Radio Radicale - Il Mondo a pezzi

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  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 23/02/2026
    La Corte Suprema ha bocciato i dazi imposti da Donald Trump, che aveva invocato l'International Emergency Economci Power (IEEPA) del 1977. E il presidente ha risposto con un decreto che impone dazi al 15 per cento sulle importazioni da qualunque Paese. Varranno 150 giorni, poi servirà il voto del Congresso per rinnovarli. La decisione della Corte è di importanza capitale, ma ora si apre una fase di grande incertezza, non solo negli Usa. Trump ha reagito con violenza, denigrando i giudici e denunciando interferenze straniere sulla loro decisione. Nessun presidente prima di lui aveva fatto ricorso all'IEEPA. La sua interpretazione estensiva dell'emergenza non aveva alcun fondamento. E' alla ricerca ossessiva di poteri che la Costituzione non gli conferisce. I dazi sono a tutti gli effetti tasse sui contribuenti americani. E il potere di imporre tasse passa per il Congresso. Ora Trump invoca la sezione 122 del Trade Act del 1972: nessun Presidente lo aveva fatto prima di lui. Comporterà l'applicazione di un dazio uniforme del 15 per cento. Con l'effetto paradossale che a guadagnarci saranno Paesi come la Cina (cui erano stati imposti dazi al 100 per cento) o il Brasile (50 per cento), mentre alleati storici degli Usa come Ue, Regno Unito e Giappone saranno penalizzati. Restano in vigore i dazi su alluminio, acciaio e auto, che colpiscono soprattutto gli europei. L'Ue aveva sottoscritto a luglio in Scozia un accordo al 15 per cento ed ora emergono le prime divisioni, poiché la Francia invita a rimetterlo in discussione. La bocciatura della Corte Suprema apre la strada alle richieste di rimborsi avanzate dagli importatori Usa penalizzati: le stime oscillano tra i 140 e i 200 miliardi sulle entrate tariffarie stimate. A pagare la politica dei dazi di Trump sono stati imprese e cosumatori. Il concorso alle coperture del deficit pubblico che, nelle intenzioni di Trump, avrebbe dovuto esser pagato da Paesi terzi e imprese estere, ammontava ad uno scarso 5 per cento di quel che servirebbe per ripagare il disavanzo pubblico. Crolla la strategia-chiave dei dazi su cui Trump aveva investito, promettendo il ritorno della produzione manufatturiera negli Usa, la diminuzione della dipendenza dall'estero e la riduzione del deficit commerciale. I dati economici raccontano tutt'altro: la produzione e l'oaccupazione manufatturiera non sono cresciute. La dipendenza dalla Cina è diminuita, ma solo grazie ad una triangolazione con Paesi come il Vietnam. Con questi risultati Trump dovrà affrontare le elezioni di Midterm a novembre. Il costo della vita non è diminuito (sono aumentate le spese sanitare e per l'istruzione, così come gli affitti). I repubblicani che dovranno affronatre il voto sono preoccupati e si sentono sollevati dalla decisione della Corte Suprema, poiché tra i penalizzati ci sono gli agricoltori degli Stati rurali, loro elettori.
    23 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 16/02/2026
    Al vertice informale Ue con Mario Draghi ed Enrico Letta si è registrata una larga intesa sull'urgenza di recuperare competività e crescita per evitare di essere schiacciati tra Usa e Cina. Urgenza di emanciparsi dalla dipendenza dagli Stati Uniti per difesa e tecnologie e parallelamente da Pechino per materie prime critiche e tecnologie green. La crescita economica è indispensabile per avere le risorse necessarie a realizzare gli obiettivi enunciati al vertice. Positiva è l'enfasi sulla necessità di eliminare barriere interne: se il mercato è unificato sui beni industriali, non si può dire alterttanto del settore servizi, a partire da energia e connessioni Tlc, dove resistono 27 mercati frazionati. In queste condizioni, non si potranno creare quei 'campioni europei' più volte evocati: le tante startup europee devono poter trovare capitali adeguati sul mercato europeo, altrimenti continueranno a trasferirisi negli Usa. Un passo concreto su cui si sta impegnando l'Ue: il 28esimo regime per le imprese, che potranno registrarsi ed operare in qualsiasi Paese Ue senza scontrarsi con una frammentazione amministrativa. Altra decisione positiva del vertice: se non si troverà un accordo sul mercato dei capitali, si procederà con i Paesi disponibili. L'intervento del cancelliere tedesco Merz alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza: 'il vecchio ordine mondiale non esiste più' e l'Europa deve assumersi responsabilità, consolidare il pilastro Ue della Nato, ma riconoscendo che la sicurezza europea non coincide più automaticamente con quella degli Usa. Italia e Germania sollecitano deregulation e semplificazione. Un passo positivo, ma certo non basterà la semplificazione a far ripartire la crescita. Servono risorse che sostengano gli ambiziosi progetti di rilancio di Draghi e Letta sposati dall'Ue. L'enorme quantità di capitali privati che dall'Ue arriva negli Usa possono essere mobilitati solo se ci sono finanziamenti pubblici adeguati. Sorprende la posizione del governo italiano sugli eurobond: il nostro Paese dovrebbe attivarsi per mediare, di fronte all'opposizione tedesca, anche perché ha sempre tratto beneficio dagli investimenti comuni.
    25 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 9/02/2026
    Il tonfo delle criptovalute. Un andamento da montagne russe: tetto record nell'ottobre dello scorso anno, la scorsa settimana un dimezzamento del loro valore. Trump ha promesso che avrebbe fatto degli Usa la capitale mondiale delle cripto, ha graziato criminali condannati per reati connessi al riciclaggio, la sua famiglia ha investito in questo settore. I bitcoin Trump e Melania hanno perso il 95 per cento del loro valore in un anno. A differenza delle stable coin, le cripto sono pure operazioni speculative: il loro valore è connesso alla domanda, non è ancorato ad un bene specifico e dunque c'è un'estrema volatilità. Le stable coin sono a tutti gli effetti valute digitali ancorate ad una moneta, mentre le criptovalute non sono legate ad un bene che faccia da ancora: le stable assicurano uno scambio 1 a 1, ad una stable corrisponde un dollari. I loro emettitori, in presenza del crollo, sdrammatizzano e parlano di oscillazioni fisiologiche, coniando l'espressione 'inverno delle criptovalute'. Cresce il timore che questo tonfo delle cripto si riverberi anche sulle stable coin: un effetto già visibile si trova nella richiesta di convertire le stable in dollari. Il mondo delle criptovalute: grandi investitori miliardari, organizzazioni criminali che hanno la garanzia dell'anonimato, ma anche semplici risparmiatori. I contributi alle campagne elettorali degli investitori di bitcoin. E ora gli emettitori chiedono di poter remunerare i guadagni in criptovalute. Lo scontro sulla regolamentazione tra il sistema bancario e gli emettitori di criptovalute
    22 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 2/02/2026
    Trump ha nominato Kevin Warsh presidente della Federal Reserve. Subentrerà a Jerome Powell, il cui mandato scade a maggo e che è stato ripetutamente attaccato dal Presidente Usa per non aver abbassato sufficienza i tassi di interesse. Sollievo degli operatori, che temevano la nomina di Kevin Hasset, molto vicino a Trump e favorevole ad un abbassamento dei tassi fino all'1 per cento. ll nuovo presidente erediterà una Fed divisa al suo interno e assediata da Trump. Come si orienterà Warsh? Riuscirà la Fed a proteggere la propri indipendenza? Warsh, negli anni, ha cambiato orientamento: è stato un falco della politica monetaria, secondo l'orientamento tradizionale repubblicano e si contrappose all'amministrazione Obama criticandola per un eccessivo taglio dei tassi di interesse. L'ex presidente Powell è stato criticato per aver difeso l'ancoraggio delle scelte della Fed ai dati, rinunciando ad una visione strategica. I dati parlano di un'economia Usa che continua a crescere, ma l'occupazione scende e l'inflazione non decelera. Warsh è convinto che ci sarà un boom dell'Intelligenza artificiale grazie alle politiche espansive e ai tagli alle imposte di Trump. E che tutto questo si tradurrà in un aumento della produttività, portando alla riduzione dell'inflazione. La forte crescita, secondo Warsh, potrà quindi attutire l'effetto dei tassi di interesse, stimolando l'economia. Ma saranno il mercato e l'economia reale a decidere. Non è scontato che il presidente Fed si allinei totalmente ai voleri di Trump. Nel 2017 fu lui a scegliere Powell, che si è rivelato invece uno strenuo difensore dell'autonomia delle scelte della Fed. Le preoccupazioni sono legate anche al ruolo che la Fed ha sulle regole dei mercati finanziari, di cui rappresenta il supervisore: il rischio è quindi connesso alle spinte che potrebbero arrivare da Trump per una deregolamentazione per stimolare gli investimenti nell'IA. Non è comunque scontato che le pressioni siano accolte: i membri dell'Open Market Committee sono 12 e le decisioni devono ottenere la maggioranza. E' molto importante che il presidente Fed abbia l'autorevolezza necessaria ad un'opera di persuasione degli altri membri. La nomina di Wersh dovrà comunque essere approvata da una commissione del Senato. Thom Tillis, senatore repubblicano, ha fatto sapere che voterà a favore della nomina solo quando si sarà conclusa l'inchiesta avviata su Powell per aver mentito sulla ristrutturazione dell'edificio della Federal Reserve. In commissione i repubblicani hanno un'esigua maggioranza di 2 voti.
    23 min
  • Il Mondo a pezzi - Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 19/01/2026
    Il Presidente Trump moltiplica le iniziative e le prove di forza in campo internazionale, ma sul piano interno questo attivismo non si traduce in consenso. Il tasso di approvazione del suo operato da parte dei cittadini americani è ai minimi storici, oscillando tra il 36 e il 38 per cento. I sondaggi appaiono concordi nel registrare una disapprovazione delle sue politiche, con una media del 56 - 58 per cento. Nessun presidente nel primo anno di mandato ha ottenuto un livello di gradimento così basso. Ed è proprio sui risultati economici, che avrebbero dovuto essere il suo campo di battaglia, quelli su cui aveva promesso di invertire la rotta rispetto a Biden, che Trump arranca: si era impegnato a ridurre il costo della vita, i prezzi dei generi di prima necessità, ma così non è avvenuto e gli americani possono constatarlo al supermercato o quando pagano le bollette e gli affitti, o quando si rendono conto che il potere d'acquisto e i salari in termini reali non sono migliorati. L'inflazione non si è rialzata secondo le peggiori previsioni, ma si mantiene intorno al 2,7-2,8 per cento. Trump ha avviato un tour economico per riaffermare che l'economia sta andando benissimo, ma allo stesso tempo rassicura affermando che la sua amministrazione sta facendo di tutto per ridurre il carovita. Ed immagina misure populiste inefficaci, come la richiesta alle banche di porre un tetto ai tassi di interesse delle carte di credito. Ma gli americani utilizzano più carte di credito, puntando a restituire il credito nel tempo e il rischio è che le banche li riducano proprio per chi ne ha più bisogno. A leggere i sondaggi, gli interpellati ritengono che Trump stia concentrando energie su temi internazionali, che poco interessano all'elettore medio. L'incertezza nella politica dei dazi ha effetti anche sui dati dell'occupazione, che non sono confortanti poiché le aziende, in questo clima, non assumono o si limitano ai part-time. In questo scenario, le elezioni di Midterm, il prossimo 4 novembre, rappresentano un serio pericolo per il Partito repubblicano: Trump rischia di trasformarsi in un'anatra zoppa, perdendo il controllo della Camera. Da non trascurare i timori sullo svolgimento di elezioni libere e corrette, senza contestazioni dei risultati, scongiurando il ricorso ad azioni che, a livello federale o statale, restringano l'accesso al voto o ridisegnino i distretti elettorali a vantaggio dei candidati repubblicani
    25 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 12/01/2026
    L'Europa le scelte di Trump: il blitz in Venezuela e le minacce di annessione verso la Groenlandia. Ma la Groenlandia è parte della Danimarca, che è membro della Nato. Non si tratta di iniziative estemporanee, Trump sta dando attuazione alla Strategia di Sicurezza Usa presentata a dicembre. Ed è una strategia neoimperiale e neocoloniale a cui l'Europa deve dare una risposta più forte: bene il comunicato dei sei leader Ue che chiedono il rispetto della sovranità della Groenlandia, ma non è produttivo limitarsi per timore di irritare il presidente Usa e tantomeno blandirlo. L'accordo commerciale Ue-Usa siglato con ad agosto ha segnalato i pericoli di un atteggiamento di vassallaggio che rende l'Europa vulnerabile. E' giunto il momento di adottare un atteggiamento diverso, riconoscendo che si è chiuso, nei rapporti Usa-Ue, un ciclo che è durato circa 80 anni: non possiamo permetterci una rottura poiché dipendiamo ancora dagli Usa dal punto di vista della sicurezza, ma bisogna essere determinati e muoversi in autonomia quando gli interessi divergono. Nel caso della Groenlandia, bisogna alzare il prezzo politico sulle conseguenze delle iniziative di Trump: quel territorio è associato all'Ue e ad un membro della Nato: l'Ue dispone di forze di pronto intervento. Di fronte ad un'invasione di un territorio Ue, servirebbe un voto del Congresso. Parallelamente, l'Ue deve impegnarsi, insieme agli Usa, a rafforzare le difese della Groenlandia, oggetto di un interesse comune. Trump afferma di aver bisogno della Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale, ma questo Paese è già sotto controllo Usa attraverso la Nato. Un altro esempio di conflitto tra gli interessi Usa e Ue è il fronte tecnologico digitale: le Big Tech Usa hanno una posizione pressoché monopolistica e il presidente Trump reclama lo smantellamento della regolamentazione approntata dall'Unione europea. E' necessario resistere e le capacità dell'Ue non mancano, poiché siamo una potenza economica che ha con gli Usa una relazione integrata fortissima, la più importante a livello mondiale.
    23 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 5/01/2026
    Il 2026 si è aperto con il raid degli Stati Uniti in Venezuela, con l'arresto del dittatore Nicolas Maduro e l'uccisione della sua scorta. Nella sua rubrica settimanale il professor Paolo Guerrieri, economista e docente a Science Po a Parigi, si concentra sulle ragioni economiche del blitz, sul Il ruolo centrale del petrolio venezuelano e sulle conseguenze geopolitiche del controllo dei relativi giacimenti.
    21 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 29/12/2025
    L'economia Usa cresce oltre le aspettative. Ma sulle prospettive restano plausibili tanto uno scenario di consolidamento della crescita che una prospettiva di rallentamento o ristagno della crescita con risalita dell'inflazione. La spinta all'espansione è stata data soprattutto dagli investimenti nell'IA: tanto per le infrastrutture che per la sua utilizzazione. Questo tiene alti i consumi, in un quadro di politiche monetarie e fiscali espansive. Ma resta alto il dato dell'inflazione, intorno al 3 per cento. Le prospettive negative sono connesse soprattutto ad una possibile instabilità finanziaria provocata da una bolla speculativa sul mercatto borsistico legata ai rendimenti dei titoli investiti nell'IA. L'economia K: con questa lettera si indica una biforcazione avvenuta da alcuni anni, che si sta aggravando. Divide gli Usa tra una minoranza di famiglie a reddito elevato, che consuma e vede crescere la propria ricchezza; sull'altro versante si trovano invece milioni di persone che costituiscono la maggioranza del Paese e che beneficiano in minima parte della crescita economica. Per quel che riguarda i consumi, il 10 per cento più ricco delle popolazione è responsabile del 50 per cento delle spese. Trenta anni fa rappresentava il 35 per cento. La Federal reserve segnala l'incremento dei casi di insolvenza nel campo delle carte di credito, dei prestiti agli studenti o di quelli per gli acquisti di nuove auto. Dietro l'espansione si cela un disagio economico che colpisce milioni di persone. Nel mercato del lavoro i salari dei lavoratori a basso reddito non sono cresciuti, mentre sono aumentati quelli di lavoratori ad alta qualifica nel settore delle nuove tecnologie. E' peraltro una crescita senza aumento dell'occupazione. I sondaggi danno conto di un basso indice di gradimento delle scelte economiche dell'amministrazione Trump. Nell'eurozona è molto probabile si confermi una dinamica di crescita modesta, connessa a rigidità strutturali non superate. Fa eccezione il Sud-Europa: Spagna, Portogallo, Grecia. Molto dipenderà dall'andamento dell'economia tedesca: se la massiccia dose di investimenti prevista dal governo Merz porterà alla ripresa, tutto il continente ne risenitrà positivamente. A condizione che si tratti di investimenti e non di aumento della spesa corrente destinata alla conquista di consenso elettorale.
    24 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 22/12/2025
    Le decisioni del Consiglio europeo del 19 dicembre. Il prestito di 90 miliardi di euro all'Ucraina per il 2026 e 2027 basato su debito comune garantito dal bilnacio Ue. Una decisione di grande importanza, poiché un fallimento o una non decisione avrebbe dimostrato che Ue non è in grado di proteggere né l'Ucraina né se stessa. Il Consiglio europeo ha scartato l'ipotesi di un prestito di riparazione utilizzando gli asset russi congelati: ma nell'imminenza del vertice l'Ue ha deciso di immobilizzarli a tempo indeterminato. E lo ha deciso con una procedura inaspettata: finora il congelamento dei beni della Banca centrale russa veniva rinnovato ogni sei mesi, con voto all'unanimità. Questa volta, invece, si è deciso di invocare poteri di emergenza facendo riferimento all'articolo 122 del Trattato dell'Ue, con un voto a maggioranza qualificata (ovvero 5 Paesi che rappresentino il 60 per cento della popolazione europea). Significa porre fine al ricatto del veto di Paesi come l'Ungheria. Si tratta di una procedura di cooperazione rafforzata, che potrebbe essere adottata anche in futuro, quando si tratterà di finanziare la difesa. Per quel che riguarda invece la decisione di rinviare la firma dell'accordo di libero scambio del Mercosur, la posticipazione a gennaio è incomprensibile. L'accordo con i 4 Paesi (Brasile, Argentina, Urugay e Paraguay) è stato raggiunto nel dicembre del 2024. Le misure di reciprocità e quelle di tutela fitosanitaria ci sono già. Tanto la Commissione Ue che il Parlamento europeo hanno deliberato garanzie ulteriori e misure di salvaguardia per l'agricoltura europea, oltre ad ingenti fondi di sostegno a compenso degli agricoltori. Anche per il tanto temuto accordo Ceta con il Canada venne istituito un fondo multimiliardario: ma non è mai stato utilizzato, perché ha avuto effetti favorevoli per l'Ue. Ma a cosa serve il rinvio sul Mercosur? La presidente del Consiglio Meloni ha affermato che il tempo verrà usato per spiegare meglio l'accordo al mondo agricolo. La ratifica è stata impedita dalla posizione dell'Italia, che peraltro sarà tra i maggiori beneficiari sul versante manifatturiero e nell'industria agroalimentare. Meloni ha garantito al presidente brasiliano Lula che la firma ci sarà. La Francia manterrà la sua opposizione, quindi il ruolo italiano sarà decisivo, poiché firmando renderà impossibile a Parigi la costruzione di una minoranza di blocco. Ne va della credibilità dell'Europa, in un momento in cui stiamo negoziando nuovi accordi con Paesi come l'India. L'accordo Mercosur, nell'era dei dazi di Trump, ha un enorme valore strategico: significa diversificare i mercati, garantirci l'approvvigionamento di materie prime e terre rare in Paesi come il Brasile, in un momento in cui gli Usa rivendicano una loro preminenza sull'Emisfero occidentale.
    23 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 15/12/2025
    La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale Usa guarda all'Unione europea come un partner scomodo: l'obiettivo è disgregarla, poiché unita decide e fissa regole sgradite. La difesa del sovranismo nazionale è in realtà un invito al ritorno all'Europa dei Paesi, con cui è più facile trattare mettendoli sotto pressione. Questo prova che l'Ue è un attore che conta. Sui rapporti commerciali c'è un esplicito richiamo affinché l'Unione europea apra i propri mercati a beni e servizi Usa, riservando loro un trattamento equo: ma l'Ue è già una delle areee più aperte al commercio internazionale. Ed ha subito proprio da parte degli Usa un innalzamento delle barriere commerciali, sotto il ricatto si un ritiro del contribuato Usa al sostegno dell'Ucraina. Gli Usa vedono un ostacolo l'esistenza di un blocco che fissa regole comuni su scambi, sicurezza, difesa, concorrenza. Anche sul fronte della competizione tecnologica evocata dall Strategia di Sicurezza Nazionale, va rimaarcato che le imprese Usa dominano il mercato Ue: le loro piattaforme, le infrastrutture, le catene tecnologiche controllano il mercato europeo al 70-80 per cento. La multa di 120 milioni di euro a X è stata vissuta come un affronto politico: non soltanto dall'azienda colpita, ma direttamente dall'Amministrazione Trump. E se è vero che l'Ue è imbrigliata da regole a volte stratificate e che è necessaria una semplificazione, non si può pretendene uno smantellamento. La competizione deve svolgersi nel quadro di regole che l'Europa elabora in piena sovranità. Anche sul terreno dei mercati finanziari, dove gli Usa sono leader mondiali, non si può ignorare che costituiscano una leva fondamentale di potere: il dollaro è un pilastro del sistema mondiale, nello spazio economico europeo le grandi banche d'affari Usa sono predominanti, come gran parte delle carte di credito circolanti nel nostro continente. Inoltre gli Usa stanno investendo sulle monete digitali ed hanno affidato ad un sistema privato le stable coins: si punta ad un uso diffuso di questi 'gettoni digitali' per le transazioni e gli acquisti, con l'obiettivo che il dollaro conservi assoluta centralità: oltre il 99 per cento delle stable coins è in dollari. Ed è anche diventato un modo per finanziare il grande debito Us. L'Ue non può restare a guardare, deve investire sull'Euro digitale, aumentare l'integrazione monetaria e dei capitali, puntare ad un ruolo internazionale per l'Euro. E' necessario riconoscere che esiste ormai una divergenza d'interessi tra Ue e Usa, difendere la nostra sovranità, presentarsi agli Usa come soggetto unico, capace di negoziare, ritrovare una forza politica unitaria anziché tentare di lusingare Trump
    25 min

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Podcast "Il Mondo a pezzi", Lunedì alle ore 10.00. Radio Radicale

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