Trump esulta dopo l'approvazione della sua manovra, il 'Big Beautiful Bill'. Per i sostenitori del presidente proietterà gli Usa verso l'età dell'oro. Per i Democratici rappresenterà l'affossamento del welfare, l'eplosione del debito pubblico e minerà il ruolo del dollaro. Si tratta di una legge-Omnibus, ma il cuore della manovra è nel taglio delle tasse, reso definitivo ed esteso. Ma l'amministrazione Biden si guardò bene dal sospendere quei tagli che risalivano al primo mandato di Trump. Nuove sono la detassazione delle mance e di una parte degli straordinari. Così come gli ingenti finanziamenti al settore difesa e ai dipartimenti che sono incaricati di lottare contro l'immigrazione clandestina. La manovra si tradurrà in un aumento del debito di 3mila miliardi di dollari. E provocherà decurtazioni sostanziose dell'assistenza sanitaria per i più poveri. E' verosimile che la manovra avrà un iniziale effeto espansivo, ma a medio-lungo termine provocherà aumento del deficit, del debito e dei tassi di interesse. La crescita del debito non è una novità per gli Usa, che ormai da venti anni consumano più di quanto non producano. Né saranno sufficienti gli introiti dell'innalzamento dei dazi per compensare il deficit, anche perché l'incertezza sulle politiche di Trump in materia di tariffe condiziona gli investimenti. E' unanime la lettura di questa manovra come fortemente regressiva per gli effetti sul welfare. Quel che invece si può al momento escludere è che venga minato lo status di valuta internazionale del dollaro, poiché al momento non esistono monete alternative. Il Big Beautiful Bill fa comodo anche alla Cina, poiché prevede lo smantellamento delle politiche legate alla transizione ecologica, su cui gli imprenditori americani avevano investito e su cui Pechino sta costruendo una leadership