All’82ª Mostra del Cinema di Venezia, FRED Film Radio ha intervistato la regista Julia Jackman per parlare di “100 Nights of Hero”, film di chiusura della Settimana della Critica.
L’ispirazione della graphic novel
“100 Nights of Hero” è l’adattamento cinematografico dell’omonima graphic novel di Isabel Greenberg. Il risultato è un film visivamente meraviglioso, estremamente attento ai dettagli della messa in scena e ai costumi. “Sono una fan enorme della graphic novel che mi ha ispirato per l’uso della luce, tra candele e ombre”, ammette Julia Jackman. “C’era tanto blu, bianco, nero e un po’ di rosso, tutti colori forti. Invece, quando ho immaginato il mondo del film, pensavo a maggiori sfumature. Ho preso ispirazione da pellicole come Orlando e Povere Creature! e a dai titoli degli anni 90 che mostrano un mondo più tattile”.
L’importanza di raccontare storie
In “100 Nights of Hero”, la regista ci ricorda l’importanza delle storie. Di scriverle, raccontarle, tramandarle. Quando è stato importante per Julia Jackman realizzare un film ambientato in un mondo apparentemente irreale, ma che ha un legame profondo con l’attualità parlando dell’importanza del femminile di rivendicare la propria voce? “È stato interessante perché sulla superficie il mondo che racconto è assurdo”, spiega la regista. “E questa assurdità mi ha dato molta libertà nell’esplorare le cose che sono molto presenti nell’oggi. Tutti nel film giocano un ruolo molto fisso, dal ricco alla guardia. Con quell’assurdità un po’ comica introdurre temi un po’ più scuri in un contesto iperteatrale”.
Un film per sfidare il pubblico
“100 Nights of Hero” è un film audace e coraggioso. Ma potrebbe esserci chi, nel vederlo, faticherà ad entrane nel mondo che racconta. “Credo molto nello sfidare me stessa, perché non voglio solo incontrare persone con cui sono d’accordo”, confessa Julia Jackman. “Uno dei motivi per cui l’ho scritto è perché quando ne parlavo con le persone tante volte sentivo dire: ‘Ma che cos’è?’. C’erano tanti dubbi su chi sarebbe stato interessato al film. Ho dovuto trovare e ritrovare l’abilità di credere in questo racconto e in me stessa. Ho sentito sin dall’inizio che non sarebbe stato capito facilmente da tutti. Ma l’ho mostrato a delle persone e sono stata soprattutto commossa dal fatto che tante persone da background diversi erano colpiti”.
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