Le analisi e le previsioni di Ocse, Centro Studi Confindustria e Fmi concordano sostanzialmente sulla lettura dei danni e dei costi che la guerra in Medio Oriente sta provocando: il blocco dello Stretto di Hormutz, i danni alle infrastrutture energetiche e alle catene di approvvigionamento hanno già prodotto uno shock sui prezzi, facendo innalzare l'inflazione e imponendo un ridimensionamento delle aspettative di crescita globale. Resta concreto un rischio di stagflazione. Il passaggio di Hormutz è cruciale per l'economia mondiale: non solo sul fronte energia (il barile di petrolio è a 115 dollari e da inizio conflitto il prezzo si è elevato del 60 per cento), ma anche su settori come i fertilizzanti, l'alluminio e le materie plastiche. L'impatto sui mercati finanziari, che inizialmente si sono mostrati ottimisti, scommettendo su una rapida fine del conflitto: ma il blocco di Hormutz ha cambiato lo scenario, poiché quella che sembrava una crisi regionale ha riversato i suoi effetti sull'economia mondiale. Europa e Asia sono le aree più colpite, poiché hanno più elevata dipendenza dai combustibili fossili. La situazione dell'Eurozona dal punto di vista energetico è migliore rispetto all'anno dell'invasione dell'Ucraina, poiché in questi anni il continente ha investito sulle energie rinnovabili. Le previsioni sulla crescita economica nell'Eurozona: se il conflitto proseguirà, potrebbe esserci un forte rallentamento, non una recessione. Ma l'inflazione potrebbe avvicinarsi al 4 per cento. L'Italia resta il Paese più fragile nel confronto europeo: dpendiamo da importazioni energia molto più della media Ue, in particolare dal gas, che usiamo per produrre elettricità. Paesi del Sud dell'Ue come Spagna e Portogallo hanno investito più di noi nelle rinnovabili. Il Pil della Spagna nel 2025 è cersciuto del 2,8 per cento, ovvero quasi il doppio dell'Eurozona. L'Italia è cresciuta dello 0,5 per cento ed è uno dei pochi Paesi che rischia la recessione: se lo shock si protrae e il Pil continuerà a contrarsi, l'inflazione salirà e si passerà dalla stagnazione alla recessione. Noi siamo particolarmente colpiti dal rialzo dei prezzi dei fertilizzanti, che si riverbererà sui settori dell'agricoltura, agroindustriale e manifatturiero, che è già in crisi da tre anni. Il nostro Paese, inoltre, ha margini fiscali minimi, se non inesistenti, anche perché il nostro debito pubbico è rimasto al 137 per cento. Saranno necessari interventi temporanei, mirati, sui settori e le fasce di popolazione più colpiti. Ma resta prioritario raddoppiare gli sforzi per investimenti nelle rinnovabili: non si tratta solo di interventi per preservare l'ambiente, ormai è questione di sicurezza econonomica