Interviste di Giornale Radio

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  • “Gaza usata come un laboratorio”: Maria Elena Delia svela l’orrore del rapporto ONU sui bambini palestinesi
    “Gaza usata come un laboratorio”: Maria Elena Delia svela l’orrore del rapporto ONU sui bambini palestinesi Le prove raccolte dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite non lasciano spazio a interpretazioni: i bambini palestinesi a Gaza sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi. Non si tratta di danni collaterali, ma di una precisa volontà politica che punta al cuore pulsante di una nazione. Questa denuncia è stata al centro de“Il Timone delle 13” con Paolo Sergio su Giornale Radio, dove la portavoce di Flottilla Italia, Maria Elena Delia, ha commentato i passaggi più cruenti del documento. Il rapporto descrive una “strategia per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza”, un’accusa che Delia definisce spaventosa ma tragicamente coerente con i fatti osservati sul campo. Gaza come laboratorio di morte per i militari L’orrore non nasce nel vuoto, ma si alimenta di testimonianze dirette che arrivano persino dall'interno dell’apparato militare israeliano. Delia cita le associazioni di ex soldati come “Breaking the Silence”, uomini che hanno deciso di rompere l’omertà sugli ordini ricevuti durante le operazioni. “Hanno raccontato di come quando si entrava a Gaza e c’era il via libera per tutto e tutti, cioè si poteva fare qualsiasi cosa”, spiega l’attivista, descrivendo una realtà in cui l’accanimento era la norma. Secondo queste testimonianze, la Striscia veniva considerata “una sorta di laboratorio nel quale i gazawi dovevano essere trattati come bestie al macello”. È una disumanizzazione radicale che trasforma una popolazione civile in cavie per un esperimento di forza militare assoluta. Un piano di pulizia etnica esplicitato alla Knesset Secondo Delia, non siamo di fronte a un complotto segreto gestito da pochi fanatici, ma a un progetto politico discusso apertamente nelle sedi istituzionali. “Quello che è il piano di pulizia etnica dello Stato israeliano è un piano che peraltro è stato esplicitato molto spesso anche pubblicamente negli interventi dei parlamentari alla Knesset”, incalza la portavoce. Non si tratterebbe quindi di un “piano carbonaro”, ma di una strategia di espansione sionista che vede nello sterminio biologico di un popolo un passaggio necessario. “Arrestare biologicamente la riproduzione di un popolo che loro vogliono sterminare rientra in maniera spaventosa all’interno di questo progetto”, afferma Delia, sottolineando come molti esperti e giuristi internazionali, tra cui Francesca Albanese, abbiano tentato invano di avvertire il mondo per decenni. La sordante giustificazione delle democrazie occidentali Il dramma dei bambini di Gaza si consuma sotto gli occhi di un’opinione pubblica internazionale che Delia accusa di complicità o, nel migliore dei casi, di indifferenza. Il rapporto ONU punta il dito contro il governo di Tel Aviv, ma l’attivista estende la responsabilità a chiunque non condanni apertamente queste azioni. “Tutto avviene nella sordante giustificazione anche da parte dei paesi occidentali, inclusa l’Italia”, denuncia Delia, criticando l’uso retorico del concetto di difesa. Per la portavoce di Flottilla Italia, la frase secondo cui “Israele ha il diritto di difendersi” è diventata lo scudo dietro cui si nasconde un “diritto abusato” che permette la sistematica violazione dei diritti umani più elementari. La storia che non insegna nulla ai carnefici C’è un paradosso atroce e sanguinario che attraversa questa guerra, un richiamo alla memoria che rende tutto ancora più cupo. Delia riflette sul fatto che chi oggi mette in atto questo piano porta nel proprio sangue il ricordo di chi, durante la Seconda Guerra Mondiale, subì lo stesso tipo di attacco. “Questo fa ancora più paura, perché forse significa davvero che la storia quando non la si vuole ascoltare purtroppo è maestra, ma se non ha orecchie davanti ad ascoltarla non insegna proprio niente”, conclude amaramente l’intervistata. L’appello finale è quello di non spegnere la luce su Gaza, per non diventare complici di un crimine che va oltre ogni immaginazione della crudeltà umana. In sintesi * Targeting dei bambini: Il rapporto ONU conferma che i bambini di Gaza sono presi di mira deliberatamente per interrompere la continuità biologica del popolo palestinese.
 * Gaza come laboratorio: Ex militari israeliani testimoniano ordini di violenza indiscriminata, descrivendo Gaza come un laboratorio di sperimentazione militare.
 * Piano politico pubblico: La pulizia etnica non è segreta, ma viene discussa apertamente dai parlamentari della Knesset come parte dell'espansione sionista.
 * Critica all'Occidente: Denunciata la complicità dei paesi occidentali e dell'Italia, che giustificano le violenze come "diritto alla difesa".



 FAQ 
 Cosa dice esattamente il rapporto ONU sulla morte dei bambini? Il rapporto afferma che l'uccisione e il ferimento dei bambini palestinesi fanno parte di una strategia deliberata per distruggere l'esistenza futura del gruppo a Gaza. Chi sono i militari che testimoniano contro l'esercito israeliano? Sono ex membri delle forze di sicurezza, spesso riuniti in associazioni come "Breaking the Silence", che denunciano di aver ricevuto ordini per trattare i civili come "bestie al macello". Ascolta Il Timone delle 13 con Paolo Sergio dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 14 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
    9 min
  • "Era un uomo per bene ma senza visione politica": Caprarica sul rapido declino di Starmer
    "Era un uomo per bene ma senza visione politica": Caprarica sul rapido declino di Starmer Il giornalista e scrittore Antonio Caprarica ha spiegato con estrema lucidità il crollo verticale di Keir Starmer. Intervenuto ai microfoni di Italia No Limits, condotto da Roberto Poletti, il verdetto di Caprarica è netto: “Era un uomo per bene ma senza una visione politica”. Starmer era arrivato al potere come il volto della restaurazione morale, una figura necessaria dopo quelli che l’intervistato definisce “gli anni clowneschi e rovinosi di Boris Johnson e degli ultimi leader conservatori”. Tuttavia, l’integrità personale non è bastata a colmare un vuoto progettuale che è diventato evidente in tempi record. Il fallimento delle riforme e l’errore sui nonni La leadership di Starmer è stata segnata da una cronica incertezza e da una serie di passi falsi strategici che hanno eroso il consenso. Secondo Caprarica, il Premier laburista “non ha maturato, non ha costruito una visione per il suo paese” e si è mosso tra riforme proposte e poi prontamente rimangiate. L’errore più grave, però, è stato di natura sociale e simbolica: “La prima proposta attuata è stata quella di ridurre il riscaldamento agli anziani in stato di bisogno”. Una scelta definita “balzana” dal giornalista, che ha commentato con sarcasmo come “tagliare il riscaldamento ai nonnini non è certamente un’idea per conquistarsi il consenso”. L’ombra di Farage e il giudizio delle urne Il malcontento popolare non è rimasto confinato ai sondaggi, ma è esploso nelle elezioni locali dello scorso maggio. Caprarica ha evidenziato come la perdita di consenso del Labour sia stata “stratosferica”, con il partito che ha ceduto persino alcune delle sue roccaforti storiche. Questo svuotamento di voti ha favorito quella che l’intervistato chiama la minaccia del “barbaro in arrivo”, ovvero Nigel Farage. Il partito Reform di Farage ha iniziato a rappresentare una sfida esistenziale per i laburisti, arrivando a minacciare la maggioranza assoluta nelle proiezioni per le elezioni politiche. La ribellione del Labour e il candidato pronto Davanti a una deriva che appariva inarrestabile, il Partito Laburista non è rimasto a guardare e ha innescato una vera ribellione interna. “A questo punto il cambio di passo si imponeva”, ha sottolineato Caprarica, spiegando che la mancanza di prospettiva di Starmer ha costretto i deputati a reagire. La successione non è stata lasciata al caso, poiché esisteva già un’alternativa pronta a prendere le redini: Andy Burnham, il sindaco della Grande Manchester. Burnham ha già dato prova della sua forza elettorale stravincendo le elezioni suppletive a Makerfield, battendo il partito di Farage. Andy Burnham, il politico per tutte le stagioni La figura di Burnham viene descritta da Caprarica come quella di un politico estremamente pragmatico e capace di adattarsi a ogni clima interno al partito. “È un uomo per tutte le stagioni”, ha affermato il giornalista, ricordando come Burnham sia stato leale a leader dalle visioni opposte come Blair, Brown e persino Corbyn. Nonostante questo trasformismo, la sua vittoria schiacciante a Makerfield indica che l’elettorato laburista è ancora vivo e “in attesa di un segno di riscossa, di un segno identitario”. Resta da vedere se Burnham saprà offrire quella prospettiva politica che a Starmer è mancata totalmente. Un Regno Unito in sofferenza drammatica Il quadro finale dipinto da Caprarica è quello di una nazione profondamente instabile. “L’Inghilterra è in uno stato di sofferenza drammatico”, ha avvertito, citando un dato che dovrebbe far riflettere: sette premier in dieci anni. Per Caprarica, il Regno Unito ha ormai adottato un ritmo politico che ricorda tristemente il passato dell’Italia. “Il passo è ormai il passo italiano, quello di un tempo, quello dei nostri governicchi annuali o addirittura balneari”, ha concluso amaramente, auspicando una svolta reale per un Paese che non può più permettersi l'assenza di guida. In sintesi * Starmer è descritto come un uomo onesto ma privo di una visione politica per il Regno Unito.
 * Il taglio del riscaldamento agli anziani è stato identificato come l'errore fatale per il suo consenso.
 * Nigel Farage è il "barbaro in arrivo" che sta capitalizzando la crisi dei laburisti.
 * Andy Burnham emerge come il nuovo leader dopo la vittoria record nelle suppletive di Makerfield.
 FAQ Perché Keir Starmer è entrato in crisi così rapidamente? A causa dell'assenza di una visione politica chiara e di riforme impopolari che hanno colpito le fasce più deboli della popolazione. Chi è Andy Burnham? È il sindaco di Manchester, un politico esperto definito "per tutte le stagioni" per la sua capacità di servire sotto diverse leadership laburiste. Ascolta Italia No Limits con Roberto Poletti tutti i giorni dalle 17 alle 20 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
    5 min
  • Benifei (PD): “Si vota ad aprile. Campo largo? Sì alle primarie se non c’è accordo su Schlein”
    Benifei (PD): “Si vota ad aprile. Campo largo? Sì alle primarie se non c’è accordo su Schlein” Brando Benifei ha tracciato una rotta precisa per il futuro politico italiano. L’eurodeputato del PD vede lo scioglimento delle Camere molto più vicino di quanto la narrativa ufficiale lasci intendere: “Secondo me si va a votare all’inizio della primavera”. Dietro questa accelerazione ci sarebbe una precisa strategia di Palazzo Chigi per spiazzare le opposizioni. “Giorgia Meloni avrebbe interesse a votare adesso perché pensa di darci meno tempo per organizzarci”, ha spiegato Benifei, intervistato ai microfoni de L’attimo fuggente, condotto da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi, in onda su Giornale Radio, sottolineando però come il Quirinale rappresenti l'argine a questa fretta elettorale: “Non credo che Mattarella le permetterà di votare un anno prima. Alla fine queste diverse tendenze porteranno a votare in aprile, con uno scioglimento delle Camere a febbraio”. La sfida del leader e lo spettro delle primarie Il nodo della leadership nel centrosinistra resta il tema più spinoso per la costruzione del cosiddetto campo largo. Benifei rivendica il peso del Partito Democratico, citando la prassi consolidata nelle altre democrazie occidentali: “In tutti i Paesi d’Europa il capo del primo partito è il candidato premier. Trovatemi un paese dove non è così”. Tuttavia, la necessità di tenere unita una coalizione eterogenea potrebbe imporre un passaggio democratico ulteriore se la figura di Elly Schlein non dovesse raccogliere l'unanimità dei partner. “Se però, dovendo costruire una coalizione larga, non ci sarà un accordo su questo criterio, allora faremo le primarie”. Nonostante non si dichiari un appassionato dello strumento, l'europarlamentare lo considera “assolutamente legittimo” e già testato con successo, assicurando che “chi vincerà sarà il candidato premier”. Il "listone" della destra e l'effetto Vannacci L’analisi politica di Benifei si sposta poi sulla strategia del centrodestra, che vede sempre più compatto e orientato verso ali estreme. Secondo l’esponente dem, la Premier Meloni agirà per puro pragmatismo elettorale, cercando di inglobare ogni forza disponibile: “Non credo che sia deficiente: nel momento in cui porta avanti una legge che fa vincere chi prende un voto in più, avrà interesse ad aggregare tutto”. Questo processo di accumulazione potrebbe portare a un unico grande blocco che spazia dai moderati di Lupi fino alle posizioni più radicali rappresentate dal Generale Vannacci. “La Meloni proverà a mettere insieme fino a Vannacci”, ha profetizzato Benifei, denunciando come la destra stia ormai inseguendo il Generale su ogni tema, dalla rimigrazione alle uscite più divisive. Un campo largo da Rifondazione ai moderati Per rispondere alla corazzata governativa, il centrosinistra non ha alternative alla costruzione di un’alleanza che sia il più vasta possibile. Benifei guarda con favore a un perimetro che includa realtà storicamente distanti: “Non è una cattiva notizia che Rifondazione Comunista voglia far parte di nuovo del campo largo, così come che ci sia un campo moderato che si organizza da Onorato a Renzi e che stia con noi”. La logica è dettata dalla legge elettorale che il Governo sta preparando, dove la coalizione che prende un voto in più ottiene tutto il potere. “Bisogna fare delle coalizioni larghe, non c'è alternativa”, ha ribadito, evidenziando come il clima stia cambiando e il centrosinistra stia tornando finalmente competitivo agli occhi del mondo produttivo. Pluralismo interno e il caso Picerno L'intervista ha toccato anche le tensioni interne al PD, in particolare dopo lo scontro con la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picerno. Benifei ha derubricato la vicenda a una questione di gestione del potere piuttosto che a un grande strappo ideale: “Ci vedo un po' poca politica in questa vicenda... parliamo di dinamiche legate agli incarichi parlamentari”. Pur difendendo il valore del pluralismo, l'eurodeputato ha fissato dei paletti invalicabili sulla linea politica del partito, citando incontri con think tank di estrema destra israeliana come esempio di posizioni incompatibili: “Sinceramente io penso che non si incontrano quelli che sostengono i coloni che danno fuoco alle case”. Il messaggio è chiaro: la pluralità è un valore, ma non può tradursi in un boicottaggio della linea decisa dalla segreteria Schlein. In sintesi * Voto ad aprile 2027: Benifei prevede elezioni anticipate in primavera, nonostante la resistenza di Mattarella a uno scioglimento troppo precoce.
 * Leadership Schlein: Il capo del primo partito deve essere il candidato, ma sono pronte le primarie in caso di mancato accordo nel campo largo.
 * Alleanza Totale: Necessità di unire tutti, da Rifondazione Comunista a Matteo Renzi, per battere il "listone" Meloni-Vannacci.
 * Gestione PD: Il caso Picerno viene visto come una questione di incarichi parlamentari più che una vera scissione ideologica. 
 FAQ Quando si tornerà a votare secondo Brando Benifei? All'inizio della primavera, probabilmente ad aprile, con lo scioglimento delle Camere previsto per febbraio. Chi sarà il candidato premier del centrosinistra? Elly Schlein come leader del primo partito, ma se la coalizione richiederà un passaggio diverso si ricorrerà alle primarie. Ascolta L'Attimo Fuggente con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9 ed il sabato dalle 8 alle 10 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
    16 min
  • “Zucchero e grassi danno dipendenza”: Natasha Linhart e la ricetta per salvare la dieta mediterranea dai prodotti processati
    “Zucchero e grassi danno dipendenza”: Natasha Linhart e la ricetta per salvare la dieta mediterranea dai prodotti processati Natasha Linhart, CEO di Atlante SRL, durante l’intervista a Domenica Specialmente su Giornale Radio, ha delineato un quadro inquietante sulla stabilità dei mercati globali. Non si tratta più solo di logistica, ma di una vulnerabilità strutturale che mette a rischio le basi stesse della nostra alimentazione. “Abbiamo capito che noi abbiamo sempre considerato il mondo il luogo di tutti aperto a tutti. In realtà basta chiudere un collo di bottiglia per far franare tutto”, ha spiegato Linhart, citando i cosiddetti “choke points” come Suez, Panama o lo stretto di Hormuz. Per chi esporta eccellenze italiane, gestire questa situazione significa navigare su una “montagna russa” dove la resilienza si ottiene solo evitando di appoggiarsi a un’unica struttura o a un singolo mercato. La sfida è duplice: ai blocchi fisici si aggiungono quelli “non immediatamente visibili come l'effetto dei dazi e del clima”. L’addio al mercato USA: troppo rischioso per il Made in Italy Una delle rivelazioni più forti dell’intervista riguarda il radicale cambio di rotta strategico verso l'Oriente. Linhart ha spiegato apertamente perché la sua azienda ha scelto di disinvestire negli Stati Uniti, un mercato storicamente fondamentale ma oggi percepito come instabile. “Abbiamo un po’ abbandonato, dal nostro punto di vista, il voler fare business con gli Stati Uniti perché effettivamente in questo momento per noi è troppo rischioso”. Il timore principale è legato all'imprevedibilità delle decisioni politiche che possono trasformarsi in barriere doganali improvvise: “Ci può essere una decisione politica che ti stronca il business mentre la merce è a metà strada tra l'Europa e gli Stati Uniti”. La nuova frontiera è ora il Sud-est asiatico, con Giappone e Corea in testa, mercati che “apprezzano molto il Made in Italy originale e la qualità”. L’esperimento a cielo aperto dei farmaci anti-fame L’industria alimentare osserva con crescente sospetto la diffusione dei farmaci soppressori dell'appetito, un fenomeno che Linhart non esita a definire “un grande esperimento a cielo aperto”. Se in Inghilterra si contano già milioni di utilizzatori, in Italia la resistenza culturale è ancora forte, ma la minaccia per il settore è reale. Per la CEO di Atlante, eliminare lo stimolo della fame è un errore che va oltre la nutrizione e colpisce le radici della nostra civiltà: “Detto tra noi a me sembra un gran peccato perché con la fame perdiamo la socialità, perdiamo il piacere, perdiamo il gusto”. Il rischio concreto è quello di scivolare verso un modello in cui le persone smettono di mangiare cibo vero per affidarsi a piccole dosi ipernutritive farmacologiche. La trappola del cibo processato e il ritorno alla tradizione Il vero nemico della salute pubblica resta però il cibo industriale ultra-processato, progettato in laboratorio per creare un legame tossico con il consumatore. Linhart ha lanciato un allarme durissimo su questo tema: “Zucchero, grassi, danno veramente dipendenza, e sappiamo bene che questo è terribile”. La critica è rivolta alle pubblicità aggressive che presentano prodotti carichi di grassi saturi come desiderabili, mentre la vera soluzione sarebbe il ritorno al modello della dieta mediterranea. Non si tratta di demonizzare ogni trasformazione, ma di distinguere tra ciò che è industriale e ciò che è cultura: “È fatto di cibi processati tradizionalmente, come l'olio d'oliva, il pane, il formaggio. Questi sono prodotti processati, però sono stati processati ormai da migliaia di anni”. Tornare a questi pilastri è l'unico modo per difendersi da un’industria che punta solo sulla gratificazione istantanea. In sintesi * Logistica globale: La chiusura dei colli di bottiglia (choke points) mette a rischio la sicurezza alimentare mondiale.
 * Export strategico: Atlante SRL riduce il business negli USA a causa del rischio dazi, puntando su Giappone e Sud-est asiatico.
 * Salute e Farmaci: La diffusione di soppressori dell'appetito minaccia il piacere del cibo e la socialità.
 * Nutrizione: I cibi processati industriali (zuccheri e grassi) creano dipendenza; la dieta mediterranea tradizionale resta l'unico modello sicuro.

 FAQ Perché il mercato americano è considerato troppo rischioso? 
A causa dell'imprevedibilità politica che può imporre dazi improvvisi mentre la merce è già in viaggio attraverso l'Atlantico. 

 Qual è il pericolo dei nuovi farmaci soppressori dell'appetito? 
Oltre ai dubbi sulla salute, eliminano la fame, portando alla perdita della socialità e del piacere legato al gusto e alla cultura del cibo.
 Ascolta Domenica Specialmente con Lapo De Carlo, Maurizio Mannoni e Antonella Zangaro ogni domenica dalle 10 alle 12 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
    13 min
  • Gusmeroli: “Stop ai pignoramenti dei conti per chi sta pagando il fisco”
    Gusmeroli: “Stop ai pignoramenti dei conti per chi sta pagando il fisco” L’onorevole Alberto Gusmeroli ha lanciato una sfida al sistema fiscale italiano. Al centro del dibattito, ai microfoni di Conti in tasca, in onda su Giornale Radio, un ordine del giorno che punta a scardinare un’assurdità burocratica: il pignoramento dei conti correnti per chi ha già stretto un patto con l’Agenzia delle Entrate. “È una questione di buon senso”, ha spiegato Gusmeroli, sottolineando come l’attuale normativa finisca spesso per colpire chi, con fatica, sta cercando di mettersi in regola attraverso rottamazioni o rateizzazioni. L’obiettivo è garantire un principio di equità fiscale che oggi sembra smarrito tra le pieghe dei meccanismi di riscossione forzata. Il paradosso del fisco “nemico acerrimo” Gusmeroli non usa mezzi termini per descrivere l’attuale rapporto tra cittadino ed erario. “Io non credo che purtroppo il fisco sarà mai amico, però dovrebbe cercare di essere almeno un po’ meno nemico”, ha dichiarato il Presidente della Commissione attività produttive della Camera. Il paradosso denunciato è evidente: lo Stato concede una dilazione del debito, ma contemporaneamente blocca le risorse necessarie per onorarla. “In questo caso è un nemico acerrimo perché nel momento in cui con una mano ti aiuta, con l’altra ti impedisce di esercitare quell’aiuto”, ha incalzato l’onorevole, definendo inaccettabile il pignoramento di un conto con il quale il contribuente deve adempiere al proprio obbligo. Distinguere la difficoltà dall’evasione La battaglia di Gusmeroli è anche culturale e punta a smontare la colpevolizzazione indiscriminata di chi è in arretrato. Raccontando la sua esperienza da sindaco ad Arona, ha chiarito: “Se uno è in arretrato con le imposte non è un evasore, è uno che ha avuto una difficoltà e la difficoltà può capitare a tutti”. La critica è rivolta anche a chi accusa le rottamazioni di essere sconti ai furbi. “Quando si dice in modo indiscriminato che con le rottamazioni aiutate gli evasori, non aiutiamo niente gli evasori perché gli evasori non rottamano nulla”, ha precisato con forza, spiegando che lo strumento serve esclusivamente a chi ha regolarmente dichiarato ma non è riuscito a pagare. La palla passa al governo per l’impignorabilità Ora l’impegno è nelle mani dell’esecutivo. L’ordine del giorno impegna il governo a inserire il divieto di pignoramento nel prossimo provvedimento utile. Gusmeroli ha rivolto un appello diretto al viceministro dell’Economia: “Forza e io dico al vicepresidente dell’economia dottor Leo. Prossimo provvedimento mettiamo l’impignorabilità dei conti correnti per chi ha in corso una rateizzazione”. Si tratta, secondo l’onorevole, di un atto di civiltà che aiuta davvero i cittadini che lo meritano, evitando quegli automatismi che minano la fiducia verso le istituzioni. Una piccola rivoluzione per il mercato del lavoro L’intervista a Giornale Radio ha toccato anche un altro nervo scoperto: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Gusmeroli ha illustrato quella che definisce una “piccola rivoluzione”, ovvero la possibilità per le aziende di settori diversi di distaccare personale in esubero verso realtà che invece cercano personale. “Permette alle aziende di un settore qualsiasi che cercano lavoro di chiedere il distacco di personale di aziende in crisi che hanno personale in esubero”, ha spiegato l’onorevole. Questa misura, già legge, punta a salvaguardare la dignità del lavoratore, evitando che resti a casa con uno stipendio ridotto da ammortizzatore sociale. Un sistema sociale dove vincono tutti La logica dell’intervento sul lavoro è pragmatica e basata su un triplice vantaggio. “È la classica situazione dove vincono tutti”, ha commentato Gusmeroli nell’analizzare la norma inserita nel decreto primo maggio. Il lavoratore mantiene il posto e la mansione, l’azienda che assume trova personale già formato e lo Stato riduce i costi della cassa integrazione. “Abbiamo meno costi sociali e quindi alla fine anche lo Stato ne guadagna e lo Stato sono i cittadini”, ha concluso l’onorevole, sottolineando che il previo accordo sindacale garantisce che questa flessibilità non avvenga mai sulla testa dei lavoratori. In sintesi * Proposta l’impignorabilità dei conti correnti per chi ha in corso rateizzazioni o rottamazioni fiscali.
 * Gusmeroli definisce il fisco attuale un “nemico acerrimo” che impedisce di pagare i debiti concordati.
 * Distinzione netta tra evasori totali e contribuenti in difficoltà economica che hanno dichiarato le imposte.
 * Già in vigore la legge sul distacco di personale tra settori diversi per salvare occupazione e imprese. FAQ Cosa prevede l’ordine del giorno sui pignoramenti? Impegna il Governo a vietare il blocco dei conti correnti per chi sta regolarmente onorando un piano di rientro o una rottamazione con il fisco. Come funziona il distacco di personale tra aziende? Permette a un’azienda che cerca personale di assumere temporaneamente lavoratori di aziende in crisi, previo accordo sindacale, mantenendo la loro mansione originaria. Ascolta Conti in tasca con Sergio Luciano dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 17 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
    15 min
  • “Con gli USA mai essere troppo accondiscendenti quando si ha ragione”: Sequi promuove la linea dura di Meloni contro Trump
    “Con gli USA mai essere troppo accondiscendenti quando si ha ragione”: Sequi promuove la linea dura di Meloni contro Trump L’ambasciatore Ettore Sequi, già segretario generale della Farnesina, ha analizzato lo scenario inaspettato di uno scontro definito “imbarazzante” tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Non si tratta di una semplice schermaglia diplomatica, ma di un segnale profondo che arriva in una giornata dominata dal mancato accordo di pace in Svizzera per il Medio Oriente. Ai microfoni del programma Il Timone delle 20 con Francesco Massardo su Giornale Radio, Sequi mette subito in chiaro che non bisogna sorprendersi del modo in cui il Tycoon si riferisce agli ex alleati, perché dietro le quinte si è consumato uno strappo politico notevole. Non è una lite personale ma un nuovo ordine mondiale Secondo l’ambasciatore, ridurre tutto a un diverbio tra leader sarebbe un errore di prospettiva. “Non è dal mio punto di vista una lite personale”, spiega Sequi, sottolineando come le esternazioni di Trump riguardino piuttosto il rapporto tra Stati Uniti ed Europa. Il nodo centrale è la trasformazione dell’Alleanza occidentale: “Trump non sta cercando di umiliare Meloni, ma sta colpendo chiaramente il concetto di alleato”. Quello a cui assistiamo è l’enunciazione del nuovo ordine Trumpiano, dove la diplomazia lascia il posto a una visione muscolare dei rapporti internazionali. La fine del concetto di alleato paritario La visione geopolitica che emerge dalle parole di Sequi è quella di una frattura insanabile tra due modi di intendere l'Occidente. Da una parte c’è la comunità politica basata su alleanze paritarie; dall’altra, quella di Trump, descritta come “una comunità gerarchica in cui lui è il capo”. Il messaggio inviato a Roma è un avvertimento per tutte le altre capitali europee: “Se tratta così un leader che gli è più vicino rispetto ad altri, come tratterà gli altri?”. È una manifestazione di forza che si basa esclusivamente su rapporti di potere dove la gerarchia prevale sulla cooperazione. La lezione di Fulci: mai essere accondiscendenti Sulla reazione di Giorgia Meloni, che ha risposto di petto annullando anche incontri ufficiali, Sequi esprime un giudizio netto: “Una reazione che è assolutamente non solo spiegabile, ma forse anche opportuna”. L'ambasciatore richiama la dottrina di Paolo Fulci, leggenda della diplomazia italiana, per giustificare la barra dritta tenuta da Palazzo Chigi: “Con gli Stati Uniti non bisogna mai mostrarsi troppo accondiscendenti quando si ha ragione”. Per Sequi, questo atteggiamento di dignità nazionale è necessario nei confronti di tutti gli imperi, specialmente quando si difende la propria posizione su basi solide. Il rebus nucleare salvato in zona Cesarini Spostando lo sguardo verso il Medio Oriente, Sequi analizza il fragile memorandum con l’Iran, descrivendolo come un atto salvato “in zona Cesarini”. Teheran ha giocato d’anticipo, chiarendo che non ci sarà alcun accordo nucleare senza la pace in Libano. L’Iran ha collegato i due fronti per necessità di deterrenza, creando un corto circuito con le esigenze di Israele. “Mentre gli americani volevano separare il nucleare dalle altre questioni regionali, l’Iran sta collegando tutto”, osserva Sequi, evidenziando come il vero test di stabilità si stia giocando ora nel Libano meridionale. L’ombra di Obama e il bluff delle promesse Il confronto tra l'attuale memorandum e quello siglato da Obama è impietoso. Sequi definisce l'ex presidente democratico come un “fantasma” che agita i sonni di Trump: Obama firmò 160 pagine di accordo tecnico riducendo davvero l’arricchimento dell’uranio, mentre oggi la situazione è opposta. “Gli Stati Uniti hanno ricevuto promesse, mentre le concessioni sono state fatte subito”, attacca l'ambasciatore, citando la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane. La conclusione è amara: sul nucleare siamo quasi all’anno zero, nonostante i tentativi di vendere il risultato come una grande vittoria comunicativa. In sintesi * Lo scontro Meloni-Trump non è una questione personale ma riflette la visione gerarchica di Trump sugli alleati.
 * L'ambasciatore Sequi promuove la fermezza italiana: con gli USA non bisogna cedere quando si ha ragione.
 * L'accordo nucleare con l'Iran è fragilissimo perché basato su promesse vaghe a fronte di concessioni immediate.
 * L'Iran utilizza Hezbollah e il Libano come scudo e moneta di scambio per i futuri negoziati nucleari.


 FAQs Perché Sequi ritiene opportuna la reazione di Meloni? Perché seguire la linea dell'accondiscendenza a tutti i costi con una superpotenza è un errore diplomatico quando si hanno ragioni valide da difendere. Cosa distingue l'accordo di Trump da quello di Obama con l'Iran? L'accordo di Obama era un documento tecnico dettagliato di 160 pagine, mentre l'attuale memorandum si basa su impegni futuri non ancora verificati. Ascolta Il Timone delle 20 con Francesco Massardo dal lunedì al venerdì dalle 20 alle 21 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
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  • "Di Trump non ci fidiamo": il retroscena da Bruxelles sull'attacco a Meloni che scuote l'Europa
    "Di Trump non ci fidiamo": il retroscena da Bruxelles sull'attacco a Meloni che scuote l'Europa L’idillio ritrovato è solo un’illusione. Michele Esposito, corrispondente ANSA da Bruxelles, descrive lo shock che ha colpito le istituzioni europee dopo l'offesa lanciata da Donald Trump a Giorgia Meloni. "È arrivata eccome", racconta Esposito, durante l'ultima puntata del programma Il Timone delle 13 con Paolo Sergio su Giornale Radio, spiegando come i cronisti stiano cercando reazioni nelle cancellerie europee. Il clima è di estrema prudenza: già nelle chiacchiere informali a margine del Consiglio Europeo, molti leader avevano avvertito di non farsi ingannare dalle immagini del G7. Il monito circolato tra le diplomazie è netto: "occhio a non parlare di idillio ritrovato tra Europa e Stati Uniti dopo il G7, perché di Trump noi non ci fidiamo". Un’offesa che sa di "distrazione di massa" Secondo l'analisi di Esposito, l'attacco frontale del tycoon, che ha dichiarato a La7 di aver provato "pena" per Meloni perché lo avrebbe "implorato per una foto”, rientra in una precisa strategia comunicativa. Il giornalista definisce Trump un "grande artista nella distrazione di massa". Questa polemica servirebbe a distogliere l'attenzione da dossier internazionali fallimentari, come il memorandum con l'Iran slittato per le tensioni interne al governo israeliano. "Si è venduto qualcosa che non poteva vendersi Trump", osserva Esposito, sottolineando come queste sparate servano a coprire l'incapacità di raggiungere accordi reali. La stella in declino dell'alleato inaffidabile L’eco dello scontro totale ha rafforzato lo scetticismo dei leader europei verso un possibile ritorno di Trump alla Casa Bianca. Per Esposito, "ormai in Europa la stella di Trump è abbastanza in declino". Molti governi, specialmente quelli più vicini al fronte russo e preoccupati per le sorti dell'Ucraina, considerano l'ex Presidente un partner pericoloso. La diffidenza è palpabile: "c'è sempre un po' uno scetticismo sul fatto che poi Trump sia un alleato affidabile", spiega il corrispondente, aggiungendo che l'allineamento mostrato al G7 è stato accolto con sorpresa proprio per la natura imprevedibile del leader americano. "L'Italia non implora": il contrattacco di Palazzo Chigi Mentre Bruxelles osserva, da Roma arriva una replica durissima. Giorgia Meloni si dice "allibita" per il comportamento del leader americano verso i propri alleati. "Una cosa se la deve ricordare: io e l'Italia non imploriamo mai", ha sentenziato la Premier, accusando Trump di non avere la stessa determinazione con i "nemici dell'Occidente". Il caso ha scatenato un terremoto diplomatico: il ministro Tajani ha cancellato il viaggio negli Stati Uniti definendo le parole di Trump "gravi" e "offensive", mentre il presidente del Senato La Russa ha rincarato la dose scommettendo di "mangiare un pollo vivo" piuttosto che credere a una Meloni supplice. Una settimana storica tra trionfi e veleni L'intervista si chiude con la consapevolezza di aver vissuto una "settimana davvero storica", segnata prima dal G7 di Evian e poi dal Consiglio Europeo. I temi trattati riguardano il mondo intero, ma è il rapporto tra l'Europa e la nuova destra americana a uscire profondamente trasformato da questi giorni di tensione. Tra le rincorse alle foto e le accuse di subalternità lanciate dalle opposizioni, resta l'analisi di chi vive il cuore del potere europeo: la fiducia verso Trump è ai minimi storici e l'Italia di Meloni ha scelto di non piegare la testa di fronte al "bullo" di Wall Street. Ascolta Il Timone delle 13 con Paolo Sergio dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 14 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
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  • "Protti era il punto di riferimento": l'addio al grande campione
    "Protti era il punto di riferimento": l'addio al grande campione Il mondo del calcio piange la scomparsa di Igor Protti, uno degli ultimi eroi capaci di unire le tifoserie oltre ogni rivalità. Durante l'ultima puntata di Sport Club condotta da Lapo De Carlo e Tommaso Lavizzari su Giornale Radio, il giornalista Giulio Mola ha ricordato la figura di un "bomber di provincia" che ha saputo scrivere la storia pur senza mai vestire la maglia della Nazionale. Protti resta un caso unico nel panorama sportivo italiano, essendo stato capace di laurearsi capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1, legando indissolubilmente il suo nome a piazze calde come Livorno e Bari. Un legame nato dall'emozione Per Giulio Mola, intervenuto in diretta, il rapporto con Protti andava ben oltre la semplice cronaca sportiva. "Il legame che c'era con Protti va al di là di quello che possa essere un semplice rapporto professionale", ha spiegato il giornalista, sottolineando come l'attaccante sia stato una fonte d'ispirazione costante. "Mi ha fatto veramente venir voglia di fare questo mestiere perché con lui ci si emozionava, ogni intervista era qualcosa di particolare", ha aggiunto Mola, ricordando con commozione le stagioni vissute insieme ai tempi del Bari. L'ultimo contatto tra i due risaliva a poche settimane fa, quando Protti aveva declinato un invito per un impegno familiare solenne: "Non vengo perché accompagno mia figlia all'altare". Un'intelligenza sopra la media Oltre ai gol, ciò che restava impresso di Igor Protti era lo spessore umano e intellettuale. "Era un uomo di grandissima intelligenza e con una capacità di riflessione superiore alla media", è stato il commento unanime durante la trasmissione. In un calcio che stava cambiando, lui rimaneva ancorato ai valori del contatto umano. "Nei tempi in cui col cellulare si fa di tutto tranne che rispondere, lui che negli spogliatoi il cellulare non ce l'aveva, era abituato al contatto umano", ha ricordato Mola. Anche lontano dai campi da anni, Protti non negava mai una parola o una risposta a chi lo cercava, mantenendo viva quella disponibilità che lo aveva reso un idolo. Simboli di un calcio romantico e paradossale La carriera di Protti è costellata di immagini iconiche, come il celebre "trenino biancorosso" inventato insieme a Tovalieri, una celebrazione che arrivò a sbeffeggiare persino le grandi del Nord nella "Scala del calcio" di San Siro. "Vedere il trenino biancorosso a San Siro sembrava un sogno ai tifosi", ha sottolineato Mola. Eppure, la sua parabola è segnata da un paradosso storico: nella stagione 1995-1996 divenne capocannoniere della Serie A con 24 gol, ma non bastò a salvare il Bari dalla retrocessione. Un primato agrodolce di cui lui, nonostante tutto, andava profondamente orgoglioso per l'impegno profuso. La parola data prima dei soldi L'integrità di Protti emerse chiaramente nel suo addio al Messina. Quando il Bari lo chiamò la prima volta, il bomber rifiutò categoricamente per non tradire la piazza siciliana. "Io non posso tradire questi tifosi a cui ho dato la mia parola", disse all'epoca. Cedette solo quando capì che la sua cessione era vitale per le casse del club: "Lo fece perché davvero voleva bene a quella piazza; se quei soldi sarebbero serviti al Messina per salvarsi, lui quella cosa l'avrebbe fatta". Questa nobiltà d'animo gli permise di essere accolto come un re in ogni città dove ha giocato, da Napoli alla Lazio, fino alla sua Rimini. Un titolare inamovibile per l'Italia di oggi Guardando all'attuale crisi di attaccanti che attanaglia l'Italia, il rimpianto per un giocatore come Protti si fa ancora più forte. "Oggi sarebbe probabilmente titolare inamovibile della nazionale italiana", ha affermato con convinzione Mola. Protti ebbe la sfortuna di giocare in un'epoca dominata da giganti che gli chiusero le porte dell'azzurro, ma il suo valore tecnico resta indiscutibile. "In quel ruolo, a maggior ragione uno come lui, oggi ci mancherebbe moltissimo", ha aggiunto il giornalista analizzando il vuoto di talenti nel reparto avanzato della selezione di Spalletti. Il pericolo delle multiproprietà nel calcio moderno L'intervista a Sport Club si è chiusa con una riflessione amara sul futuro del calcio italiano e sulla crisi dei punti di riferimento per i più giovani. "Il nostro punto di riferimento era Protti", ha sentenziato Mola, criticando aspramente l'attuale sistema delle multiproprietà che coinvolge club come Bari e Napoli o le realtà legate a Lotito. "Questa storia delle multiproprietà sta diventando un boomerang pericolosissimo per il nostro calcio", ha avvertito l'esperto. Secondo Mola, trasformare grandi piazze in società "succursali" è un errore imperdonabile: "Questo non è un futuro, questo vuol dire calpestare la storia". Ascolta Sport Club con Lapo De Carlo e Tommaso Lavizzari dal lunedì al venerdì dalle 14 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
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  • "Ridistribuire le case è il minimo": Annarita Briganti e la ricetta shock contro la povertà
    "Ridistribuire le case è il minimo": Annarita Briganti e la ricetta shock contro la povertà Annarita Briganti scatta una fotografia impietosa del Paese reale. Nel corso del programma “Italia No Limits” condotto da Roberto Poletti su Giornale Radio, mentre i riflettori si accendono sulla stagione estiva, la realtà per milioni di famiglie è fatta di rinunce e conti che non tornano. “Che gli stipendi bastino a stento o neanche per sopravvivere è un dato”, esordisce Briganti, denunciando come l’economia degli ultimi anni abbia scavato un solco profondo tra le classi sociali. Per la giornalista, non è più solo una questione di statistiche, ma di pudore: molti italiani nascondono le proprie difficoltà finanziarie, ma la verità è che metà della popolazione rischia di restare a casa mentre i prezzi continuano a esplodere senza sosta. Il micro-debito come diritto alla felicità La proposta più provocatoria emersa durante l'intervista riguarda il ricorso ai prestiti per potersi permettere una pausa dal lavoro. Briganti non vede le ferie come un vizio, ma come una necessità fisiologica negata dal carovita. “Sono anche favorevole nel fare un piccolo prestito per andare in vacanza”, dichiara apertamente, sfidando la logica del risparmio forzato. Per chi ha figli e vive intrappolato nella canicola delle città, il mare diventa un miraggio sociale. “È giusto che ci sia un momento in cui le persone possano viaggiare, possano vedere il mondo, possano riposare il corpo ma soprattutto la mente”, spiega la giornalista, rivendicando un vero e proprio diritto all'evasione dalle tensioni quotidiane. Venezia a settemila euro è un caso da denuncia Il racconto si sposta sulla speculazione che sta trasformando le bellezze italiane in beni inaccessibili per chi ci vive e lavora. Briganti cita un’esperienza personale legata alla ricerca di un alloggio per la Biennale di Venezia, dove i prezzi hanno raggiunto vette surreali. “È vergognoso che un albergo possa dire due notti solo con la prima colazione 7.000 euro. È da denuncia”, attacca con forza. Questo sistema, secondo la giornalista, ignora deliberatamente il mercato interno per puntare tutto su turisti stranieri facoltosi. L’Italia rischia di diventare una “Disneyland” per ricchi, dove un gelato in centro può costare 44 euro e una tenda in Versilia arriva a 12.000 euro a stagione. La redistribuzione immobiliare per sconfiggere l’ingiustizia Il punto di rottura definitivo arriva sul tema dell'abitazione, con una posizione che ha scosso gli ascoltatori. Di fronte alla crisi degli affitti e alla difficoltà di acquistare casa con uno stipendio medio, la ricetta di Briganti è drastica. “Beh, è il minimo distribuire le case perché è profondamente ingiusto che una persona ne abbia un tot e un’altra persona zero”, afferma senza esitazione. Per la giornalista, non si tratta di colpire chi ha risparmiato, ma di correggere un sistema dove chi guadagna 1.000 euro al mese deve lottare ogni giorno solo per avere un tetto sopra la testa. “Io sono seria. Creare un sistema in cui una casa a testa ci rende tutti più felici e stiamo bene”, ribadisce rispondendo alle provocazioni del conduttore. Il terrore psicologico del lavoro povero Non è solo chi è disoccupato a soffrire, ma anche quella vasta fascia di popolazione che rientra nella categoria del lavoro povero. Persone che lavorano a tempo pieno ma non raggiungono un reddito sufficiente a garantire la serenità. “Si vive nel terrore e questo non è giusto”, sottolinea Briganti, descrivendo l'angoscia di chi ha paura di spendere anche cento euro per un momento di svago perché non sa cosa gli riserverà il futuro. La precarietà e l'incapacità della politica di adeguare i salari al costo della vita generano un senso di esasperazione che rischia di esplodere. “È una difficoltà materiale che viviamo tutti i giorni”, conclude, difendendo chi decide di fare una settimana al mare anche se non potrebbe permettersela. La rivoluzione delle spiagge senza tornelli L’ultima battaglia di civiltà riguarda i beni comuni, a partire dalle spiagge italiane che diventano sempre più simili a fortezze private. Briganti ricorda con sdegno il caso dei tornelli installati sugli arenili per impedire anche solo la vista del mare. “Trovo profondamente ingiusto che risorse naturali abbiano un tornello”, sentenzia, chiedendo una gestione più equa e meno speculativa del territorio. La libertà di scelta non deve essere un lusso per pochi, ma una possibilità per tutti i cittadini che mandano avanti il Paese ogni giorno. Finché gli stipendi non aumenteranno o non arriveranno bonus vacanze adeguati, la società resterà pericolosamente spaccata in due. Ascolta Italia No Limits con Roberto Poletti tutti i giorni dalle 17 alle 20 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
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  • "Calenda meglio di Vannacci": Sallemi (FdI) gela il Generale
    "Calenda meglio di Vannacci": Sallemi (FdI) gela il Generale Il caso Vannacci agita i palazzi della politica e accende il dibattito interno alla maggioranza. Durante l’ultima puntata del programma “Il Timone delle 13” con Paolo Sergio su Giornale Radio, il senatore di Fratelli d’Italia Salvo Sallemi ha tracciato una linea di demarcazione netta tra il partito di Giorgia Meloni e il movimento “Futuro Nazionale” guidato dal Generale. Nonostante i numeri crescenti nei sondaggi, la distanza politica sembra farsi incolmabile. “È evidente, per dichiarazione dello stesso onorevole Vannacci, la sua indisponibilità ad allearsi oggi con il centrodestra”, ha esordito Sallemi, puntando il dito contro un atteggiamento che definisce ostativo verso l’azione dell’esecutivo. Cinque sfiduce contro il governo Meloni Il punto di rottura non è solo ideologico, ma si basa su fatti parlamentari precisi. Sallemi non usa giri di parole per descrivere l’operato di Vannacci in Italia: “Mi pare che siano state cinque le sfiduce che il futuro nazionale ha votato contro il primo governo della storia guidato da una rappresentante della destra”. Per il senatore di FdI, questa condotta nasconde un paradosso strategico che finisce per favorire gli avversari storici: “In questo mi pare ci sia una certa funzionalità alla sinistra, ma questo anche per fatti concludenti”. La critica si sposta poi sulla schizofrenia politica tra Roma e Bruxelles, dove i comportamenti cambiano radicalmente: “Vannacci in Europa vota con noi e in Italia vota cinque volte la sfiducia contro il governo Meloni. Insomma, le posizioni sembrano un po’ strane”. Calenda vince la sfida dell’affidabilità La provocazione lanciata in studio sulla possibile scelta tra il Generale e il leader di Azione riceve una risposta spiazzante. Sallemi riconosce a Carlo Calenda una coerenza che, al momento, non vede in Vannacci. “Se dovessi guardare il percorso di Calenda e di Azione in questi quattro anni, ci sono stati momenti in cui Calenda, onestamente, politicamente e intellettualmente è stato chiaro”, ha spiegato il senatore. Il giudizio finale è una doccia fredda per l’europarlamentare eletto con la Lega: “Oggi, se io dovessi fare una valutazione a bocce ferme, direi che è più affidabile per condotta Calenda che Vannacci, che ha votato cinque sfiduce o attacca frontalmente il governo”. Secondo Sallemi, il leader di Azione ha dimostrato una “credibilità e un’affidabilità tangibile”, votando provvedimenti in linea con il governo. Basta slogan, servono i programmi Fratelli d’Italia chiede al Generale di passare dalla fase della protesta a quella della proposta. Per Sallemi non bastano i consensi se non sono supportati da una visione di Paese condivisa. “Se Vannacci, oltre agli slogan comprensibili, ci dice cosa vuole fare concretamente sui salari, sulla giustizia, sulla burocrazia, sull’energia, sull’istruzione, potremmo cominciare a capire se ci sono margini per alleanze”, ha incalzato il senatore. Il messaggio è un ultimatum politico: “Prima o poi dovrà decidere se dare una mano alla destra, al centrodestra oppure no”. La stabilità del governo resta la priorità assoluta per il partito della Premier, che non intende mettere a rischio i risultati ottenuti su temi caldi come i rimpatri immediati dei migranti. Se sei di destra non remi contro Nonostante il sorpasso nei sondaggi ai danni della Lega, Sallemi ribadisce che il consenso elettorale non è un lasciapassare automatico per l’alleanza. La coerenza ideale deve venire prima della convenienza strategica. “Vannacci deve essere onesto. Se è di destra non può essere contro la destra”, ha sentenziato l’esponente di FdI durante l’intervista. Il timore del partito è quello di tornare a discutere di temi ormai superati, rischiando di perdere il focus sulle necessità degli italiani. Per Sallemi, il Generale “deve avere la capacità di sedersi, discutere e capire cosa vuole fare di questo consenso che sta costruendo”, evitando di diventare un elemento destabilizzante per una maggioranza che cerca, sopra ogni cosa, una serietà dimostrata dai fatti. Ascolta Il Timone delle 13 con Paolo Sergio dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 14 sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui il canale YouTube di Giornale Radio: https://www.youtube.com/@GiornaleRadio
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