La guerra in Ucraina incide anche sul commercio di armi, in netto aumento nell'Unione Europea. E’ ancora imminente il pericolo di una guerra nucleare?
La notizia delle ultime ore è l’accordo Aukus, con l'acquisto da parte dell'Australia di sottomarini a propulsione nucleare. Per il premier australiano Anthony Albanese, insieme al presidente americano Joe Biden e il premier britannico Rishi Sunak, esso rappresenta "il piu' grande investimento nel settore della Difesa nella storia del Paese". La partnership di sicurezza trilaterale tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti prevede la fornitura di sottomarini propulsione nucleare a Canberra. La cosa sembra non piacere alla Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin Il programma "è nato sotto una tipica mentalità da Guerra Fredda, che stimolerà solo una corsa agli armamenti, saboterà il sistema internazionale di non proliferazione nucleare e danneggerà la pace e la stabilità regionali".
Inoltre, La Corea del Nord ha lanciato almeno due missili balistici verso il mar del Giappone. Lo ha denunciato lo Stato maggiore sudcoreano, il lancio è avvenuto all'indomani dell'avvio di manovre congiunte Stati Uniti-Corea del Sud dal nome in codice "Freedom Shield". Insomma, non ci sono purtroppo segnali di una distensione a livello internazionale, per colpa anche della guerra in Ucraina. E come se non bastasse, le importazioni di armi da parte degli Stati europei sono aumentate del 47% tra il 2013-17 e il 2018-22, mentre il livello globale dei trasferimenti internazionali di armi è diminuito del 5,1.
Ospiti a Radio Vaticana, Il Mondo alla Radio
Maurizio Simoncelli, di Archivio Disarmo
Piero Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa
Francesco Scoppola, presidente degli scout dell’Agesci
In studio Alessandro Guarasci