Interviste agli artisti

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By Piccolo Teatro di MilanoArtsPerforming Arts
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  • CHE DOLORE TERRIBILE È L'AMORE | Intervista a Daria Deflorian
    Una ferita mai sanata che tormenta due amiche, una pagina buia della storia della Corea del Sud, l’impossibilità di venire a patti con il passato: attraverso le parole della scrittrice Premio Nobel Han Kang, Daria Deflorian prosegue la sua riflessione sul senso della perdita, l’abisso e la fragilità della natura umana.

    Torna al Teatro Studio Melato in forma definitiva – dopo l’anteprima come work in progress, nell’ambito del Festival Presente Indicativo | Milano Crocevia – l’ultimo incontro di Daria Deflorian con Han Kang.
    Nel suo romanzo Non dico addio, la scrittrice Premio Nobel affronta una delle pagine più buie del recente passato della Corea del Sud: la sanguinosa repressione della rivolta di Jeju, nel 1948. È la storia di due amiche, Gyeong-ha e In-seon, e della madre di una di loro, unite dal desiderio di non dimenticare, di non dire addio a chi ci ha lasciato tragicamente. Gyeong-ha è ossessionata da un sogno ricorrente: un grande cimitero affacciato sul mare, una distesa di tronchi d’albero, in parte bruciati, una nevicata senza sosta e il mare che pian piano comincia a salire, minacciando di spazzare via le tombe, le lapidi, le spoglie di chi è sepolto. Un giorno riceve un messaggio da In-seon, che vive sull’Isola di Jeju: si è ferita lavorando il legno ed è stata trasportata d’urgenza sulla terraferma, ma ha lasciato a casa un uccellino che rischia di morire di fame…
    Daria Deflorian percorre e interroga questo testo perturbante, condividendo con Han Kang il rifiuto di ridurre le tragedie ai meri nomi delle città e al numero dei morti. Per avvicinarsi a quel passato che si rifiuta di passare, bisognerà lasciarsi attraversare dalla fragilità dell’essere umano e da tutto quello che inevitabilmente ci tocca.


    30 ottobre - 8 novembre 2026
    Teatro Studio Melato
    18 min
  • CORO DEGLI AMANTI | Intervista a Tiago Rodrigues
    Tiago Rodrigues, per la prima volta regista di una produzione del Piccolo in lingua italiana, porta in scena una delle sue drammaturgie di maggior successo, allestita per la prima volta a Parigi, poi in altre nazioni europee. In quattro “canzoni” che simboleggiano altrettante età della vita, compone la melodia struggente della storia d’amore tra un uomo e una donna.
    «Abbiamo tempo» si ripetono continuamente i due protagonisti di questa straordinaria polifonia sotto forma di duetto. Parlano all’unisono – come tutte e tutti coloro che si amano – ma a volte le parole sono diverse, ricordi e pensieri qua e là si contraddicono. 
    L’inizio è mozzafiato: lei ha un attacco d’asma, mentre sono a casa a guardare Scarface in tv, e lui la porta in ospedale, su una macchina lanciata a tutta velocità. Per un attimo temono di perdersi l’un l’altro, ma lei si salva e la canzone della vita e dell’amore può proseguire: «abbiamo tempo» si ripeteranno continuamente i due protagonisti, mentre le loro “vite parallele” attraverseranno le diverse fasi dell’esistenza: il lavoro, la famiglia, le mille piccole, grandi cose di ogni giorno.
    Una straordinaria pagina di teatro, una delicata riflessione sui sentimenti, sulla fragilità della vita e sulle trasformazioni cui va incontro, negli anni, il rapporto tra due persone che si amano.
    25 min

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