C'è un soldato italiano, nel 1943, che viene fatto prigioniero in Sicilia e finisce dall'altra parte dell'oceano. Non porta con sé niente - solo, dentro la testa, la memoria di un violino. In America, dietro il filo spinato di un campo di prigionia, mette su un'orchestra. Quel soldato è esistito davvero. Era il padre del nostro ospite.
Ma cosa succede quando un figlio, a distanza di una vita intera, decide di raccontare quella storia? E perché, dopo averla raccontata in forma di romanzo, sente il bisogno di tornarci ancora - questa volta in versi?
Enzo Riboni ha attraversato mestieri che di solito stanno in vite diverse. Ha cominciato con la matematica, ha insegnato, è diventato giornalista del Corriere della Sera per oltre trent'anni, ha scritto saggi sul mondo del lavoro, poi un romanzo - Salvato dallo Swing - e adesso una raccolta di poesie, "Piccole cose di questo mondo", appena pubblicata.In questa puntata abbiamo parlato di tutto: della doppia vita tra aule e redazioni, di come si finisce a raccontare al Corriere i giovani che emigrano, del violino come strumento di "sesso femminile", del peccato originale della scienza che porta il nome di Hiroshima, del peccato di un'editoria che oggi specula sul desiderio degli autori di pubblicare.
Ma sotto tutto questo, sempre, c'è qualcuno che dice grazie. A un padre operaio che faceva l'astuccio di giorno e suonava lo swing di sera. A una madre persa troppo presto. A una sorella che le ha fatto da madre.
C'è ancora qualcuno che legge davvero, in Italia? E cosa significa, oggi, essere artigiani onesti della scrittura?Una conversazione lunga, che parte dai numeri e finisce nei versi.
Inaudita Librorum incontra Enzo Riboni.
🎙️ Buon ascolto.
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