L'economia Usa cresce oltre le aspettative. Ma sulle prospettive restano plausibili tanto uno scenario di consolidamento della crescita che una prospettiva di rallentamento o ristagno della crescita con risalita dell'inflazione. La spinta all'espansione è stata data soprattutto dagli investimenti nell'IA: tanto per le infrastrutture che per la sua utilizzazione. Questo tiene alti i consumi, in un quadro di politiche monetarie e fiscali espansive. Ma resta alto il dato dell'inflazione, intorno al 3 per cento. Le prospettive negative sono connesse soprattutto ad una possibile instabilità finanziaria provocata da una bolla speculativa sul mercatto borsistico legata ai rendimenti dei titoli investiti nell'IA. L'economia K: con questa lettera si indica una biforcazione avvenuta da alcuni anni, che si sta aggravando. Divide gli Usa tra una minoranza di famiglie a reddito elevato, che consuma e vede crescere la propria ricchezza; sull'altro versante si trovano invece milioni di persone che costituiscono la maggioranza del Paese e che beneficiano in minima parte della crescita economica. Per quel che riguarda i consumi, il 10 per cento più ricco delle popolazione è responsabile del 50 per cento delle spese. Trenta anni fa rappresentava il 35 per cento. La Federal reserve segnala l'incremento dei casi di insolvenza nel campo delle carte di credito, dei prestiti agli studenti o di quelli per gli acquisti di nuove auto. Dietro l'espansione si cela un disagio economico che colpisce milioni di persone. Nel mercato del lavoro i salari dei lavoratori a basso reddito non sono cresciuti, mentre sono aumentati quelli di lavoratori ad alta qualifica nel settore delle nuove tecnologie. E' peraltro una crescita senza aumento dell'occupazione. I sondaggi danno conto di un basso indice di gradimento delle scelte economiche dell'amministrazione Trump. Nell'eurozona è molto probabile si confermi una dinamica di crescita modesta, connessa a rigidità strutturali non superate. Fa eccezione il Sud-Europa: Spagna, Portogallo, Grecia. Molto dipenderà dall'andamento dell'economia tedesca: se la massiccia dose di investimenti prevista dal governo Merz porterà alla ripresa, tutto il continente ne risenitrà positivamente. A condizione che si tratti di investimenti e non di aumento della spesa corrente destinata alla conquista di consenso elettorale.