Si avvicina la scadenza del 9 luglio, la data fissata per l'Ue da Trump per giungere ad un accordo sui dazi, che potrebbero arrivare al 50 per cento. Il negoziato è aperto. L'Ue sarebbe disponibile ad accettare tariffe aggiuntive medie del 10 per cento, considerandole un male minore. Il paragone con l'accordo Usa-Regno Unito è improprio, poiché l'Ue, con i suoi 450 milioni di consumatori, ha ben altro potere negoziale. L'accondiscenza europea è frutto della sua debolezza, poiché resta poco coesa, divisa sull'atteggiamento da tenere di fronte alle minacce di Trump. Non c'è accordo sulle contromisure che l'Ue potrebbe mettere in campo, più volte ventilate ma sempre rinviate. La strada parallela che la Commissione sta perseguendo è l'avvicinamento al CPTTP, il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership. La presidente Von Der Leyen, preso atto dello stallo del WTO, frutto anche della mancata nomina di giudici da parte Usa, ritiene importante puntare su un organismo capace di risolvere le controversie commerciali tra i Paesi: il CPTTP, che abbraccia Nazioni dalle zone Asia-Pacifico al Canada, al Messico e ora al regno Unito, rappresenterebbe il 30 per cento del Pil mondiale