Puntata numero 585 di "Capire per conoscere", con Mario Baldassarri, economista, presidente del Centro Studi Economia Reale e dell'Istituto Adriano Olivetti di Ancona, dedicata al vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio.
Sollecitato in apertura dall'analisi di Ivo Daalder, ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato, secondo cui la crisi delle relazioni transatlantiche è strutturale e non legata a un solo presidente, l'economista si dice sostanzialmente d'accordo, ma giudica "surreali" i due temi al centro del vertice: la spesa per la difesa al 5 per cento del Pil e l'eventuale uscita degli Stati Uniti dalla Nato. Il processo che porta ad Ankara, osserva, è cominciato oltre vent'anni fa, con una globalizzazione rimasta senza governo, e oggi si rischiano due sedi per governare lo stesso fenomeno: il G2 del bipolarismo di Trump con la Cina e il G20.
Il nodo, per il professore, non è la quantità di risorse ma la loro qualità: i 27 Stati europei spendono insieme circa 300 miliardi di euro per la difesa, il doppio della Russia, ma senza alcun coordinamento, mentre Mosca spende come Stato unico con una strategia industriale e militare. Serve dunque una difesa comune europea, fondata su un piano strategico, industriale e tecnologico, finanziata anche con debito comune: qui sta l'incoerenza americana, che chiede all'Europa di spendere di più con il retropensiero di far acquistare armi americane. Quanto alla copertura, la risposta non è tagliare welfare, sanità, scuola e pensioni, ma ristrutturare bilanci pubblici che in ogni Paese valgono circa metà del Pil e in cui "è tutto bloccato, tutto dovuto". Il modello esiste già ed è il Next Generation EU, con una differenza: le risorse - 300 miliardi l'anno per dieci anni - non andrebbero ai singoli Stati ma a un bilancio federale europeo, per la difesa e per gli altri beni pubblici che gli Stati nazionali non garantiscono più da vent'anni.
La conversazione si chiude sul 250° anniversario dell'indipendenza americana: l'economista, che nel 1976 celebrò da studente negli Stati Uniti il bicentenario, ricorda un'America aperta e accogliente, molto diversa da quella di oggi - e proprio questa America, paradossalmente, potrebbe essere la sveglia per costruire il nocciolo duro di una federazione degli Stati europei.