovera di non aver fatto abbastanza per fermare l'arrivo di immigrati. Non c'è nulla di razionale nell'imposizione di dazi al 50 per cento sull'importazione di rame, che danneggerà innanzitutto le aziende statunitensi. Come si spiega il rilancio delle politiche protezionistiche di Trump? Evidentemente si è sentito rassicurato dai mercati azionari e finanziari che, dopo lo shock inziale, si sono stabilizzati con lo stop deciso dal presidente. E sperano nella strategia Taco (Trump Always Chickens Out), fatta di minacce e passi indietro. Allo stesso tempo il presidente può contare sul fatto che non ci siano stati effetti inflazionistici. E le imprese Usa hanno fatto scorta di tutte le merci e i beni su cui pesava la minaccia di dazi. La strategia accondiscendente dell'Ue non ha pagato e il continente resta diviso sulla risposta da opporre a Trump. L'Ue spera forse in un nuovo shock finanziario che freni Trump